Dalle prime esibizioni a Fieracavalli al debutto asiatico di Cavalluna a Hong Kong: il Quarab e l’artista equestre veneto portano in scena un rapporto costruito rispettando la personalità del cavallo.
«Non sono riuscito a fargli accettare nulla, tranne me stesso».
La storia di Mr. Martin e Rudj Bellini potrebbe cominciare e finire qui. Ma dentro questa frase ci sono anni di incontri, separazioni e ritrovi, uno stallone cresciuto libero con il suo branco e un artista equestre che, davanti alle resistenze del cavallo, ha cercato una strada per incontrarlo.
Quella strada li ha portati fino a Cavalluna, nella tournée europea e poi a Hong Kong, dove lo spettacolo ha debuttato in Asia nel settembre 2026.
Bellini interpreta il re Bryel in Gate to the Otherworld: accanto a lui, Martin dà corpo al cavallo del re.
Per Rudj, però, il suo compagno è molto più di un interprete. «Il cavallo per me è un artista al pari delle persone».
Uno stallone con una vita tutta sua
Mr. Martin (da Mr Doconita x Sweet Psyche) appartiene a Enrico Curto, allevatore di Quarab e amico di lunga data di Bellini. Quando arriva da Rudj, ha già sei o sette anni e un’esperienza di vita ben diversa da quella di molti cavalli destinati al lavoro.
«Aveva vissuto da stallone, libero al prato con le fattrici e i puledri. Era un cavallo maturo, molto consapevole di sé».
I primi tentativi di avvicinarlo alla doma non avevano dato grandi risultati. Curto chiede quindi all’amico di occuparsene, senza fretta. È il periodo in cui Bellini prepara gli spettacoli per Verona e il tempo a disposizione è poco.
Poi, una settimana dopo l’arrivo del cavallo, il proprietario cambia prospettiva: perché non presentarlo proprio a Fieracavalli?
«Gli ho chiesto: a fare cosa? Mi disse che gli sarebbe bastato mostrarlo come stallone da riproduzione, magari con la sella, anche senza cavaliere. Gli risposi che la situazione era impegnativa: con carta bianca avrei provato, ma senza assicurargli nulla».
Martin si lascia condurre in capezza, ma per essere montato non vuole sella, sottosella o testiera. In quella prima fase non accetta neppure lo stick.
Accetta, invece, Rudj.
La prima volta a Verona
Bellini comincia da terra, con il lavoro in libertà, cercando la serenità del cavallo prima di chiedergli altro. «Il montare viene di conseguenza. Vado con molta calma».
Poco più di un mese dopo, i due entrano nell’area esterna di Fieracavalli per un numero in completa libertà, anche montata.
«Con me aveva creato un legame molto forte. È stato questo a permetterci di andare in spettacolo».
Da quella prima esibizione comincia una collaborazione particolare. Martin continua la sua vita da riproduttore e Rudj lo ritrova in occasione delle fiere, talvolta soltanto una quindicina di giorni prima. Una volta si incontrano direttamente sul posto.
Eppure il lavoro riprende senza che quei mesi di distanza sembrino pesare.
«È come se avessimo lavorato un’ora prima, come se fossimo sempre rimasti insieme».
Il rapporto resta molto personale, ma non chiuso agli altri: in un’occasione Bellini prepara il passaggio a una sua allieva, che presenta Martin a Verona con un ottimo risultato. «Abbiamo preso il tempo necessario», racconta.
Da casa a Hong Kong
Quasi tutto bianco con qualche macchia saura, occhi azzurri e la coda saura che sembra aliena, presa in prestito da un altro cavallo, Martin ha anche una presenza scenica difficile da dimenticare.
Ma è soprattutto la sua testa a colpire Bellini. La tournée di Cavalluna mette alla prova entrambi: nuove arene, ritmi diversi, il lavoro dietro le quinte e la vicinanza con tanti altri stalloni.
