Nel four-in-hand la FEI permette di iscrivere cinque cavalli, anche se ciascuna prova viene affrontata con un tiro composto da quattro. Il quinto, chiamato spare horse, deve essere allenato e mantenuto pronto come gli altri: può sostituire un cavallo oppure essere scelto strategicamente per il dressage, la maratona o i coni, in base alle sue caratteristiche atletiche, tecniche e mentali.
Pensavate che, finito il Mondiale di Aachen 2026, fosse terminato anche il nostro viaggio nel mondo degli Attacchi?
Macché: continueremo a farvi scoprire questa disciplina tanto affascinante quanto complessa, insieme a Roland Morat.
E questa volta entreremo dietro le quinte della preparazione dei cinque cavalli che, prova dopo prova, danno vita a un Tiro a quattro da Campionato del Mondo.
Signor Morat, quanto lavoro richiede la preparazione di un tiro a quattro per un Campionato del Mondo?
«Preparare atleticamente e tecnicamente un tiro a quattro per un Campionato del Mondo comporta un lavoro enorme e una programmazione molto accurata. Non si tratta semplicemente di avere quattro ottimi cavalli e metterli insieme: per costruire un attacco realmente competitivo è necessario partire innanzitutto dalla preparazione individuale di ciascun soggetto».
Perché è così importante lavorare singolarmente ogni cavallo?
«Molti aspetti fondamentali dell’addestramento – come le flessioni, l’equilibrio, la decontrazione, la rettitudine, la risposta agli aiuti e la qualità dei movimenti – sono difficili da affinare lavorando esclusivamente con un attacco multiplo.
Ogni cavallo deve quindi essere lavorato singolarmente, in modo da sviluppare una solida preparazione atletica e tecnica. Soltanto in un secondo momento si passa al lavoro in pariglia, particolarmente importante per i cavalli di volata, che devono imparare a muoversi insieme con ritmo, equilibrio e sintonia. Dal lavoro individuale e da quello sulle pariglie nasce poi, progressivamente, l’armonia dell’intero tiro a quattro».
In realtà, però, per affrontare un Mondiale non si preparano soltanto quattro cavalli. La FEI consente di iscriverne cinque: qual è il ruolo del quinto?
«Il quinto è il cosiddetto spare horse, il cavallo di riserva. Può sostituire uno dei quattro cavalli qualora questo non possa proseguire la competizione per uno dei motivi previsti dal regolamento.
Il suo ruolo, però, non è soltanto quello di riserva in caso di imprevisto: può essere impiegato strategicamente anche nelle diverse prove. Prima di ogni fase, infatti, l’atleta deve dichiarare con quali quattro cavalli intende affrontare il dressage, la maratona o i coni».
Questo significa che la composizione dell’attacco può cambiare da una prova all’altra?
«Sì, e ciò consente al guidatore di scegliere la composizione dell’attacco anche in funzione delle caratteristiche dei singoli cavalli.
Si può avere, per esempio, un soggetto particolarmente qualitativo ed espressivo nel dressage, ma ancora piuttosto pauroso oppure non sufficientemente preparato, dal punto di vista atletico o mentale, per affrontare la maratona di un Campionato del Mondo. Quel cavallo potrà quindi essere utilizzato nel dressage e sostituito nella maratona dallo spare horse, se quest’ultimo possiede caratteristiche più adatte.
Allo stesso modo, per la prova dei coni si potrà scegliere la combinazione capace di offrire maggiore precisione, agilità e sicurezza».
Il lavoro di preparazione termina quando i cavalli arrivano sul campo di gara?
«Assolutamente no. Molti guidatori continuano a lavorare i propri cavalli anche nei giorni immediatamente precedenti la competizione e, soprattutto prima del dressage, li lavorano ancora singolarmente e in pariglia.
Questo consente di affinare fino all’ultimo momento i dettagli dell’addestramento, intervenendo sull’equilibrio, sulle flessioni, sulla decontrazione, sulla risposta agli aiuti e sulla sintonia tra i cavalli, per presentare in rettangolo un insieme il più possibile armonico e preciso».
Che cosa accade al cavallo che non viene scelto per una determinata prova?
«Naturalmente non può rimanere semplicemente in scuderia. Anche lo spare horse deve essere mosso, lavorato e mantenuto nella corretta condizione fisica e mentale, prima o dopo la gara degli altri quattro.
Deve essere sempre pronto a entrare nell’attacco, qualora se ne presenti la necessità oppure il guidatore decida di utilizzarlo nella prova successiva».
Il pubblico vede quattro cavalli in campo, ma dietro le quinte il team deve quindi occuparsi quotidianamente di cinque atleti equini…
«Esattamente, ed è proprio questo a far comprendere quanto sia impegnativa la gestione di un tiro a quattro a questi livelli. Durante un Mondiale il lavoro non riguarda soltanto i quattro cavalli che il pubblico vede entrare in campo: ogni giorno bisogna occuparsi di cinque cavalli, allenarli e mantenerli pronti, rispettando le esigenze e le caratteristiche individuali di ciascuno».
Qual è, dunque, l’obiettivo finale di tutta questa preparazione?
«L’obiettivo è portarli tutti al campionato nella migliore condizione possibile, ma soprattutto sani, freschi e motivati, senza oltrepassare i limiti fisici o mentali di nessuno.
La vera qualità di un tiro a quattro nasce dal lavoro sul singolo cavallo, prosegue nella costruzione delle pariglie e arriva infine all’armonia dell’intero attacco. È proprio la capacità di gestire contemporaneamente cinque atleti equini e di scegliere, prova dopo prova, la combinazione migliore a rendere la preparazione di un team da Campionato del Mondo tanto complessa quanto affascinante».






















