C’è un Haflinger biondo che rincorre la ‘bandiera’ (metodo di allenamento senza vitello) come un cavallo da cutting, segue il bestiame durante il lavoro quotidiano e sorprende chiunque lo veda muoversi.
Si chiama Aluvostr 3H, detto “Alva”, ha appena compiuto quattro anni e arriva dalla Basilicata, dall’allevamento di Antonello Claps.
Una storia che parla di passione, selezione e di una convinzione precisa: anche l’Haflinger, se valorizzato nelle sue attitudini, può essere molto più di una “bella statuina” da morfologia.
«Noi alleviamo Haflinger da oltre vent’anni» racconta Antonello, titolare della Scuderia 3H, nata dalla passione trasmessa dal padre.
«Sono cavalli che conosco da sempre e che continuo ad amare per il loro carattere: hanno un cuore enorme, sono affidabili, generosi e adatti a tantissime situazioni».
Alva oggi è in addestramento da Francesco Pinto, appassionato di lavoro western e di cavalli americani. E quasi per gioco è arrivata la scoperta inattesa.
«Francesco è molto appassionato di quarter horse e discipline da bestiame» spiega Claps. «Un giorno ha provato a mettere Alva sulla bandiera e ci siamo accorti che il cavallo aveva davvero qualcosa dentro».
Da lì sono arrivati i primi allenamenti, i video condivisi sui social e anche l’interesse di cavalieri esperti del settore.
Durante un recente clinic con Natalia Strada e Drew Mischianti, il giovane Haflinger ha attirato parecchia attenzione: «Natalia ci è salita sopra, lo ha provato e ne è rimasta colpita. Per noi è stata una soddisfazione enorme».
Ma quello che Antonello tiene davvero a sottolineare è un altro concetto: il valore dell’Haflinger come cavallo funzionale.
«La morfologia è importante, certo. Dietro un cavallo corretto c’è selezione, ci sono anni di lavoro. Però oggi bisogna anche mostrare cosa questi cavalli sanno fare davvero».
Una filosofia condivisa anche da molti allevatori moderni: il cavallo esce dal circuito puramente allevatoriale quando dimostra attitudine, carattere e capacità pratiche.
«Se un Haflinger funziona nel lavoro, nello sport o nel trekking, bisogna farlo vedere» continua Claps. «È così che le persone si appassionano davvero».
Ed è proprio il lavoro quotidiano uno degli aspetti più interessanti della storia di Alva.
Perché il giovane castrone non si limita agli allenamenti sulla bandiera.
Porta Francesco Pinto a controllare le vacche del suo allevamento, tra bovini Marchigiani e Charolaise iscritti ai rispettivi libri genealogici.
«Va davvero a lavorare sul bestiame» racconta Antonello. «Controlla gli animali al pascolo, segue le mandrie… ed è bellissimo vedere un Haflinger muoversi in quel contesto».
Secondo Claps, proprio questa versatilità rappresenta il vero punto di forza della razza.
«L’Haflinger può essere cavallo sportivo, cavallo da trekking, cavallo da lavoro. Non solo il cavallo da carro o da basto di una volta, ma un compagno moderno, affidabile e concreto».
E la Basilicata, regione montuosa e ancora molto autentica, sembra il terreno ideale per esaltare queste qualità.
«Da noi il territorio assomiglia molto, per certi aspetti, a quello delle origini della razza» spiega Antonello. «Montagne, percorsi, lavoro all’aperto: l’Haflinger qui riesce davvero a esprimersi bene».
Naturalmente non mancano le difficoltà logistiche per chi vive lontano dai grandi poli degli eventi equestri.
«Per venire a Fieracavalli Verona facciamo viaggi lunghissimi, spesso oltre 800 chilometri» racconta. «Però cerchiamo comunque di esserci, perché crediamo molto nel valorizzare questi cavalli anche fuori dal circuito tradizionale».
E forse proprio qui sta il cuore più bello della storia: la voglia di dimostrare, con semplicità e orgoglio, che anche un Haflinger del Sud può sorprendere.
Magari inseguendo una bandiera.
Oppure lavorando tranquillo tra i bovini, con quella combinazione di carattere, intelligenza e disponibilità che da sempre rende speciali questi cavalli dal mantello dorato.
