«Mi chiedevo come avrebbe affrontato quelle situazioni. Non ha mai dato problemi».
Poi arriva Hong Kong, con il viaggio in camion, il trasferimento nei contenitori per il trasporto aereo, il volo e tutti i passaggi necessari a raggiungere la destinazione.
«Ha affrontato tutto con una serenità incredibile, come se fosse a casa sua».
Rudj legge questa capacità di adattamento attraverso la fiducia costruita insieme. E insiste su ciò che, per lui, conta più del risultato in pista: ritrovare a casa un cavallo che abbia conservato la propria disponibilità.
«È stato bello riportarlo a casa integro e sentire che non aveva fatto quel lavoro controvoglia. Non mi ha mai rifiutato un’entrata».
Il giorno dell’incidente
La tournée ha avuto anche un momento difficile. Durante uno spettacolo a Zurigo, nel novembre 2025, Bellini si infortuna gravemente a un ginocchio mentre sta risalendo a pelo.
Martin quel giorno è particolarmente carico. Rudj ha già percepito la difficoltà nel momento di montare; quando riceve lo slancio per salire, il cavallo riparte prima che lui sia in posizione. Bellini torna a terra e, nella dinamica della caduta, si procura una grave lesione.
Si rialza, ma capisce subito che la gamba non funziona più.
«Martin fa un giro di pista, poi torna da me e si ferma lì. Non voleva più andare via».
All’inizio chi è in scena non comprende la gravità dell’accaduto. Rudj chiede aiuto per far uscire il cavallo, che si lascia accompagnare soltanto dopo qualche esitazione. Per Bellini, quel ritorno e quella vicinanza restano fra le immagini più forti di tutta l’esperienza.
Seguono l’operazione e la convalescenza. Quando riprende la tournée, deve adattare il lavoro alle proprie condizioni fisiche; Martin, invece, ritrova subito il filo della collaborazione.
«Al primo allenamento era pronto. Come sempre, come se non ci fossimo mai allontanati».

Quando un abbraccio basta
Dopo l’incidente, Bellini riduce alcuni elementi del numero. Rinuncia a gesti più impegnativi e lascia ancora più spazio alla scena intima fra il re e il suo cavallo.
Una musica lenta, qualche tratto al trotto e al galoppo, variazioni di ritmo. Poi Rudj scende, Martin si avvicina e i due si abbracciano.
«A volte mi sembrava di non fare quasi nulla. Partivano gli applausi a scena aperta e mi chiedevo: ma che cosa stanno applaudendo?».
Il pubblico vede quello che Bellini cerca di portare in pista: il rapporto. Una cosa che arriva anche a chi non conosce la tecnica equestre.
«Ogni volta mi emoziono. Cerco di far arrivare alle persone quello che sento in quel momento con il cavallo».
«Lo facciamo insieme»
Nel racconto di Rudj torna spesso una parola: consapevolezza. Vuole un cavallo presente, partecipe, capace di esprimere la propria personalità. Anche quando questo lascia spazio a qualche variazione rispetto al programma.
«In una tournée così lunga c’è tutto il tempo per inventarsi qualcosa: ogni spettacolo può essere diverso».
La sua risposta è continuare ad ascoltare. «Se c’è un problema, se una cosa in quel momento non se la sente di farla, non insisto. Posso ritrovarla in un altro momento, quando sento che è pronto».
È il criterio con cui racconta il lavoro con Martin e con gli altri cavalli: gli strumenti e le richieste hanno senso dentro una comunicazione che deve restare viva.
«Il mio concetto è questo: lo facciamo insieme».
Mr. Martin tornerà con Bellini anche a Fieracavalli.
Per il pubblico sarà l’occasione di tornare a vedere da vicino il Quarab che ha attraversato l’Europa ed è arrivato fino a Hong Kong, per Rudj sarà un altro incontro con Martin: fra loro, le formalità del “Mister” sono cadute da tempo.

























