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Home | People & Horses | Aachen 2026, Paola Speranza: «Una squadra giovane, ma all’altezza dei team più forti»

Aachen 2026, Paola Speranza: «Una squadra giovane, ma all’altezza dei team più forti»

Alla vigilia delle prime gare, la chef d’équipe Paola Speranza ci porta dietro le quinte della Nazionale: una squadra giovane, i suoi cavalli, il lavoro che precede ogni prova e quell’equilibrio delicatissimo tra atleti, longeur e cavallo

12 Agosto 2026
di Maria Cristina Magri
Un cavallo della squadra azzurra condotto a mano durante le attività veterinarie ai FEI World Championships Aachen 2026

I cavalli non sono macchine»: ad Aachen 2026 il benessere dei protagonisti equini accompagna ogni fase del Mondiale di Volteggio – © CM/Massimo Argenziano

Paola Speranza è la chef d’équipe della Nazionale italiana di Volteggio ai FEI World Championships Aachen 2026.

Alla vigilia delle prime gare del Mondiale di Volteggio abbiamo raggiunto telefonicamente la chef d’équipe azzurra Paola Speranza.

Con lei abbiamo parlato della Nazionale, dei cavalli, del lavoro che non vediamo prima di una gara e di una disciplina nella quale atleta, longeur e cavallo devono riuscire a diventare una cosa sola.

Paola, con che squadra siamo arrivati ad Aachen?

«Siamo arrivati con una squadra Senior giovane, ma che ha al suo interno componenti molto importanti e forti. Ci sono atleti di grande esperienza come Davide Zanella e Rebecca Greggio, campioni europei in carica e vincitori di due Coppe del Mondo: sono due pilastri importanti della squadra e i leader del gruppo.

Abbiamo poi Eva Carraro, nuova entrée italiana: è un’atleta italo-svizzera che da quest’anno ha acquisito la residenza sportiva in Italia ed è quindi a tutti gli effetti componente della nostra squadra. È un’ottima atleta, molto impegnata e seria.

Poi Maria Vittoria Vanin, una Junior con già una buona esperienza, Carlotta Andreoli, Giovanni Bertolaso al rientro nelle competizioni dopo tre anni di pausa, Sofia Crippa e Alice Dal Paos, anche lei veneta, giovanissima, molto seria e impegnata: non si risparmia mai.

È una squadra bella e compatta e Rebecca e Davide contribuiscono molto a tenere unito il gruppo. Ci presentiamo quindi ad Aachen con una formazione giovane, ma secondo me all’altezza dei team più forti presenti qui, dove troviamo la massima espressione del Volteggio mondiale».

Con quale criterio avete costruito questa Nazionale?

«Questo progetto parte sicuramente dalla longeur Laura Carnabuci, che era con Lorenzo Lupacchini e Silvia Stopazzini quando conquistarono l’oro mondiale nel Pas-de-Deux ai World Equestrian Games di Tryon 2018. Ha ha creduto nella squadra dopo i risultati dello scorso anno agli Europei. I ragazzi erano tutti molto motivati, Laura aveva a disposizione un cavallo pronto e con esperienza e, soprattutto, è una delle trainer con maggiore esperienza nel Volteggio italiano.

Il gruppo si è unito, la Federazione ha appoggiato il progetto e ci abbiamo creduto tutti. La squadra Senior è giovane, ma sono sicura che i ragazzi daranno il meglio».

Quanto tempo serve per costruire davvero l’intesa tra atleti, cavallo e longeur?

«Il tempo dà sicuramente la possibilità di costruire qualcosa di solido.

Rebecca e Davide, per esempio, nell’ultima Coppa del Mondo non hanno potuto gareggiare con il loro cavallo. Nel Volteggio esiste la possibilità di utilizzare un altro cavallo, anche messo a disposizione da un’altra nazione, ma trovarlo non è affatto semplice.

Questo sport, come tutti gli sport equestri, si pratica insieme a un altro essere vivente, che ha i propri tempi e le proprie modalità. Trovarsi improvvisamente con un cavallo diverso cambia la performance: bisogna entrare nel feeling del suo movimento.

Nel Pas-de-Deux, in realtà, dobbiamo pensare a quattro unità: ci sono due atleti, il cavallo e il longeur. Nell’individuale sono tre e nella squadra naturalmente gli atleti aumentano. La difficoltà è riuscire a chiudere questo cerchio.

Davide e Rebecca alla finale di Basilea sono stati bravissimi: con un cavallo provato appena due giorni prima hanno comunque conquistato una medaglia di bronzo.

Per me la loro qualità maggiore è il coraggio, insieme alla tenacia. Non mollano mai».

Quanto cambia per un volteggiatore lavorare su un cavallo che non conosce?

«Tantissimo. Cambiano la schiena, il galoppo, la spinta del cavallo e quello che il suo movimento trasmette alla schiena. Di conseguenza devi adattare l’esercizio e le figure.

Un conto è volteggiare su un cavallo con cui lavori da uno o due anni e del quale conosci perfettamente le reazioni; un altro è salire su un cavallo che conosci da tre giorni.

