Da qualche tempo, se si chiedono informazioni alla nota piattaforma mondiale TripAdvisor in merito a luoghi iconici come Churchill Downs, Del Mar Racing, Pimlico Race Course, Saratoga Race Course, Keeneland, Belmont Park, Ascot Racecourse, Tokyo Racecourse e perfino San Siro, spunta in automatico una dicitura: “Al momento questa struttura non soddisfa la politica di TripAdvisor sul benessere degli animali”.
Il tema semantico, come sempre conta… La dicitura della piattaforma non è formalmente corretta ed esprime un concetto diverso da quello che si vorrebbe far passare. Il punto non è se questa o quella struttura soddisfi la policy. Non vale la regola che una struttura ottempera e l’altra no. Il punto vero è che TripAdvisor ha deciso – ne ha tutta la facoltà, ci mancherebbe – di aderire a una campagna della Peta – People for the Ethical Treatment of Animals – contro le corse in ippodromo. Quindi ogni ippodromo diventa uguale all’altro.
In pratica non si scoraggia la prenotazione all’albergo che l’ippo-turista vuole assicurarsi per andare ad Ascot nel periodo delle Royal. Bensì la frequentazione delle corse. Tradotto in soldoni: mi tengo buono il popolo degli animalisti (clienti) e non arrivo a incidere davvero sull’indotto degli ippici (clienti anche loro).
Che l’impiego dei cavalli in ippodromo sia un tema con altissime criticità non lo nega nessuno. Anzi, proprio partendo da queste si dovrebbe lavorare alacremente – magari non separandosi in ‘curve’ – per migliorare, quanto più possibile, tutto il migliorabile.
Partire da una posizione totalmente ostativa pone i dialoganti in uno stallo e, soprattutto, gli uni non possono portare il proprio contributo al mondo dell’altro.
La policy di TripAdvisor
Ma cosa dice la policy citata nella nota della piattaforma dedicata al turismo? Alla voce animali addomesticati si legge: “Tripadvisor non consente la vendita di biglietti tramite la propria piattaforma né ottiene profitto dalla prenotazione di esperienze in cui gli animali addomesticati sono esposti a un maggiore rischio di lesioni o morte per sport o intrattenimento. Questo significa che Tripadvisor non abilita la prenotazione di esperienze che coinvolgono corse di animali, come la maggior parte delle corse di cani, cavalli e cammelli, o eventi in stile rodeo, dove la natura dell’attività crea generalmente questo tipo di rischi”.
Fermo restando la libertà di ciascuno di agire come meglio crede in casa propria, secondo il modestissimo parere di chi scrive la noticina non è altro che una foglia di fico per mettere tutti d’accordo… Non ti vendo il biglietto per l’ippodromo (che per altro già non ti vendevo) ma la camera d’albergo che ti serve per frequentare l’ippodromo nelle giornate delle corse più rinomate sì. Lo stesso vale per i molti altri impieghi dei cavalli in ambito turistico.
Non si tratta certo di una via costruttiva per risolvere un problema. E oltre tutto non tiene conto dell’impatto che una posizione di questo tipo può avere sulla vita delle persone e degli animali stessi.
Il tema è serio
La questione dell’impiego dei cavalli in ippodromo è davvero molto complessa e divisiva. Proviamo a ragionarci. Chi sono i cavalli che corrono in ippodromo? Prevalentemente i Purosangue e i Trottatori e, in ogni caso, soggetti che vengono specificatamente pensati e fatti nascere per quello.
Se non ci fossero le corse, banalmente non li si alleverebbe neppure. Il che significa che non nascerebbero e che una intera filiera non esisterebbe. Allevatori, veterinari, groom, allenatori, fin anche i giardinieri che curano i terreni in ippodromo farebbero tutti un altro lavoro. Poco male… Ma di sicuro i cavalli non nascerebbero. Ovviamente ciò non significa che li si debba far nascere per poi sfruttarli o esporli a pericoli. Per esempio si potrebbe lavorare per proibire planetariamente che vengano messi in training o in corsa troppo giovani. O che possano correre più di tot giornate in un anno. O per più di tot anni. Si potrebbe anche prendere seriamente in esame il tema del dopo corse, ovvero di una larga fetta di vita di quei cavalli che dagli 8 anni in poi non si capisce che fine facciano.
Il mantello di Superman contro gli incidenti non esiste. Né per i cavalli né per gli uomini. Anche quando non sono impiegati in ippodromo. Nè esiste l’onestà assoluta di tutte le persone che sono collegate al mondo dei cavalli. Dentro e fuori gli ippodromi.
Proprio lo scorso weekend, all’ippodromo statunitense di Churchill Downs, nella seconda corsa riservata a Purosangue di due anni, c’è stato un incidente che ha coinvolto 6 cavalli. Cinque se la sono cavata. Uno non ce l’ha fatta riaccendendo il dibattito ‘corse sì, corse no’.
Stiamo parlando di uno degli ippodromi più prestigiosi e attenzionati al mondo. Dove lo standard della sistemazione e delle attenzioni per i cavalli è ampiamente superiore a quello di qualsiasi scuderia. Eppure gli incidenti capitano e ogni volta, per chi ama i cavalli, è un dispiacere enorme. Però ‘uccidere’ il settore è altrettanto doloroso.
Siamo certi che molti applaudiranno alla presa di parte di TripAdvisor. E molti la avverseranno. Però rimaniamo con una domanda: se ci fa male un dito, prima di tagliarlo via, non proveremmo seriamente a curarlo con le giuste medicine?























