Giacomo Romitelli, vicepresidente dell’Associazione allevatori del Cavallo del Catria, racconta i risultati della Fiera di Cantiano e le prospettive di valorizzazione della razza. Con un’idea per il futuro: dare sempre più spazio ai cavalli italiani anche negli spettacoli equestri.
La Fiera Cavalli di Cantiano continua a crescere, accompagnando il percorso di valorizzazione del Cavallo del Catria, razza autoctona profondamente legata al territorio marchigiano.
A raccontare i risultati dell’edizione 2026 e le prospettive per i prossimi anni è Giacomo Romitelli, vicepresidente dell’Associazione allevatori del Cavallo del Catria.
I numeri che riferisce sono incoraggianti: 87 soggetti presentati alla rassegna, contro i poco meno di 70 dell’anno precedente, e una popolazione complessiva della razza che sarebbe passata da circa 1.500 a circa 1.600 capi.
Ma accanto ai numeri c’è anche una riflessione sul futuro della manifestazione, sul ruolo degli allevatori e sull’opportunità di valorizzare le razze italiane attraverso l’arte equestre.

Romitelli, partiamo dalla Fiera di Cantiano. Come è andata quest’anno?
«Stiamo migliorando, sicuramente. Ormai credo che si tratti soprattutto di lavorare sui dettagli. I numeri sono dalla nostra parte: ogni anno registriamo un aumento delle presenze.
Quest’anno credo sia stata importante anche la presentazione organizzata a Fano, al Kendwa Beach Club. Ho incontrato in fiera molte persone provenienti dalla costa, in particolare proprio dalla nostra costa. Naturalmente non registriamo sistematicamente la provenienza dei visitatori, quindi si tratta di un’impressione, ma credo che quell’iniziativa abbia avuto un impatto positivo, insieme a tutte le attività di promozione realizzate in collaborazione con i Comuni.
Anche l’organizzazione degli artisti e degli spettacoli è stata un valore aggiunto: la prosessionalità di Antonio Latteri, che ne è stata la voce oltre che il direttore artistico, è stata determinante».

E per quanto riguarda più specificamente il Cavallo del Catria?
«Anche i numeri della rassegna sono cresciuti. Sabato 10 ottobre abbiamo avuto 87 soggetti presentati, mentre l’anno scorso, se ricordo bene, eravamo poco sotto i 70.
È un aumento significativo, che ci fa piacere e che dimostra quanto gli allevatori continuino a credere in questa manifestazione».
Un altro momento importante è stato il convegno dedicato alla razza e alle sue prospettive. Che bilancio ne trae?
«Ne sono molto contento: sono emersi argomenti interessanti, interventi significativi e spunti di riflessione che credo possano essere utili per il futuro del Cavallo del Catria».

Guardando alle prossime edizioni della Fiera, su quali aspetti vorreste lavorare?
«Non è semplice individuare grandi cambiamenti, perché gli spazi disponibili sono quelli che sono e la manifestazione ha già raggiunto una dimensione importante.
Naturalmente siamo anche molto condizionati dalle condizioni meteorologiche, perché gran parte delle attività si svolge all’aperto.
Una possibilità sulla quale stiamo riflettendo riguarda gli spettacoli. Si è parlato, per esempio, dell’eventualità di organizzare un gala serale, ma sarebbe necessario predisporre strutture adeguate. Per il momento è soltanto un’ipotesi».

Sarebbe interessante vedere anche qualche Cavallo del Catria protagonista degli spettacoli. È una strada percorribile?
«Sicuramente, ma bisogna preparare bene questo tipo di esibizioni. Non si può improvvisare: uno spettacolo deve avere un livello adeguato, altrimenti si rischia di penalizzare la qualità del gala.
Credo però che per il futuro si possa lavorare in questa direzione, cercando, quando possibile, di dare la precedenza ad artisti che utilizzano cavalli italiani.
È una riflessione che stiamo facendo e potrebbe diventare una delle linee guida per le prossime edizioni».

Quindi non soltanto Cavalli del Catria, ma una maggiore attenzione alle razze autoctone italiane in generale?
«Esattamente. Credo che abbia senso valorizzare anche attraverso gli spettacoli il patrimonio delle nostre razze.
Per il prossimo anno pensiamo sicuramente di ripartire dagli artisti con i quali abbiamo già lavorato, come Conte e Nassi.
Con Conte, in particolare, abbiamo anche un rapporto di gratitudine perché ha partecipato alla manifestazione negli anni in cui il pubblico era molto meno numeroso.
E poi c’è Filippo Nassi, che consideriamo uno dei giovani più promettenti nel panorama italiano dei lavori in libertà e dell’arte equestre, e che utilizza cavalli autoctoni italiani, i Maremmani.
Anche Conte sta cominciando a interessarsi a queste razze: mi ha detto che gli piacerebbe venire a visitare l’allevamento per conoscerle meglio.
Vedremo se sarà possibile sviluppare qualcosa anche in questa direzione».

Torniamo ai numeri del Cavallo del Catria. Come sta evolvendo la popolazione della razza?
«Anche da questo punto di vista i segnali sono positivi. L’anno scorso eravamo intorno ai 1.500 capi, mentre quest’anno siamo arrivati a circa 1.600.
È un altro elemento che ci incoraggia e che conferma la crescita del Cavallo del Catria».
Una crescita che può offrire nuove opportunità anche per il lavoro di selezione e valorizzazione della razza.
«Sicuramente è un segnale positivo. Il nostro impegno è continuare a lavorare per il Cavallo del Catria, coinvolgendo gli allevatori e cercando di dare sempre maggiore visibilità alla razza e alle sue qualità».

La prossima occasione per incontrare il Cavallo del Catria sarà Fieracavalli Verona 2026, dove, secondo quanto anticipato da Romitelli, saranno presenti quattro rappresentanti della razza.
Un’altra opportunità per far conoscere al pubblico un cavallo che, partendo dal proprio territorio, sta cercando di conquistare spazi e attenzioni sempre maggiori.
E che ha già dimsotrato di avere la capacità di essere un ottimo PR di se stesso e del suo territorio…ma di questo parleremo presto, perché c’è una piccola stopria bella che condivideremo con voi: state con noi, e con il cavallo del Catria.

























