È stato il ‘laico’ in un mondo che montava in divisa. E poi è stato un indiscutibile campione. Un uomo che sicuramente metteva in soggezione ma che chi ha avuto la fortuna di incrociare nel proprio percorso equestre ricorda con enorme nostalgia. Graziano Mancinelli ha avuto un ruolo nell’equitazione italiana difficilmente eguagliabile. Come cavaliere, come tecnico, come esempio di determinazione.
Ed è proprio sulla poliedricità di questo uomo di cavalli dall’enorme personalità che si è scatenata la penna di Umberto Martuscelli che per Rubbettino a scritto Il Padrone della Vittoria, un libro davvero intrigante perché parla a intere generazioni di cavalieri e amazzoni che l’hanno conosciuto. E parla anche a chi è venuto dopo e ne ha sempre sentito parlare. Uomo difficile, carattere spigoloso, con la sua coppola in tweet, il si e il sigaro e il loden verde con la mantella. Con stivali sempre lucidi: spesso quelli neri con la fascia marrone…
«La scrittura del libro su Graziano Mancinelli, come anche nel caso dei fratelli d’Inzero, è stata molto laboriosa, molto faticosa fisicamente, ma incredibilmente gratificante, sotto il profilo del piacere personale. – ha spiegato Martuscelli. – La sensazione che ho provato a un certo punto, forse più a libro concluso che mentre lo stavo scrivendo, è stata quella di narrare una specie di storia di una grande famiglia. Che non era la famiglia Mancinelli ovviamente, ma noi. La famiglia di tutti noi. La famiglia dello sport. Perché Graziano era così profondamente collegato a tutto e a tutti, che quindi raccontare di lui è stato come chiamare in causa, di volta in volta, tutti i principali protagonisti della vita del nostro sport».
Spesso additato per una durezza di carattere inusuale, l’indagine di Martuscelli ha riequilibrato molti perché della vita di Mancinelli…
«Quando ho lavorato sul periodo della sua infanzia e della sua adolescenza, ho provato delle sensazioni veramente laceranti di dolore. Non so, forse c’entra il fatto anche che io adesso sono genitore di quattro figli e che quindi, più di quanto mi sarebbe accaduto quando ero più giovane, mi fa stare male l’idea che un bambino prima, un ragazzino poi, abbia dovuto attraversare e affrontare le difficoltà che ha attraversato e affrontato lui».
Sotto il profilo sportivo, la storia di Mancinelli è stata importantissima come raccontano i suoi risultati. Ma lo è ancora di più se valutata con il senno di poi e se messa nella giusta prospettiva con la storia personale che Martuscelli ha saputo tratteggiare con abilità.
«Graziano Mancinelli è stato veramente il responsabile, non unico ma principale, dello spostamento del centro di gravità del salto ostacoli soprattutto, ma visti gli anni dovremmo dire dello sport equestre. Prima che Graziano si spostasse in Lombardia tutta la parte più importante dello sport equestre italiano era prodotta da Roma. In termini di cavalieri, di cavalli, di dirigenti, di tecnici. Veniva tutto da lì, tutto da Roma. Quando Graziano è arrivato in Lombardia – contemporaneamente al boom economico industriale – una borghesia molto ricca ha fatto da perfetto terreno per qualunque tipo di iniziativa imprenditoriale. Ha innescato un fenomeno virtuoso di arricchimento dello sport equestre fino a fare della Lombardia la regione più importante in Italia».
«Mancinelli è una persona con la quale ho avuto molto a che fare – chiosa Umberto Martuscelli – anche se non in maniera così approfondita. Però – e questo in parte è proprio il motivo di questo libro – rimane una persona che io sento, che ho sempre sentito e che continuerò a sentire un po’ mia».
- Il padrone della vittoria – Graziano Mancinelli, storia di un campione
- di Umberto Martuscelli
- Ed Rubbettino
- 34 euro
- Volume pubblicato con il contributo della federazione Italiana Sport Equestri























