Seconda puntata del nostro viaggio tra i cavalli della Rivoluzione industriale. Mentre in superficie trainavano carri e chiatte, nelle miniere migliaia di pony contribuivano a portare fuori il carbone.
Qualche giorno fa abbiamo cominciato a raccontarvi dei cavalli che hanno fatto la Rivoluzione industriale. Quelli delle strade e dei canali erano sotto gli occhi di tutti.
Per incontrare gli altri, i pit pony, bisogna scendere sottoterra.

Che lavoro facevano i pit pony nelle miniere
Il loro compito era trainare i vagoncini carichi di carbone attraverso le gallerie delle miniere.
Dovevano essere abbastanza piccoli da muoversi in spazi angusti e abbastanza forti da affrontare un lavoro pesante, giorno dopo giorno.
Nel 1913, quando il loro impiego raggiunse il massimo, nelle miniere britanniche lavoravano circa 70.000 pony.
Molti vivevano in scuderie ricavate sottoterra e tornavano in superficie durante la chiusura annuale della miniera.
Per loro significava ritrovare l’aria, l’erba e la possibilità di muoversi senza finimenti addosso.
Il National Coal Mining Museum conserva il ricordo dei pony della miniera di Denby Grange, che trascorrevano all’aperto le due settimane di pausa estiva.
La vita nelle gallerie restava dura.
Gli spazi bassi e le attrezzature esponevano gli animali a ferite e incidenti.
Accanto a loro lavoravano uomini che imparavano a conoscerli, li accudivano e, spesso, si affezionavano a quei piccoli colleghi con quattro gambe. La cura ricevuta da alcuni non cancellava la fatica delle condizioni in cui vivevano.
Con la meccanizzazione il numero dei pit pony diminuì, ma la loro storia durò molto più a lungo di quanto si potrebbe immaginare: gli ultimi uscirono da una miniera di carbone britannica nel 1994.
E mentre loro lavoravano nell’oscurità, altri cavalli continuavano a svolgere compiti altrettanto impegnativi alla luce del sole.
Nella prossima puntata li seguiremo fra porti e stazioni, arrivando anche in Italia.






















