Flora Giannetti con la sua Haflinger Vienna ha partecipato la scorsa settimana al Winter Trophy di Working Equitation WAWE: tra Lusitani, Maremmani, PRE e via equitando c’era anche lei, altezza pony ma cuore da drago.
Perché tutte le storie di cavalli sono belle, ma quando nascono da una partenza difficile e crescono tra casi e coincidenze, ancora di più.
Flora, com’è andata questa prima uscita dell’anno con Vienna?
«In realtà lei è una cavalla molto sensibile, tende a spaventarsi facilmente, quindi non è stato semplicissimo. Ad Arezzo, dietro al campo gara, c’erano lavori in corso per l’allestimento del ristorante del Toscanatur: rumori, flessibili, addirittura fiamme ossidriche. Poteva sicuramente andare meglio senza queste condizioni. Quando si spaventa tende ad appoggiarsi molto sulla mano, cosa che a casa non fa. Però, tutto sommato, ha portato a termine la prova senza grossi errori e io sono comunque contenta».
Dal punto di vista del risultato, come lo valuta?
«Non ho fatto una percentuale particolarmente alta. C’erano giudici internazionali ed erano giustamente molto attenti, soprattutto sulla posizione quando il cavallo va sotto la verticale, che viene penalizzata. Io lo trovo corretto: nel nostro caso è una reazione legata alla tensione, ma ci sono cavalli che vengono lavorati così e non è giusto. I giudici fanno bene a essere rigorosi su questi aspetti. Alla fine sono arrivata a metà classifica».

Qual è allora l’aspetto più positivo di questa esperienza?
«Sicuramente il fatto che Vienna continua a migliorare. È un cavallo che cresce ogni mese, ogni uscita è un passo avanti. È molto disponibile, ha una bella testa per il lavoro, non dice mai di no e prova sempre a fare tutto quello che le chiedo. È un cavallo sportivo a tutti gli effetti, anche se fisicamente è un pony: è alta un metro e quarantadue. Però lei non si sente piccola, si sente un cavallo grande».
Raccontiamola meglio questa Vienna: quanti anni ha e da dove arriva?
«Ha undici anni, è del 2015, ed è di mia proprietà. Viene dall’allevamento di Luca Russo a Benevento: in realtà era stata scartata, anche per questioni morfologiche e di mantello, perché è più scura rispetto agli standard richiesti oggi. Io l’ho presa che aveva cinque anni e non era nemmeno domata. All’inizio è nato tutto un po’ per caso: avevo bisogno di fattrici per la scuderia e l’ho presa insieme a un’altra. Poi ho iniziato a lavorarla quasi per gioco».
E come è iniziata la sua carriera sportiva?
«Nel frattempo il cavallo con cui gareggiavo, un Lipizzano, è stato ritirato perché non amava le competizioni. Mi sono trovata “a piedi”, avevo appena iniziato a lavorare Vienna e ho deciso di portarla in gara per fare esperienza. E invece abbiamo vinto subito un campionato. Da lì è partito tutto: ogni volta è andata sempre meglio e continua ancora oggi a migliorare».
A che punto siete ora del vostro percorso?
«Adesso siamo nella seconda categoria più alta e stiamo lavorando per provare a salire ancora. Quest’anno cerchiamo di preparare gli ultimi esercizi, poi vedremo. Con lei è sempre una sorpresa: è molto disponibile, le piace lavorare con me. Io faccio anche tanto lavoro da terra, in libertà, e questo sicuramente aiuta molto».
Com’è Vienna nella vita di tutti i giorni, fuori dal campo gara?
«È un cavallo molto confidente, le piace stare con le persone, soprattutto con me. Vive anche in branco ed è molto gregaria: non vuole mai stare sola. È un po’ la “sentinella”, quella che si accorge per prima di tutto. Però allo stesso tempo, quando la chiamo, viene sempre. Questo per me è molto importante, perché significa che lavora volentieri. Curo molto la relazione, e si vede bene con lei: è un cavallo sempre disponibile e che ama fare le cose insieme».
In una parola, che cavalla è Vienna per lei?
«Una grande soddisfazione. Sono davvero molto contenta di lei: perché è una sorpresa continua, e sempre positiva».
Cavallo Magazine vuole dare attenzione allo zoccolo duro dell’equitazione, ascoltare la voce della base di questo mondo: qualcosa a cui tiene da mettere in luce?
«Mi piacerebbe sottolineare l’importanza di portare avanti le razze italiane e i cavalli dei nostri allevatori. L’equitazione italiana è troppo esterofila. Sarebbe bello che gli allevatori cominciassero ad investire sui cavalieri in grado di valorizzare i cavalli, Vienna ne è l’esempio: con un lavoro fatto bene un cavallo qualsiasi può diventare un grande cavallo, ma ci vuole qualcuno che ci creda. Inoltre mi piacerebbe che la Working Equitation iniziasse ad essere più conosciuta, in quanto è bellissima e completa oltre ad essere molto tecnica: è un’applicazione pratica del Dressage che permette di lavorare un cavallo a tutto tondo ed è anche utile per far approcciare adulti e bambini al lavoro in piano divertendosi. Questa è la filosofia che cerco di portare avanti nella mia piccola scuola di equitazione, Equiarmonia ASD che ho aperto in provincia di Firenze».

























