Monta a cavallo e ha la passione per il salto ostacoli. Pugliese, di mestiere lavora nella Polizia Postale e si occupa quindi dei reati informatici più comuni e odiosi. Unite questi elementi ed ecco che Federica Scrofani diventa la persona ideale per un ruolo che ai Giochi del Mediterraneo fa il proprio esordio anche nel mondo equestre: il safeguarder.
Il safeguarder è una figura di recente istituzione che esordisce in ambito equestre internazionale in Italia proprio in occasione dei Giochi che si stanno svolgendo a Taranto. Come compito, il safeguarder deve vigilare che nello sport – in questo caso equestre ma anche in qualsiasi altra specialità – regni il miglior clima di serenità.
«Il mio compito – ci spiega Federica Scrofani – è girare durante l’evento e monitorare che tra gli atleti, i partecipanti o gli addetti ai lavori non ci siano episodi di bullismo, cyber-bullismo, body-shaming o altro genere di discriminazione sociale. In pratica, la funzione del safeguarder che svolgo, collabora con lo show-office per promuovere l’uguaglianza sociale nello sport e la qualità dell’evento sportivo».
Quali requisiti servono per diventare safeguarder? Serve appartenere alle forze dell’ordine?
«Nel mio caso è una fortunata coincidenza. Il fatto di essere nella Polizia Postale, avere una passione per i cavalli e frequentare i concorsi mi pone in una posizione di favore, ma per diventare safeguarder non serve essere un poliziotto. Tra i requisiti richiesti c’è la laurea in giurisprudenza e un corso di una giornata in cui si prende nota di tutte le regole e procedure legate a questo incarico. Il safeguarder non è necessariamente legato solo agli sport equestri ma riguarda tutti gli altri sport che forse, più di quelli a cavallo, sono soggetti a commistioni di genere che possono originare problemi».
In merito agli sport equestri, Federica Scrofani è piuttosto serena… «In realtà nel nostro ambiente non mi è ancora capitato di notare nulla di particolare. Forse dipende anche da come è organizzato il nostro sport e dagli spazi in cui si svolge. Però vigilare è sempre un bene. È sempre meglio raccogliere i segnali di atteggiamenti ostili o ‘difetti’ nei rapporti sociali tra le persone prima che arrivino a costituire un problema».
Come interviene un safeguarder?
«In primis il compito è comprendere, ovvero capire le possibili dinamiche di una anomalia nei rapporti sociali tra le persone. In seconda battuta, si deve fare rapporto al safeguarder office che, a seconda della tipologia della persona offesa, predispone dei campi di intervento mirati in accordo con la legge sportiva e non».
Ad ausilio del lavoro del safeguarder Federica Scrofanici segnala due QRCode a disposizione in ogni evento internazionale. Il primo elenca le normative di buona condotta, il secondo invece è dedicato alle segnalazioni che possono quindi essere fatte anche online.

Obiettivo di tutto ciò? Una pratica sportiva sempre più serena e sempre più condivisa, il più lontano possibile dagli haters, della tastiera o di presenza, che possono davvero ‘rovinare la festa’.






















