Dal 17 al 20 settembre, nella storica piazza Margherita, il Salone Equestre della 413ª Fiera Vesuviana. Giovani artisti, inclusione, battesimo della sella, Arena Polo e un omaggio a Varenne: ne parliamo con Giuseppe Boccia, presidente dell’Associazione Salone Equestre e coordinatore della manifestazione.
Certe fiere che attraversano il tempo perché riescono a cambiare, ma senza dimenticare da dove sono partite.
È certamente il caso della Fiera Vesuviana di San Gennaro Vesuviano, arrivata nel 2026 alla sua 413ª edizione.
Nata all’inizio del Seicento come occasione di incontro e di commercio per agricoltori, allevatori e artigiani, ha conservato per oltre quattro secoli il proprio legame con il territorio e con il mondo rurale.
E quindi anche con i cavalli.
Un tempo erano soprattutto compagni di lavoro, indispensabili per coltivare la terra e trasportare uomini e merci. Oggi tornano al centro della Fiera attraverso il Salone Equestre, in programma da giovedì 17 a domenica 20 settembre nel cuore di San Gennaro Vesuviano, in piazza Margherita.
Quattro giornate dedicate alla cultura equestre, con un’attenzione particolare ai giovani, all’inclusione, alla conoscenza del cavallo e al suo benessere.
Ne abbiamo parlato con Giuseppe Boccia, presidente dell’Associazione Salone Equestre e coordinatore della manifestazione.
Signor Boccia, quella del 2026 è davvero la 413ª edizione della Fiera Vesuviana?
«Sì, siamo arrivati alla quattrocentotredicesima edizione. È una Fiera antichissima, capace di superare secoli di storia e persino il periodo del Covid: in quell’occasione organizzammo una manifestazione virtuale, con totem e contributi realizzati dagli espositori. Non volevamo interrompere una tradizione così importante».
Qual è il legame storico tra la Fiera e i cavalli?
«La Fiera nacque come grande mercato di bestiame, prodotti agricoli, manufatti artigianali e attrezzi per il lavoro nei campi. A settembre arrivavano persone da tutto il territorio vesuviano per acquistare bovini, capre e cavalli, oltre alle attrezzature necessarie per affrontare la stagione successiva.
I cavalli da tiro erano fondamentali: svolgevano il lavoro che oggi affidiamo ai trattori. Alla Fiera si compravano anche scale di legno per la raccolta della frutta, ceste realizzate dagli artigiani, utensili e persino gli ombrelli preparati durante l’anno dagli ombrellai. Era un appuntamento atteso da tutta la popolazione».
La Fiera quindi non era soltanto un mercato.
«No, era anche una grande occasione di incontro. Si concludevano affari, ma soprattutto ci si conosceva, si scambiavano esperienze e si parlava di agricoltura, allevamento e tecniche di lavoro. La Fiera ha contribuito allo sviluppo economico e sociale dell’intera zona».
Una figura simbolica della manifestazione è il Catapano. Quale funzione aveva?
«Il Catapano era il Mastro di Fiera. Sovrintendeva all’organizzazione, garantiva l’ordine e interveniva nelle compravendite come una sorta di arbitro e garante. Aveva un’autorità riconosciuta da tutti: quando sanciva la conclusione di un accordo, l’affare era considerato chiuso.
Ancora oggi, durante l’inaugurazione, conserviamo la cerimonia dell’investitura del Catapano per ricordare questa figura storica».
Come si è evoluto il Salone Equestre?
«Tra il 2009 e il 2013 abbiamo vissuto una fase molto importante, anche grazie alla collaborazione con Fieracavalli Verona e all’esperienza di “Talenti & Cavalli”. Oggi quel percorso prosegue con un progetto nostro, intitolato “Artisti alla ribalta”, realizzato dall’Associazione Salone Equestre insieme a Nico Belloni.
Vogliamo offrire spazio soprattutto ai giovani artisti equestri e agli allievi dei diversi maestri italiani».
Sarà una competizione vera e propria?
«No, non ci sarà una giuria e non vogliamo costruire una classifica. L’obiettivo è dare ai giovani la possibilità di entrare in arena, esibirsi davanti al pubblico, confrontarsi con luci, musica, pubblico e atmosfera da spettacolo.
Sarà una sorta di pre-gala, un’esperienza formativa. Ogni partecipante riceverà un attestato, ma la cosa più importante sarà avere avuto l’opportunità di presentare il proprio lavoro. Il giudizio, se così vogliamo chiamarlo, arriverà spontaneamente dal pubblico».
Perché avete scelto di puntare proprio sulle nuove generazioni?
«Perché il mondo equestre ha bisogno di coinvolgere ragazzi e famiglie. Vogliamo promuovere l’ippocultura e creare occasioni capaci di avvicinare le persone al cavallo in modo corretto, partendo dalla conoscenza e dal rispetto».
Avete anche anche un progetto dedicato all’inclusione.
