La Nazionale italiana di Working Equitation racconta l’esperienza ai Campionati del Mondo di Jerez de la Frontera. Il commissario tecnico Tiberio Zingoni e gli atleti parlano di risultati, cavalli, spirito di squadra e obiettivi futuri.
Un nono posto su 22 squadre, quattro binomi e un’esperienza che ha lasciato il segno.
La Nazionale italiana di monta da lavoro è tornata dai Campionati del Mondo WAWE di Jerez de la Frontera, in Spagna, con un risultato incoraggiante e, soprattutto, con la consapevolezza di poter continuare a crescere.
A Fieracavalli abbiamo incontrato il commissario tecnico e alcuni componenti della squadra, per farci raccontare la trasferta spagnola, il confronto con le grandi potenze della disciplina e il rapporto speciale che lega questi cavalieri ai loro cavalli.
Mancava Aurora Mazzetti, che a Jerez era in gara con AP Amiro: speriamo di incontrare presto anche lei.
Tiberio Zingoni, commissario tecnico della Nazionale italiana, qual è il suo bilancio della trasferta di Jerez?
«Sono molto soddisfatto di aver accompagnato questi quattro ragazzi in una trasferta meravigliosa, ospitata dalla Real Escuela di Jerez. Il risultato è stato positivo: siamo arrivati noni su 22 squadre. Ma soprattutto è stato importante il confronto con le altre nazioni. C’erano Portogallo, Spagna, i Paesi dell’Est, gli Stati Uniti: davvero tutto il mondo. È stata un’esperienza bellissima».
La monta da lavoro è una disciplina che affonda le proprie radici nelle tradizioni equestri e nell’allevamento dei diversi Paesi. Anche l’Italia ha contribuito alla sua storia internazionale, non è vero?
«Certamente. L’Italia è una delle quattro nazioni fondatrici della WAWE, insieme a Portogallo, Francia e Spagna. È un motivo di orgoglio, ma sappiamo anche che dobbiamo lavorare molto per raggiungere i livelli tecnici delle nazioni che oggi dominano la disciplina.
Stiamo crescendo e vogliamo farlo anche valorizzando le razze italiane. Nella nostra Nazionale, per esempio, c’erano cavalli Maremmani che hanno ottenuto ottimi risultati».
Il Portogallo rappresenta oggi un riferimento tecnico particolarmente importante. Quanto è distante il livello delle nazioni più forti?
«Il Portogallo domina da anni la scena internazionale, vincendo Campionati Europei e Mondiali. È un punto di riferimento, ma ce la metteremo tutta per avvicinarci».
Gli atleti: una squadra, tante storie
Alex Beneventi, che esperienza è stata per Lei partecipare a un Campionato del Mondo?
«È stata un’esperienza fantastica, anche grazie al sostegno della WAWE e di tutto il Team Italia. Il livello era altissimo, ma noi ce l’abbiamo messa tutta. Abbiamo avuto l’opportunità di confrontarci con veri professionisti e questo ci ha permesso anche di fissare obiettivi sempre più ambiziosi».
Ci racconta il cavallo con cui ha gareggiato?
«Si chiama Rusteret Moonlight, è un Quarter Horse nato e cresciuto a casa nostra. L’ho domato personalmente e, lavorando insieme nel tempo, siamo riusciti ad arrivare fino a un Campionato del Mondo in Spagna».
Francesco Zanzotto Mirone, che cosa porterà con sé di questa esperienza?
«Condivido pienamente quello che ha detto Alex. È stata un’esperienza fantastica, soprattutto per il rapporto che si è creato all’interno della squadra. Ci siamo affiatati molto ed è stato davvero emozionante».
Anche Lei ha un rapporto particolare con il cavallo che ha portato a Jerez?
«Sì, montavo Ovest, un Anglo-Arabo Sardo. L’ho preso quando aveva un anno e mezzo, l’ho domato personalmente e l’ho seguito in tutto il suo percorso di crescita. Arrivare insieme fino a questo risultato è stata una grandissima soddisfazione».
Chiara Grillini, che cosa ha rappresentato per Lei questa trasferta?
«È stata una bellissima esperienza, che conferma quanto il mondo della WAWE sia in crescita, sia dal punto di vista tecnico sia da quello umano.
Non è importante soltanto confrontarsi sul piano sportivo, ma anche entrare in contatto con Paesi e tradizioni differenti, creare relazioni e costruire una grande comunità internazionale.
Mi sono avvicinata a questo mondo già nel 2018, partecipando a diverse esperienze. Ma raggiungere un risultato come questo con una squadra unita, composta da ragazzi giovani e con tanta voglia di fare bene, è stato davvero emozionante».
Anche il suo cavallo è arrivato a questo appuntamento attraverso un percorso di formazione costruito nel tempo. Ce lo racconta?
«Il mio cavallo si chiama M Leroy, è nato all’allevamento Valmora e ha sette anni. È stato domato in allevamento da Tommaso Righi e successivamente addestrato da me, con la collaborazione di Stefano Chesi, tecnico di dressage.
Essendo un cavallo giovane, abbiamo lavorato molto per prepararci ad affrontare un’arena così importante».
Una disciplina che mette alla prova l’intesa tra cavallo e cavaliere
Zingoni, che cosa rende la monta da lavoro una disciplina così appassionante?
«È una disciplina bellissima e molto impegnativa, una sorta di completo nel quale si incontrano tecnica, velocità e difficoltà degli ostacoli. Ma soprattutto è una disciplina nella quale emerge davvero l’unione tra cavallo e cavaliere».
Il futuro: appuntamento in Olanda per i giovani
Fontetrosciani, quali sono i prossimi obiettivi della monta da lavoro italiana?
«Il prossimo anno ci aspettano i Campionati del Mondo Junior e Young Rider in Olanda. Sarà un appuntamento molto importante.
Nella precedente edizione dei Mondiali giovanili siamo arrivati terzi, quindi abbiamo già dimostrato di avere un settore giovanile competitivo. Speriamo di riuscire a confermare quel livello anche il prossimo anno».
Dalle parole degli atleti emerge un elemento comune: la soddisfazione per un risultato internazionale costruito attraverso anni di lavoro quotidiano, spesso cominciato quando i loro cavalli erano ancora giovanissimi.
Ed è forse proprio questa una delle caratteristiche più belle della monta da lavoro: una disciplina nella quale la preparazione tecnica si intreccia con la conoscenza del cavallo, la tradizione e la capacità di costruire, giorno dopo giorno, un’intesa autentica.
Per la Nazionale italiana, Jerez non è stato soltanto un traguardo: è stato anche un punto di partenza.























