Un giorno, in uno dei suoi potenti discorsi in cui si parlava della cura dei più vulnerabili, il Mahatma Gandhi ebbe a dire che la grandezza di una nazione può essere giudicata dal modo in cui vengono trattati i suoi animali (wild compresi, aggiungiamo noi).
Leggendo quanto sta accadendo nelle ultime settimane negli States la riflessione è d’obbligo.
La questione è stata portata alla luce da un interessante articolo del New York Times anche se tra gli addetti ai lavori se ne vociferava già da tempo. Il Bureau of Land Management, l’ente che tra tutte le altre funzioni ha anche quella di vigilare sui wild, avrebbe autorizzato la vendita dei cavalli a privati per prezzi simbolici intorno ai 25 dollari a capo. Tali cavalli, acquistati in stock, sarebbero quindi stati trasportati dai ‘nuovi proprietari’ direttamente ai macelli oltreconfine. Sbeffeggiando la protezione federale dei wild votata proprio per prevenire questo genere di commercio di carne viva.
Non si tratterebbe di un pugno di wild inadottabili. L’inchiesta parla di migliaia di cavalli – di fatto di proprietà del governo statunitense – che sono stati venduti a privati perché ne facessero quello che volevano. Nel 2025 si tratterebbe di 3700 cavalli, più del doppio di quanti fossero stati venduti negli anni precedenti.
Per legge, i cavalli e gli asini selvatici rimossi dai terreni federali (i famosi round up…) sono tutelati contro la macellazione e il BLM dichiara di non vendere né inviare animali al macello. Agli acquirenti è inoltre vietato macellare i cavalli o venderli consapevolmente a chi intenda farlo.
Questo dice la legge. Ma…
Esaminando i registri governativi e i documenti di ispezione del bestiame, l’inchiesta della prestigiosa testa americana ha trovato prove del fatto che alcuni cavalli venduti dal BLM siano successivamente finiti nella filiera della macellazione in Canada. L’inchiesta ha inoltre rilevato che, una volta passati in mani private, la capacità del governo di monitorare la sorte dei cavalli è limitata. Cosa di cui al BLM sono certamente consapevoli.
Tra i vari nomi emersi nell’inchiesta, i giornalisti del New York Times (Dave Phillips ed Erin Schaff) sono riusciti a risalire a un commerciante che vive a meno di un’ora da uno dei più grandi macelli canadesi. L’uomo ha confermato di aver acquistato circa 500 cavalli dal BLM e di averli rivenduti rapidissimamente pur non confermando che fine abbiano poi fatto gli animali.
Un fallimento voluto?
Tra i principali compiti per i quali il Bureau of Land Management è stato creato (e per il quale gli americani pagano le tasse) c’è quello di ‘governare’ la presenza dei wild nei loro territori naturali, via via che l’uomo ha avuto la necessità di prendersi degli spazi per coltivare, allevare bestiame o creare città. In questo ‘do ut des’ poco comprensibile per i cavalli, si è cercato di dare una misura ‘accettabile’ spostando le mandrie dei wild, tenendone d’occhio la crescita e proteggendoli.
Per una larga fetta dell’opinione pubblica statunitense, il BLM avrebbe fallito nella maggior parte dei propri compiti. I wild vengono spostati con sistemi inaccettabili (round up con gli elicotteri), non vengono adottati programmi di contenimento e selezione delle nascite e come emerso dall’inchiesta del New York Times, non vengono affatto protetti.
Chi ha consentito che i cavalli entrassero nella filiera della macellazione portata alla luce lo ha fatto tradendo la fiducia collettiva, le direttive del Congresso e la storica legislazione che in primis stabilì la loro protezione fin dalla metà del XX secolo.
Al posto di creare le condizioni per trovare delle amorevoli adozioni per questi cavalli a cui era stata sottratta la propria terra (e quindi la libertà) si sono create le migliori e proficue condizioni per il loro tradimento e la loro morte. Il tutto ‘imbrogliando’ anche i contribuenti, un tema con cui non si deve scherzare negli States…
Al BLM si difendono spiegando che i contributi per i vari programmi di tutela sono stati ridotti al minimo, quando non azzerati, scaricando l’onta del tradimento sulla politica… Ma si sa: quando volano gli stracci, ce n’è per tutti. E tornando alla frase del Mahatma, non è che gli States ne escano proprio benissimo…






















