“Le corse clandestine di cavalli, un fenomeno radicato in Italia, soprattutto nel Sud, sono molto più di semplici infrazioni: rappresentano una palese manifestazione del potere criminale, una sfida aperta alle istituzioni democratiche e una grave minaccia per la sicurezza pubblica e il benessere degli animali. L’inchiesta ha rivelato una percezione disomogenea della gravità di questo fenomeno tra le diverse istituzioni. Se da un lato la Polizia Giudiziaria e la Magistratura ne avvertono la serietà e l’allarme sociale, le amministrazioni locali, pur riconoscendo l’esistenza del problema, spesso non sembrano pienamente coinvolte nelle attività preventive o nella visione strategica di contrasto. Questo divario nella percezione e nell’azione si traduce in una limitata efficacia delle misure di contrasto, lasciando ampi spazi all’operato delle organizzazioni criminali. Le indagini hanno mostrato come queste corse siano intrinsecamente legate alla criminalità organizzata, che le utilizza non solo per generare ingenti profitti tramite scommesse illegali, ma anche per affermare il proprio controllo sul territorio e ostentare la propria supremazia. La brutalità inflitta agli animali, costretti a gareggiare in condizioni disumane e spesso dopati, rivela una totale mancanza di rispetto per la vita e il benessere, aspetti che la recente Legge n. 82 del 6 giugno 2025 mira a rafforzare, inasprendo le pene per i reati di maltrattamento. Per un contrasto più efficace, è fondamentale un approccio integrato che agisca su più livelli: normativo, operativo e culturale”.
Il virgolettato qui riportato fa parte delle conclusioni della relazione annuale della Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle Attività Illecite Connesse al Ciclo dei Rifiuti e su altri Illeciti Ambientali e Agroalimentari presentata in questi giorni alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica della XIX Legislatura.
Istituita con legge 10 maggio 2023, n. 53, della Commissione fanno parte i deputati: Morrone, Auriemma, Battistoni, Borrelli, Cangiano, Dara, Giuliano, Gruppioni, Iaia, Lampis, Longi, Manes, Marino, Pisano, Rubano, Silvestri, Simiani, Vaccari. Ci sono poi i senatori: Bizzotto, Borghese, Cucchi, De Carlo, De Priamo, Dreosto, Farolfi, Fina, Fregolent, Irto, Lorefice, Mennuni, Naturale, Paroli, Petrucci, Potenti, Rando, Spagnolli.
Tanta gente insomma, che tra i propri compiti istituzionali ha anche quello di lavorare sulla piaga delle zoomafie e quindi delle corse clandestine. E che dopo lunghe indagini e lavoro è arrivata a mettere nero su bianco – che in molti casi significa far emergere in termini di legge – ciò che da moltissimo tempo è sotto gli occhi di tutti.
Scorrendo la parte di interesse del voluminoso documento consegnato dalla Commissione, si legge che “il fenomeno criminale delle corse clandestine di cavalli è stato il primo oggetto di approfondita analisi da parte della Commissione. Più specificamente, la stessa ha avviato una intensa attività, istruttoria e di carattere investigativo, sui possibili fenomeni illeciti perpetrati in tale settore, quale contraltare alla regolamentazione e ai controlli esistenti all’interno dei circuiti legali dell’ippica, con riferimento, tra l’altro, alle scommesse, alla salute e al benessere degli equidi, nonché alla tutela e alla gestione dei cavalli da corsa “a fine carriera”.
Ma alla fine, quali sono le nuove proposte che emergono da indagini che hanno sempre più la caratteristica – ci si consenta – della scoperta dell’acqua calda per chi ‘vive’ il cavallo tutti i giorni?
Riassumiamo per sommi capi e rimandiamo a una lettura più approfondita (per il rapporto completo CLICCA Parte 1, Parte 2, Appendice)…
- 1) Inasprimento delle pene già esistenti
- 2) Strumenti di investigativi e di prevenzione (per esempio agenti sotto copertura…)
- 3) Misure amministrative e patrimoniali
- 4) Promozione della legalità e del benessere animale
E questo ultimo punto è quello da cui ci piacerebbe trarre qualche considerazione. Nel documento della Commissione si parla di ‘riqualificazione sociale e culturale’. È stato rilevato che il fenomeno delle corse clandestine prospera in contesti di degrado socio-economico. Dove naturalmente l’assenza dello Stato viene largamente sopperita dalla presenza della criminalità organizzata. Da qui l’idea di trarre ispirazione dal Decreto Caivano per quartieri come San Cristoforo a Catania per esempio. Ma… In tutto ciò manca un punto nodale. Ovvero quello di ‘insegnare’ il cavallo a chi l’ha sempre visto come un mezzo per fare soldi e poi, in un salto mentale senza collegamenti, come una bistecca.
Se il cavallo non entra nella sfera conoscitiva e poi affettiva delle persone, indipendentemente da qualsiasi legge che cala dall’alto, gli sarà quasi impossibile guadagnarne il rispetto e mutare la propria posizione ‘sociale’. Questo vale anche oltre i confini dei luoghi sotto ai riflettori dei misfatti di cronaca. Il tema di quello che vogliamo riconoscere ai cavalli riguarda tutti noi. Perfino gli addetti ai lavori.






















