Solidamente destabilizzante. Ecco come potrebbe essere finita la scultura equestre di Gonzalo Lebrija intitolata El rumor de la discordia.
A ospitarla, almeno temporaneamente, è la centralissima Plaza del Carmen a Madrid. La minicipalità della capitale spagnola l’ha infatti avuta in concessione per 15 anni dall’Hotel Thompson che l’ha finanziata e ne detiene la proprietà.
L’opera, un monumento alto 6 metri e mezzo, si compone di una base su cui poggia un magnifico Purosangue in bronzo che vuole essere antagonista per qualsiasi statua equestre si possa ricordare nella storia.
Al posto di celebrare la grandezza di un regnante o di un eroe – compito da sempre legato ai monumenti con i cavalli – il Purosangue di Lebrija parla di tutt’altro.
Parla di una forma di solida precarietà per esempio, con un solo piede appoggiato sul pesante basamento mentre il suo corpo si libra letteralmente nell’aria.
Non magnifica la politica di alcun regnante in quanto è un cavallo ‘nudo’. Senza uomo, senza sella, senza finimenti.
L’intenzione dell’artista messicano è proprio quella di raffigurare la precarietà, l’incertezza e la vulnerabilità dell’essere umano che nella sua arte ha le sembianze di un nobile Purosangue.
Così come tanti lavori di artisti contemporanei, anche Lebrija desidera lanciare la propria domanda nello spazio della gente. Per spingere il pubblico a interrogarsi e dare più peso alle proprie percezioni, tralasciando almeno per un momento il pensiero main-stream. Un’idea che è piaciuta molto all’amministrazione madrileña che ha voluto inserire El rumor de la discordia nel proprio piano di riqualificazione culturale urbana, offrendo un tema di dibattito anche tra i cittadini comuni. E tutto questo con un cavallo…






















