Domenica 28 maggio 2006. Quando entrano in campo per iniziare la prima manche del Gran Premio Roma, il pubblico di Piazza di Siena sa che loro – amazzone e cavallo – sono all’esordio in questa gara, una gara che ogni cavaliere italiano sogna di poter affrontare prima o poi nella sua carriera.
Anche lei, anche Chiara fin da bambina aveva sempre sognato di arrivare a Piazza di Siena. E adesso c’è, adesso è lì, per la prima volta nella sua vita: non solo a Piazza di Siena, ma addirittura in Gran Premio Roma. Il massimo. La gente in tribuna sa e capisce tutto questo: e accoglie la giovane amazzone in campo con un caldo e affettuoso e incoraggiante applauso. Come dire: forza, siamo tutti con te. Forza Chiara.
E Chiara parte, prende il galoppo, si dirige verso il primo ostacolo, sta per iniziare il suo Gran Premio Roma, ma il suo Gran Premio Roma non inizia: perché il suo cavallo, il suo Harpon du Borda, sul primo ostacolo si ferma. Sul primo ostacolo. Una fermata goffa e sgraziata, le barriere cadono, Chiara finisce sul collo del suo cavallo, quell’atmosfera di bella e ansiosa attesa viene violentata da un evento che disturba nel profondo ogni singolo spettatore in tribuna.
Il pensiero comune è perfino ovvio: poverina, adesso perde il morale, adesso non ce la farà più, adesso si sentirà a pezzi, adesso penserà di aver fatto la classica figura della sprovvedutella un po’ incosciente che va a fare qualcosa di più grande di lei.
Su Piazza di Siena cala il silenzio. Davvero: una cosa irreale. E Chiara prende il galoppo per la seconda volta. Per la seconda volta si dirige verso quel primo, maledetto ostacolo. Lo supera. E come supera il primo supera anche il secondo, e poi il terzo, il quarto, tutti gli altri, anche la doppia gabbia, anche le linee più difficili, anche gli ostacoli più insidiosi. Tutti. Taglia il traguardo senza aver toccato una sola barriera.
Esplode un applauso liberatorio: Chiara sorride e poi ride, quasi incredula. Ce l’ha fatta. Praticamente il suo è un percorso netto. E oggi, a distanza di tempo, lo si può dire senza alcun dubbio: non molti cavalieri in quella circostanza sarebbero stati capaci di una tale reazione.

























