Di persone che dicono di amare gli animali ce ne sono tante: poi ci sono quelli che lo fanno, davvero, ogni giorno, come la famiglia di Fattoria San Gallo a Botticino, provincia di Brescia.
Melissa, Luigi i loro quattro bambini e cavalli, pecore, un asino, galline. Tutti animali salvati dal macello o da situazioni di abbandono e maltrattamento che ora fanno parte a pieno titolo della famiglia.
Che ora si trova in una situazio di emergenza e difficoltà economica: il terreno che avevano in affitto da 12 anni vicinissimo alla loro casa e in cui avevano creato la loro piccola fattoria è coinvolto in un procedimento giudiziario e destinato all’esproprio.
Cosa fa una famiglia in queste situazioni? Rimane unita.
E ha deciso di chiedere per la prima volta l’aiuto di altre persone con una raccolta fondi, destinata a permettere il trasloco di tutti – nessuno escluso – nella nuova casa, e ad adattare quest’ultima alle necessita degli animali.
E infatti Melissa e Luigi, lei psicoterapeuta specializzata in interventi assistiti con gli animali e lui podologo equino, non trovando altre soluzioni nei paraggi di Brescia hanno deciso di trasferirsi, tutti, a Rovigo.
Abbiamo parlato con Melissa per farci spiegare la situzione nei dettagli.

«Faccio la psicoterapeuta e mi occupo di interventi assistiti con gli animali da più o meno vent’anni. Mi sono laureata nel 2008, ma avevo iniziato già prima. E parallelamente, io e mio marito abbiamo sempre aiutato i cavalli. È una cosa che è nata così, quasi senza accorgercene».
Il primo è stato un cavallo Murgese, destinato al macello.
«Non aveva passato la rassegna. Mio marito l’ha comprato e me l’ha regalato per la laurea: da lì non ci siamo più fermati».
Poi è arrivato un pony visto per caso al mercato, con ferite gravi alla testa. E poi, uno dopo l’altro, altri animali in difficoltà.
«Abbiamo accolto sei Haflinger che sarebbero finiti nella filiera alimentare. Una signora vicino a noi teneva le fattrici sempre con lo stallone: nascevano tre puledri all’anno ed erano destinati al macello. Alcuni li abbiamo presi noi, altri li abbiamo sistemati da persone fidate».
Nel tempo la famiglia si è allargata ancora: cavalli abbandonati, pecore destinate alla carne, galline, capre, vitellini, un’asina.

«Non sono neanche tutti formalmente nostri. Ma siamo noi a prendercene cura. E soprattutto: noi non lavoriamo con loro. Sono animali che arrivano da situazioni difficili, e restano con noi».
Una vita costruita attorno agli animali Da dodici anni vivono in un ettaro di terreno in affitto, in una zona collinare della provincia di Brescia.
«È a cento metri da casa nostra, sotto un bosco. Abbiamo fatto le recinzioni, le capannine… è diventato il loro posto.»
Ma oggi tutto questo sta per finire.
«Il terreno è coinvolto in un procedimento giudiziario molto pesante a carico del proprietario. Verrà espropriato e noi dobbiamo andarcene.»
Una corsa contro il tempo: la situazione ormai è diventata urgente.
«Abbiamo avuto delle proroghe, ma l’ultima scadenza non è più rinviabile. Il nostro avvocato è stato chiaro: dobbiamo dimostrare che ce ne stiamo andando. Ci sarà un sopralluogo con un dispiegamento importante di autorità: Carabinieri Forestali, ATS, Regione, ARPA… Il sindaco ci ha consigliato di essere fuori entro il 4 giugno».
Il rischio quale sarebbe altrimenti?
«Sui documenti iniziali era previsto anche il possibile ricollocamento degli animali. Il nostro avvocato dice che potrebbero arrivare perfino a un sequestro. Io non voglio scoprirlo».

Avete fatto una scelta tutt’altro che scontata, molto radicale.
.«Abbiamo trovato una proprietà in provincia di Rovigo, a Ceregnano. Costa meno, ma è a 170 chilometri da qui. Lasciamo tutto. Ma non vogliamo separare il nostro branco. Non abbiamo mai fatto raccolte fondi. Ci siamo sempre sostenuti da soli. Ma questa volta non ce la facciamo».
Le spese sono importanti e immediate:
- recinzione di 11.000 mq
- circa 700 metri di rete e 150 pali
- trasporto di cavalli, pecore e strutture
- affitto mezzi per il trasferimento
«Non abbiamo un nostro mezzo. Dovremo noleggiare più trailer piccoli, perché alcuni cavalli non sono mai saliti su un mezzo. Non posso caricarli tutti insieme, si spaventerebbero. Devono partire tutti insieme. Non posso lasciare indietro qualcuno mentre gli altri vanno via: sarebbe troppo stressante per loro».
Durante la conversazione, Melissa si interrompe un attimo.
«Mi vergogno un po’ a chiedere aiuto.»
Ma subito dopo aggiunge: «Però siamo una famiglia. Abbiamo quattro figli. E questi animali fanno parte della nostra famiglia».

E il pensiero più difficile da sostenere è uno solo:
«Li abbiamo salvati per aiutarli. Alcuni sono arrivati zoppi, altri malati. E adesso, per una cosa che non dipende da noi, rischiano di perdere tutto. Non è giusto. Insieme a noi ci sono otto cavalli: Zueco, Amed, Raggio di Sole, Swami, Minerva, Iron, Sky, Isha, la piccola pony Nina, la dolcissima asinella Alaska, tre pecorelle Heidi, Vekè e Brex, le galline Ballerina, Portia, Attila, Battibecco, Svolattila, Collo Spelacchiato, Attilina, Boschiva ed il gallo Pinar».

L’appello
Il tempo è pochissimo.
«Stiamo lavorando ogni fine settimana nella nuova proprietà che abbiamo acquistato, con molto sacrifici, per sistemarla e ottenere i codici stalla. Ma servono almeno 30 giorni. E noi dobbiamo essere pronti entro fine maggio».
A Rovigo c’è già un’amica che li aspetta, Samantha Filippini che ha lanciato la raccolta fondi dedicata.
L’appello è semplice e diretto: aiutare, anche con piccoli contributi, a rendere possibile il trasferimento del branco senza separazioni.
Volete aiutare Melissa, Luigi e i loro cari animali a raggiungere la nuova casa, pronta e sicura per accoglierli?
Qui trovate la raccolta fondi che hanno lanciato a questo scopo: un modo, in fondo, per entrare anche noi a far parte della famiglia di fattoria San Gallo.
























