Quando un cavallo ha subito un infortunio, si sta riprendendo da un intervento chirurgico, soffre di artrite o deve affrontare un ricovero, la maggior parte delle attenzioni – veterinarie e non – si concentrano su ciò che può essere misurato fisicamente. Si considerano il dolore, la zoppia, la guarigione delle ferite e tutta una serie di segni clinici. Eppure c’è un altro aspetto che può arrivare a influenzare perfino la capacità di guarigione del cavallo-paziente che spesso viene tralasciato. Ovvero il suo stato mentale. È per ampliare questo confine prettamente umano che Alessia Masini, studentessa canadese candidata al Master of Science (MSc) presso l’Ontario Veterinary College, sotto la supervisione di Christopher Riley, BSc (Physics), BVSc (Hons), MSc, PhD, Diplomate ACVS, PGCIM, MANZCVS, CertTeReo, ARTech I, ha elaborato un sondaggio studiato per raggiungere una migliore comprensione sulla percezione degli effetti della malattia e delle lesioni sullo stato mentale del cavallo.
Attraverso un sondaggio internazionale lanciato ad agosto, la Masini e il porprio gruppo di ricerca sperano di raccogliere dati dall’esperienza con i veterinari che si occupano di cavalli. E contribuire all’evoluzione del dibattito nell’ambito della scienza del benessere equino. Il questionario online anonimo chiede ai veterinari, tra le altre cose, di associare descrittori comportamentali (ovvero affermazioni chiare, osservabili e misurabili che descrivono azioni concrete in un determinato contesto) a una serie di scenari clinici.
Il progetto della Masini potrebbe gettare un ponte tra gli scienziati che si occupano del benessere animale (in teoria) e i veterinari che invece lo fanno nella pratica quotidiana della loro professione.
Il modello dei Cinque Domini
Secondo il professor Riley «I veterinari sono in grado di dire se un cavallo è depresso, infelice o prova dolore. Il sondaggio, però, invita a riflettere più a fondo su altri indici più comunemente impiegati nella ricerca sul benessere animale. Uno degli obiettivi è comprendere meglio come i veterinari percepiscano gli effetti che malattie e lesioni possono avere sullo stato mentale del cavallo e stimolarli a esaminare più attentamente questo legame».
Per molti proprietari di cavalli, le conversazioni sul benessere iniziano con le tre F (mutuato dall’inglese, Friends, Forage and Freedom: compagnia, foraggio e libertà). Oppure con le Cinque Libertà. Questi principi mirano a proteggere gli animali dalla fame, dal disagio, dal dolore, dalla paura e dalle limitazioni dei comportamenti considerati normali. Ed è proprio sul concetto delle Cinque Libertà che una ventina di anni fa è stato elaborato il Modello dei Cinque Domini, uno scenario in cui si riconosce che il benessere riflette, in ultima analisi, lo stato mentale dell’animale e l’equilibrio tra esperienze mentali positive e negative. Il modello prende in considerazione quattro domini fisici e ambientali
- alimentazione,
- ambiente
- salute
- interazioni comportamentali
e il modo in cui questi influenzano collettivamente il quinto dominio: lo stato mentale.
Tradurre il modello in ‘strumenti pratici’
Sebbene il Modello dei Cinque Domini sia ormai ampiamente accettato nella scienza del benessere animale, tradurlo in ‘strumenti pratici’ rimane una sfida. Le valutazioni del benessere in ambito veterinario si concentrano spesso sulla salute fisica. Di conseguenza, gli aspetti relativi all’esperienza mentale del cavallo risultano meno chiaramente definiti. Riley spiega: «Nella pratica quotidiana non esiste un metodo realmente sistematico per valutare il benessere del cavallo in linea con i Cinque Domini. Un obiettivo a lungo termine sarebbe sviluppare un metodo che consenta ai veterinari di includere durante le visite anche altri aspetti del benessere, andando oltre la valutazione fisica».
Alessia Masini sottolinea la necessità di stabilire un forte legame tra stato fisico e stato mentale. Le interessano soprattutto le informazioni preliminari fornite dai veterinari su come percepiscono gli effetti delle malattie o delle lesioni sullo stato mentale. «I veterinari osservano come si comportano i cavalli tra una visita di controllo e l’altra e come il loro comportamento evolve e cambia», spiega, illustrando il valore che avranno i riscontri che verranno raccolti attraverso il sondaggio internazionale.
Una delle domande del sondaggio servirà a stabilire se il veterinario conosce il Modello dei Cinque Domini. Ci si attende una varietà di risposte a seconda che il professionista si sia laureato da poco o eserciti la medicina veterinaria da diversi anni. Anche la provenienza geografica potrebbe essere un fattore. Per esempio, ci si aspetta una maggiore familiarità con il modello in Nuova Zelanda (dove è stato sviluppato), in Australia e nel Regno Unito.
Riley e Masini pongono l’accento sul fatto che comprendere come i veterinari valutano lo stato mentale di un cavallo diventerà sempre più importante, man mano che il Modello dei Cinque Domini verrà progressivamente adottato nei codici di buone pratiche per il benessere animale e nei nuovi quadri normativi in tutto il mondo.
Una migliore comprensione da parte dei proprietari
La Masini ritiene che questo lavoro possa anche aiutare i proprietari di cavalli a comprendere meglio ciò che i loro animali potrebbero provare quando affrontano una malattia o una lesione. «I cambiamenti comportamentali sono spesso uno dei primi segnali che qualcosa non va», afferma Alessia Masini. «Speriamo che questa ricerca incoraggi anche i proprietari a prestare molta attenzione ai cambiamenti nel comportamento del proprio cavallo e a richiedere un intervento tempestivo quando necessario. Potrebbe inoltre aiutarli a interpretare i comportamenti in modo diverso. Per esempio, l’aggressività potrebbe essere riconosciuta come un possibile indicatore di dolore, anziché essere liquidata come semplice “cattiva condotta” del cavallo. Al contrario, si potrebbe imparare a notare il disagio in un cavallo insolitamente tranquillo o poco reattivo, invece di considerarlo ben educato e molto collaborativo».
Se il sondaggio rivelerà schemi ricorrenti nel modo in cui i veterinari descrivono e valutano i cavalli in una serie di condizioni cliniche, i ricercatori intravedono opportunità per ulteriori studi. Questi potrebbero comprendere lo sviluppo di descrittori comportamentali standardizzati e di quadri di valutazione del benessere più completi per i cavalli ricoverati.
Promuovere il confronto
La Canadian Veterinary Medical Association, l’American Association of Equine Practitioners (AAEP), la British Equine Veterinary Association (BEVA) e altre reti veterinarie stanno distribuendo il sondaggio a livello globale. La partecipazione resterà aperta fino a dicembre 2026.
I proprietari di cavalli possono sostenere il progetto diffondendo la notizia e incoraggiando i propri veterinari a partecipare. Il sondaggio anonimo, della durata di 10-15 minuti, si intitola ‘Percezioni dei veterinari sugli effetti della malattia e delle lesioni sullo stato mentale del cavallo’ (Veterinary perceptions of the effects of illness and injury on the mental state of the horse). Sarà aperto fino alla fine di dicembre 2026. Ogni risposta contribuirà a comprendere meglio in che modo malattie e lesioni possano influire sullo stato mentale di un cavallo e aiuterà inoltre a orientare i futuri approcci alla valutazione del benessere equino.
Per tutti i veterinari che volessero partecipare al sondaggio (in inglese), questo il link https://uoguelph.eu.qualtrics.com/jfe/form/SV_6P5JS8bjVqIeQ3Y
Fonte: University of Guelph























