Ieri sera Andrea Bocelli è arrivato a cavallo davanti al teatro Ariston, dove gli è stato tributato il premio alla carriera.
Ma in una atmosfera molto più kolossal di quella che accompagnò Roberto Benigni nel 2011: che per altro entrò addirittura sin dentro all’Ariston, in sella e con tanto di tricolore sventolante per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia.
Per l’arrivo di Bocelli tappetino musicale dal film “Il Gladiatore”, molti applausi.
Il cantante toscano è poi smontato (molto agilmente, occorre dire) da cavallo dopo la ‘levade’ del professor Caudillo, il suo Lusitano grigio di finissimo addestramento e altrettanto sensibile temperamento.
Abissale la competenza equestre tra Benigni e Bocelli: il primo condotto a mano nel golfo mistico dell’orchestra, il secondo in completa autonomia equestre.
E proprio per questo spiace, ancora una volta, notare quanto Bocelli insista nel non mettere un cap quando monta a cavallo.
Magari ieri sera non era l’occasione per inaugurare un nuovo corso, lo comprendiamo: lo show, le luci, il parrucco.
Ma è una abitudine consolidata di Andrea Bocelli non usare la protezione per la testa, nemmeno quando monta in campagna o durante una passeggiata e nonostante sia già scampato a nefaste conseguenze dopo una caduta da cavallo.
Intendiamoci: lo sappiamo che il cap non è obbligatorio per i maggiori di 18 anni al di fuori delle competizioni sportive.
Ma per una persona così in vista e con tanto seguito come è Andrea Bocelli, che incanta le masse e ha la possibilità di trasmettere loro qualcosa ci aspetteremmo un gesto di utilità sociale.
Lui potrebbe diventare un buon esempio, facendosi vedere a cavallo col cap in testa: perché le persone che fanno tendenza hanno la possibilità di incidere, in senso positivo o negativo, su chi li segue.
Speriamo comunque che Bocelli prima o poi colga il nostro invito: e a parte questo, montare a cavallo a testa scoperta ha sempre quel che di trasandato.
A proposito di cose che mancavano: prossima volta ricordare scopa e paletta, che il poveretto che raccoglieva le fiante di Caudillo con le mani dal tappeto blu era uno spettacolo davvero triste.
Altra cosa, ma questa volta l’appunto è per le testate generaliste: il cavallo di Bocelli non è ‘bianco’, ma grigio.
Voi lo sapete, perché siete gente di cavalli e consapevoli del fatto che Caudillo non è nato col mantello candido ma si è ‘incanutito’ negli anni partendo da un diverso mantello di base, visibile quando era puledro.
E la sua pelle al di sotto permane nera, al contrario dei cavalli nati realmente bianchi (ma sono pochissimi!) che hanno la pelle rosa.
Molto tenero il ricordo del suo primo cavallo, regalatogli dal papà quando era bambino dopo la morte del nonno, che avrebbe voluto fare lui quel dono al suo nipotino ma non fece in tempo.
E il primo cavallo di Bocelli fu quindi un Haflinger, o Avelignese come si chiamavano da noi ai tempi: la prima monta di tanti, tanti bambini ora cavalieri grandi: e davvero anche loro si meriterrebbero un premio alla carriera, non vi pare?























