Quest’anno ricorrono gli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi; che, oltre ad essere per Bertrand Russell “…uno degli uomini più adorabili della storia” nella sua prima parte della vita è stato anche un cavaliere.
Sì, esattamente: combatté tra le fila ghibelline nella guerra di Assisi contro Perugia, fu catturato e venne liberato solo dietro riscatto del padre, che era un ricco commerciante di stoffe.
Fu proprio la malattia che lo aveva colpito durante la prigionia a farlo entrare in una vera e propria crisi spirituale, e lo decise a dedicarsi ai più poveri trai poveri, ai derelitti.
Quelli di cui nessuno si curava e che viveno ai margini della società, ben lontani da quello che fino a quel momento era stato il suo mondo.
E uno dei passaggi fondamentali dallo status di giovane facoltoso a quello di sposo di Madonna Povertà lo vide letteralmente smontare di sella e offrire il suo mantello a un povero cavaliere decaduto.

Possiamo vedere la scena in uno degli affreschi di Giotto che ornano la Basilica superiore di Assisi.
E curiosamente, ci sono altri frati francescani che sono in qualche modo legati ai cavalli e hanno qualcosa del cavaliere dentro di loro.
Come Sant’Ignazio da Laconi, ad esempio: il suo nome era ancora Vincenzo Peis (1701-1781) quando giovanetto era stato incaricato di portare un cavallo al padre, sull’altopiano che si affaccia a strapiombo sul Campidano, nel cuore della Sardegna.
Quel cavallo che si imbizzarì e lo stava per portare nel baratro quando il ragazzo si ricordò di una promessa che aveva fatto a Dio durante una malattia, ma che non aveva mantenuto.
Nell’istante in cui Vincenzo ricordò la promessa il cavallo si quietò, e lo poté quindi portare al padre.
Così il ragazzo diventò frate Ignazio dell’Ordine dei Cappuccini, amatissimo già in vita per la sua bontà e dolcezza e quindi divenuto santo.
Più recentemente i frati francescani di Assisi hanno avuto tra di loro Padre Danilo Reverberi. Era un amico dei cavalli da Trotto e di Sergio Carfagna, a cui aveva suggerito l’affisso finale ‘Pax’ per i suoi puledri.

Padre Danilo è stato portato via dal Covid nel 2021: era nato a MIlano nel 1957, prestava servizio nel protomonastero di Santa Chiara.
Volendo uscire dall’Ordine francescano, non dimentichiamo El Cura Brochero, canonizzato dal conterraneo Papa Francesco nel 2016.
Un sacerdote che a dorso di mulo raggiungeva anche i più isolati dei suoi parrocchiani, sulle Sierras grandes dell’Argentina.
E sempre a dorso di mulo, quando occorreva, si muoveva anche il Cardinale Giuseppe Melchiorre Sarto, poi eletto al soglio pontificio con il nome di Pio X.
Nato nel 1835 a Riese, in provincia di Treviso che allora era austro-ungarica il futuro Papa e Santo proveniva da una famiglia modesta, di campagna.
Uno dei pochi pontefici ad avere avuto in curriculum esclusivamente incarichi pastorali, lontani da diplomazia e impegni curiali.
Per non parlare dell’attuale pontefice, Leone XIV: che ci ha dato grandi soddisfazioni dal punto di vista equestre: e non solo equestre, occcorre dire.
Per tornare a San Francesco dopo questo piccolo viaggio tra santi, papi, frati, cavalli e muli niente di meglio del “Cammino di Assisi” a cavallo: 300 km da Forlì ad Assisi, di solito percorribili in una decina di giorni in sella.
Se poi lungo la strada vi fermate in qualche chiesa francescana fermatevi, se credete pregate. O magari riempitevi anche semplicemente il cuore della serenità che è di casa, ancora oggi, in questi luoghi.
Nel caso ricordate che, in questo particolare Anno Giubilare, la Penitenzieria Apostolica attraverso il Decreto emesso in conformità al volere del Sommo Pontefice, in occasione dell’Anno di San Francesco concede l’Indulgenza plenaria alle consuete condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre).
Applicabile anche in forma di suffragio per le anime del Purgatorio.
A tutti i fedeli, indistintamente “…che, con l’animo distaccato dal peccato, parteciperanno all’Anno di San Francesco visitando in forma di pellegrinaggio qualsiasi chiesa conventuale francescana, o luogo di culto in ogni parte del mondo intitolato a San Francesco o ad esso collegato per qualsivoglia motivo. E lì seguiranno devotamente i riti giubilari o trascorreranno almeno un congruo periodo di tempo in pie meditazioni e innalzeranno a Dio preghiere . Affinché, sull’esempio di San Francesco, nei cuori scaturiscano sentimenti di carità cristiana verso il prossimo e autentici voti di concordia e pace tra i popoli. Concludendo con il Padre Nostro, il Credo ed invocazioni alla Beata Vergine Maria, a San Francesco d’Assisi, a Santa Chiara e a tutti i Santi della Famiglia Francescana“.
Ma in tutti i modi, sempre e oggi ancora di più: Pax et Bonum.

























