Ruggero Argenton ci ha lasciato. Oggi. Questa mattina. Un evento enormemente doloroso per tutti i suoi cari, per la sua famiglia, per i suoi amici più stretti… ma anche un evento che segna il salto da un’epoca a un’altra, da una generazione a un’altra, da uno scenario a un altro per lo sport equestre italiano e veneto in particolare.
Nato nel 1939, Ruggero è inscindibile nel cosiddetto immaginario collettivo dalla figura di suo fratello maggiore Alessandro (nato nel 1937 e scomparso il 7 gennaio 2024, oro a squadre alle Olimpiadi di Tokyo 1964 e argento individuale a Monaco 1972), entrambi figli di quel Mario Argenton che oltre a essere stato un grande campione in pista (170 vittorie di cui 112 in ostacoli e 58 in piano) ha inciso il suo nome nella storia d’Italia grazie alle sue eroiche imprese prima in guerra e poi come partigiano, un uomo che ha trasferito ai suoi figli un fortissimo senso dell’etica, del dovere civico, della responsabilità personale.
I fratelli Argenton hanno iniziato a montare a cavallo insieme da ragazzini prima a Torino e poi a Roma presso la Società Ippica Romana, la gloriosa Farnesina, di cui Ruggero è stato anche componente il consiglio direttivo dal 1962 al 1969 (dopo aver fatto parte in sella a Marianello della squadra della Sir che nel 1956 ha conquistato il 3° posto nella sezione A del Saggio delle Scuole).
Ruggero e Alessandro Argenton alla fine degli anni Sessanta si trasferiscono in Veneto per far sorgere un centro ippico che da quel momento in poi segnerà in modo forte la vita dello sport equestre nella regione: il Centro Equestre Veneto a Mogliano Veneto, in provincia di Treviso. Il Cev viene ufficialmente inaugurato nel 1972, disegnato dall’architetto Paolo Cavatorta, grande amico di Ruggero e Alessandro per aver condiviso con loro gli anni della gioventù in sella a Roma. In breve tempo il nome Argenton e quello del Cev divengono inscindibili nel rappresentare una realtà di livello massimo sotto tutti i punti di vista, e ben oltre i confini del Veneto.
Ruggero Argenton era un uomo gentile e sorridente. Un uomo che dentro di sé conservava il significato prezioso di una coscienza etica, di uno sport e di un’equitazione che hanno contraddistinto la grandezza del nostro Paese. La sua scomparsa è un evento doloroso, sì: ma altrettanto forte è la certezza di quanto importanti siano i valori che lui ha sempre rappresentato lungo l’arco della sua vita terrena.
























