Secondo un pool di ricercatori affiliati alla Charles Sturt Univerity, una università online australiana, ci sarebbe un bio-marcatore del sangue associato alla formazione delle ossa che potrebbe raccontare molto ai veterinari… Soprattutto in materia di zoppie.
Lo studio è stato condotto su un numero davvero rilevante di soggetti: 1359 Purosangue in allenamento nel Nuovo Galles del Sud, Victoria e Australia occidentale.
Cosa dicono gli scienziati
Nella loro paziente osservazione, i ricercatori hanno rilevato che i livelli di osteocalcina, una proteina prodotta dalle cellule delle ossa che aiuta a costruire e mineralizzare il tessuto osseo ed è quindi un importante bio-marcatore del metabolismo osseo stesso, erano più elevati nei cavalli considerati zoppi al momento del prelievo di sangue. Livelli più elevati rispetto alla norma sono stati associati alla zoppia anche durante il follow-up a 7 e 28 giorni, sebbene la ratio si sia ridimensionata dopo che i ricercatori hanno messo i dati in prospettiva considerando anche fattori quali l’età, il sesso, la località e la superficie di allenamento dei soggetti esaminati.
Tra gli aspetti più rilevanti di questo studio, è stato annotato che i cavalli con livelli di osteocalcina inferiori a una soglia sperimentale hanno mostrato una regressione decisa della zoppia nei 28 giorni successivi.
Da un punto di vista dell’utilizzo dei dati rilevabili da questo bio-marcatore significherebbe che potrebbe essere più efficace nell’identificare i cavalli a rischio relativamente basso nel breve termine piuttosto che nel prevedere quali singoli cavalli diventeranno zoppi nel lungo termine.
Una ricerca che guarda al futuro
I ricercatori australiani hanno precisato che la valutazione dell’osteocalcina come marcatore non è ancora pronta per essere utilizzata come test clinico. L’osteocalcina rifletterebbe infatti la formazione e il rimodellamento osseo in tutto il corpo. Quindi non può indicare dove o perché un cavallo zoppichi. Inoltre, le valutazioni di follow-up sullo stato di salute sono state riportate dagli addestratori anziché confermate tramite esami veterinari o diagnostica per immagini, e i dati di follow-up non erano disponibili per oltre un terzo dei cavalli.
Anche se al momento ci si muove nel campo delle ipotesi, come quasi sempre accade nella scienza, l’osteocalcina secondo i ricercatori meriterebbe ulteriori studi come possibile strumento per valutare il rischio di zoppia. Ricerche future potrebbero includere diagnosi veterinarie ed esami di imaging, nonché prelievi ematici ripetuti per determinare se i cambiamenti in un singolo cavallo nel corso del tempo siano più utili di una singola misurazione.
Anche nel mondo dei cavalli e del loro benessere, la scienza si muove a piccoli passi…























