Si chiamava Gianna Sommavilla ma per la gente della sua Val di Fassa era Giana del Tonolerchie.
Aveva 75 anni e se ne è andata a causa del morso di una zecca subito ai primi di giugno, che le ha provocato una fatale encefalite.
La signora Sommavilla, insegnate in pensione, faceva parte del gruppo Schützen della Schützenkompanie Ladins de Fasha, dove ricopriva il ruolo di vivandiera, la Marketenderin.
Ma era una di noi, anche se preferiva parlare il ladino che l’italiano.
In passato aveva gestito due centri ippici, e aveva ancora tre cavalli un po’ âgées che amava moltissimo – in uno dei suoi post su Facebook c’era la loro foto, con la didascalia ’75+71, sempre insieme!’.
Due cavalli l’hanno accompagnata nel suo ultimo viaggio, assieme alla sua famiglia, agli amici e al gruppo Schutzen le cui attività erano uno dei pochi motivi che riuscivano a farla scendere in paese, e lasciare per qualche ora la sua casa e le sue montagne.

Commovente il loro saluto alla compagna e amica di tanti anni:
“Con grande dolore per il nostro gruppo dobbiamo dare questa brutta notizia.
La nostra vivandiera, Giana del “Tonolerchie”, dopo due o tre settimane di una brutta malattia, è andata nella Pasqua del Signore.
Marketenderin dal 1996, ladina e tirolese orgogliosa da sempre, ha custodito e difeso la nostra identità e la nostra storia, indossando il costume tradizionale e prendendosi cura dell’ambiente e di tutto ciò che di bello possiamo ammirare sulle nostre montagne.
Era innamorata della montagna Lusia, dove trascorreva l’inizio dell’estate; scendeva in paese molto di rado, se non c’era da andare in giro con la Compagnia. Non dimenticava mai i fiori per i copricapi, che raccoglieva lei stessa in montagna: segno che, anche se aveva un carattere roccioso, aveva un’anima gentile e coraggiosa.
Nel corso degli anni non sono mancate discussioni, perché lei ti diceva tutto in faccia, senza nascondersi mai. Ma poi si tornava a scherzare e a ridere insieme come se non fosse successo nulla.
Ti abbiamo voluto un gran bene, anche se qualche volta eri complicata: ma eri fatta così, e non si poteva cambiarti.
Adesso ti ritroverai con quei compagni che sono partiti prima del tempo, con quelli con cui hai camminato tante e tante volte e con cui avete condiviso tanti momenti felici.
Lascerai un grande vuoto qui davanti a noi. Cercheremo di tenere alto il tuo spirito e di portare avanti il tuo modo di essere, così profondamente ladino.
Un evviva e un saluto alla nostra Giana”.
Parole limpide e pulite, senza ombre né inganni.
Come le montagne più belle, come i cavalli: e come Giana.
Qui le istruzioni sul da farsi in caso vi morda una zecca























