Abbiamo un grave dubbio. Bandidu de Zamaglia, Bomodel da Clodia, Bometeor e Botrus forse non avranno giustizia nella forma che avevamo immaginato. I quattro cavalli che il 13 luglio del 2020 morirono di caldo in una stiva puzzolente pare sempre più probabile che siano morti… per un coacervo di responsabilità per le quali, alla fine, un responsabile non c’è.
Partiti da Civitavecchia per andare a correre a Chilivani, i cavalli morti sulla Moby Aki sono stati – e sono tutt’ora – al centro di una lunga disputa legale.
L’ultimo aggiornamento è dello scorso 12 ottobre.
Il giudice del tribunale di Tempio Pausania ha rigettato tutte le eccezioni proposte dalla difesa e ha aggiornato l’udienza al 3 febbraio 2027. Ma sul banco degli imputati non siederanno né il comandante della nave né l’autista incaricato del trasporto – inizialmente imputati – in quanto il tribunale aveva già dichiarato la prescrizione dal reato di abbandono di animale.
Gli imputati rimasti sono due: Francesco Lo Nostro, primo ufficiale di coperta ed Ernesto Prudente, allievo ufficiale di coperta. Entrambi sono accusati in concorso tra loro di falso per aver dichiarato al comandante di aver constatato all’arrivo in porto che gli animali erano vivi.
In pratica, sono accusati di aver detto una bugia. Che sicuramente non è la causa di morte dei poveri cavalli.
Il Tribunale ha confermato che la Moby Spa rimane citata come responsabile civile insieme alla ditta di trasporti Pieraccini.
La compagnia armatrice è stata citata in giudizio come responsabile civile. La scuderia, l’allenatore dei cavalli e uno dei proprietari, assistiti dall’avvocata Nazarena Tilocca, si sono costituiti parte civile. Così come l’associazione Horse Angels, con l’avvocata Giulia Cossu.
A sei anni di distanza, la storia continua…






