«Sì, abbiamo pensato a una prova di gimkana-dressage nella quale parteciperanno insieme ragazzi con e senza disabilità
E ci sarà anche un omaggio a Varenne con Rolando Luzi, previsto venerdì 18 settembre alle 18, e i ruoli ufficiali di Giuseppe Boccia, Matilde D’Ascoli e del sindaco Agostino Torino».
Nel programma ci sarà spazio anche per l’Arena Polo.
«Grazie alla collaborazione con SEF Italia porteremo l’Arena Polo a San Gennaro Vesuviano, dove questa disciplina non era mai stata presentata prima.
Abbiamo pensato a un’organizzazione che consenta l’alternanza dei cavalli, in modo da garantire loro adeguati tempi di riposo. Lo spettacolo è importante, ma lo è altrettanto l’attenzione al benessere degli animali e degli atleti».
Per i più piccoli, invece, avete organizzato il battesimo della sella.
«Sarà un vero percorso di avvicinamento al cavallo, non soltanto il momento in cui il bambino viene messo in sella.
I partecipanti potranno vedere come ci si avvicina correttamente a un cavallo, come lo si pulisce e come ci si prende cura di lui. Soltanto dopo, indossato il casco, arriverà il momento di salire in sella. Vogliamo cominciare dalle basi e trasmettere prima di tutto rispetto e conoscenza».
Tra i progetti ai quali tenete maggiormente c’è anche quello dedicato all’inclusione.
«Sì, abbiamo previsto un’attività di gincana-dressage nella quale parteciperanno insieme allievi con e senza disabilità. Non vogliamo classifiche o premiazioni separate: le categorie saranno definite soltanto in base all’età.
Per noi inclusione significa precisamente questo: condividere lo stesso spazio, la stessa esperienza e lo stesso riconoscimento. Con i cavalli possiamo far capire concretamente che le differenze non devono diventare barriere».
Quanto conta il sostegno del Comune per un appuntamento così articolato?
«È fondamentale. Organizzare una manifestazione equestre di quattro giorni nel centro della città non è semplice. Il Comune e il Comitato Fiera hanno scelto di investire molto in questo progetto.
Il sindaco Agostino Torino, inoltre, conosce bene il nostro percorso: è un appassionato e già negli anni passati ha fatto parte dell’associazione, partecipando anche alle iniziative con cui presentavamo la Fiera a Verona. Questa condivisione rende possibile un evento che appartiene davvero a tutta la comunità».
Dai giovani artisti ai campioni eterni: una fiera che ha 413 anni può permettersi questo, ed altro!

Una Fiera nata nel 1614
La storia della Fiera Vesuviana comincia il 17 dicembre 1613, quando Scipione Pignatelli, marchese di Lauro e di Palma e conte di San Valentino, donò al vescovo di Nola Fabrizio Gallo alcuni beni destinati ai Padri Minori Riformati di San Francesco.
La donazione comprendeva una cappella dedicata a San Francesco, un piccolo romitorio, terreni e denaro. Da quell’atto nacquero la chiesa e il convento francescano intorno ai quali si sviluppò il primo nucleo del borgo di San Gennaro, divenuto Comune autonomo nel 1840.
Nello stesso documento, Pignatelli stabiliva che nei terreni davanti al convento si tenesse ogni anno una Fiera in occasione della festa di San Gennaro.
La prima edizione si svolse nel settembre 1614: non nel 1613, come talvolta viene riportato. I frati ripulirono e recintarono lo spazio, organizzarono gli accessi e diffusero il bando nei paesi vicini, invitando agricoltori, allevatori e artigiani a esporre i propri prodotti.
La Fiera divenne presto il principale appuntamento commerciale dell’area vesuviana. Vi si vendevano prodotti agricoli, manufatti artigianali, animali domestici, cavalli da lavoro e attrezzature per la casa e per i campi. Ma era anche un luogo nel quale confrontarsi sui metodi di coltivazione, sull’allevamento e sulle tecniche zootecniche.
A vigilare sul suo svolgimento era il Catapano, o Mastro di Fiera: assegnava gli spazi, amministrava i fondi e la giustizia, garantiva l’ordine e interveniva come autorità nelle compravendite.
Le giornate della Fiera erano scandite da tre momenti: la “trasuta ’e fera” il 16 e 17 settembre, la “fera chiena” il 18 e la “fera fora” il 19, festa di San Gennaro. Seguiva la cosiddetta “fiera dei paesani”, durante la quale le merci rimaste venivano vendute agli abitanti del luogo a prezzi ridotti.
Quattro secoli dopo, il Catapano, il convento e la Fiera continuano a raccontare l’identità di San Gennaro Vesuviano. E i cavalli, ieri compagni indispensabili del lavoro agricolo, tornano ancora una volta nel luogo in cui tutto ebbe inizio.
