È anche uno sport atleticamente impegnativo: cadute e piccoli infortuni fanno parte del lavoro e non è un caso che nelle competizioni più importanti la squadra di Volteggio viaggi con il fisioterapista».

«I cavalli non sono macchine. Una componente di emozione ci sarà per loro come per noi», Paola Speranza, chef d’équipe Italia Volteggio

Parliamo del cavallo della squadra, Fran D’Alme CZ. Che soggetto è?

«È un cavallo eccezionale soprattutto per la sua capacità di adattarsi. Ha iniziato ad allenarsi per il Pas-de-Deux circa due anni fa.

Dal punto di vista caratteriale l’adattabilità conta moltissimo. Non tutti i cavalli da Volteggio accettano allo stesso modo di lavorare con più atleti: significa gestire pesi distribuiti diversamente sulla schiena e azioni differenti, e la squadra presenta figure davvero complesse.

Fran D’Alme CZ si è dimostrato particolarmente adattabile, e questa per un cavallo di squadra è una qualità fondamentale. Naturalmente deve avere anche il fisico e la schiena adatti.

Ha risposto molto bene al lavoro e Laura è molto soddisfatta. Inoltre i nostri cavalli vengono costantemente seguiti dal veterinario e dal fisioterapista equino: il controllo è continuo, soprattutto in un’ottica di welfare».

Anche il clima di Aachen sembra aiutare…

«Decisamente. Rispetto al caldo che abbiamo trovato agli ultimi Europei in Francia qui stiamo molto bene. C’è il sole, sono bellissime giornate, ma c’è aria e non ci sono 38 gradi: i cavalli stanno decisamente meglio. E anche noi umani!».

Noi vediamo soltanto gli esercizi in campo. Che cosa succede nelle ore che precedono una gara mondiale?

«Il programma di ogni giornata viene deciso insieme al tecnico federale Lorenzo Lupacchini.

Gli atleti cominciano la mattina con il riscaldamento. Non dobbiamo dimenticare che il Volteggio è una disciplina che unisce ginnastica ed equitazione: fanno quindi tutto il lavoro ginnico a terra e poi si allenano sul simulatore, che riproduce il movimento del galoppo e permette anche di risparmiare lavoro ai cavalli.

Nel frattempo il cavallo viene accudito e controllato dal veterinario e dal fisioterapista equino. Viene inoltre montato: abbiamo un trainer che lavora i cavalli a sella, perché per un cavallo da Volteggio è fondamentale anche il lavoro in piano».

Perché è così importante?

«Perché durante l’esercizio il cavallo lavora costantemente sulla circonferenza, alla longe e sulla stessa mano. Il lavoro montato diventa quindi una ginnastica fondamentale per compensare e preparare correttamente il cavallo.

Si nota quando un cavallo da Volteggio non viene montato e non viene lavorato in piano».

E gli atleti?

«Cerchiamo di farli riposare almeno una o due ore nel pomeriggio. Tornano in albergo e successivamente rientrano sul campo.

Prima della gara ricomincia il riscaldamento a terra o sul simulatore, il cavallo viene preparato e poi si entra nel campo prova.

Il Mondiale comincia con gli obbligatori ed è un passaggio fondamentale: farli bene significa conquistare subito una posizione importante nella classifica provvisoria. Poi arriveranno le altre prove, ma noi preferiamo ragionare giorno per giorno».

Perché?

«Perché può sempre esserci un inconveniente. È fondamentale il report del fisioterapista, è fondamentale il riposo degli atleti ed è fondamentale che tutto sia ben scandito.

Noi cerchiamo naturalmente di fare il meglio possibile, ma lo sport insegna che ogni gara è una storia a sé».

E poi c’è l’arena di Aachen, che gli organizzatori hanno trasformato quasi in un teatro. Come la vedranno i cavalli?

«È veramente bellissima. Tutto è perfetto, preparato nei minimi particolari, molto scenografico.

Naturalmente qualche cavallo potrà guardarsi intorno, perché i cavalli non sono macchine. Una componente di emozione ci sarà per loro come per noi.

Siamo molto contenti e onorati di essere qui e di rappresentare l’Italia, e siamo grati alla Federazione che ha creduto nei nostri volteggiatori e in questo progetto».

Dove si colloca oggi il Volteggio italiano?

«Credo che negli ultimi anni l’Italia abbia conquistato una posizione importante ai vertici sia europei sia mondiali.

E abbiamo un ottimo vivaio anche a livello giovanile. Agli ultimi Europei siamo arrivati quarti sia con la squadra Junior sia nell’Individuale Maschile. Sono quarti posti che bruciano, naturalmente, ma dimostrano che il Volteggio giovanile italiano c’è.

Abbiamo ragazzi molto promettenti e una bella base sulla quale continuare a costruire».

Intanto tutti i cavalli dei volteggiatori azzurri hanno passato la visita veterinaria: rimanete sintonizzati con noi per tutte le novità da Aachen!

Tags: Aachen 2026 davide zanella fei world championships Fran D’Alme CZ laura carnabuci lorenzo lupacchini nazionale italiana Paola Speranza Pas-de-Deux rebecca greggio team italia volteggio
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