La laminite è una patologia che rappresenta un grave problema per il benessere per i cavalli ed è associata con una condizione nota come iperinsulinemia.
Nonostante concentrazioni normali di glucosio nel sangue, i cavalli con disregolazione insulinica (DI) mostrano spesso una risposta insulinica esagerata (iper…), che si ipotizza sia dovuta, almeno in parte, a una maggiore secrezione da parte delle cellule beta pancreatiche.
I ricercatori Elin Svonni, Sanna Lindåse, Siv Hanche-Olsen, Ingunn Risnes Hellings, Constanze Fintl, Katarina Nostell e Johan Bröjer hanno fatto partire da questa tesi la loro ricerca che è stata recentemente pubblicata dall’Oxford University Press per conto dell’American College of Veterinary Internal Medicine. Una ricerca che riguarda ed è stata condotta sui cavalli, ma che potrebbe aprire nuovi orizzonti anche in farmacologia umana.

Lo study-case
Spesso capita che un farmaco – in umana quanto in veterinaria – trovi impieghi ottimali anche al di là della prescrizione per cui è stato elaborato.
È esattamente ciò che è successo con la canagliflozina, una molecola studiata per il diabete che però si è rivelata estremamente efficace anche per modificare la risposta insulinica del pancreas nei cavalli affetti da malattie metaboliche.
Il test
La ricerca ha coinvolto 42 cavalli di razze diverse, con insulinoresistenza, sottoposti a test metabolici prima e dopo il trattamento. Hanno partecipato allo studio:
- 14 pony britannici autoctoni;
- 12 cavalli islandesi;
- 6 cavalli scandinavi autoctoni;
- 4 pony di razza mista;
- 6 cavalli a sangue caldo.
I cavalli sono stati divisi in tre gruppi:
- un gruppo ha ricevuto una dose giornaliera di farmaco di 0,6 mg/kg;
- un secondo gruppo ha ricevuto 1,2 mg/kg;
- un terzo gruppo ha ricevuto una sostanza senza principio attivo (placebo).
Il trattamento è durato un mese.
Per studiare il funzionamento delle cellule beta pancreatiche senza le interferenze dovute ai processi intestinali, i ricercatori hanno somministrato il glucosio gradualmente attraverso un’infusione. Questo metodo ha permesso di valutare la risposta delle cellule beta al glucosio e la loro capacità di produrre insulina.
Un responso importante
I risultati ottenuti dalla ricerca suggeriscono che gli inibitori del cotrasportatore sodio-glucosio 2 (SGLT2) come la canagliflozina – farmaci che favoriscono l’eliminazione del glucosio attraverso le urine – potrebbero modificare il funzionamento delle cellule beta pancreatiche, cioè le cellule del pancreas che producono insulina. Quindi, il trattamento potrebbe non limitarsi a ridurre i livelli di glucosio nel sangue (glicemia), ma potrebbe anche influenzare, all’origine, il funzionamento delle cellule che producono l’insulina stessa. Si offrirebbe così una chance terapeutica in più per tutti quei casi in cui dieta e movimento non sono abbastanza per garantire all’organismo un funzionamento corretto.
Secondo i ricercatori, i dati che sono emersi dai test sono di estremo valore scientifico. Così come è stata ottima la risposta delle cellule beta, che in presenza del farmaco hanno mostrato un cambiamento nella quantità di insulina rilasciata dal pancreas in risposta a un dato livello di glucosio. I dati raccolti, hanno inoltre confermato che un eccesso di reazione da parte delle cellule beta indicano una forma di insulinoresistenza che opera indipendentemente dagli ormoni intestinali.
Dal cavallo all’uomo
Se l’insulinoresistenza è un filo comune tra cavalli e umani, la classe di farmaci presi in esame nello studio sui cavalli potrebbe servire in futuro tanto ai veterinari quanto agli endocrinogi nell’ottica di una nuova prospettiva sul contenimento delle malattie metaboliche in fase precoce. Studiare oltre i confini delle speci è sicuramente un capitolo della scienza molto affascinante…
Per approfondire il tema https://academic.oup.com/jvim/article/40/5/aalag249/8875978























