Attraversò l’Europa in sella, raccontò i suoi viaggi e si oppose al fascismo e al nazismo. Poi fondò un rifugio per cavalli anziani: la storia di uno svizzero che trasformò l’amore per i cavalli in una responsabilità.
Per Hans Schwarz, viaggiare a cavallo era un modo di conoscere il mondo. Raccontarlo, un modo di prendere posizione. E prendersi cura dei cavalli, anche quando non potevano più lavorare..
Nato a Berna nel 1895, lo svizzero Schwarz appartiene a quella generazione che vide il viaggio in sella perdere progressivamente la sua funzione pratica per diventare una scelta consapevole.
Nel suo caso, una scelta capace di tenere insieme cavalli, scrittura e impegno civile.

I cavalli, prima di tutto
Schwarz crebbe in una famiglia dove i cavalli facevano parte della vita quotidiana: il padre, commerciante, ne teneva diversi per sella e attacchi. Un incontro precoce e decisivo, destinato a orientare tutta la sua vita.
Dopo una formazione commerciale e una carriera militare, nella quale raggiunse il grado di primo tenente nel treno di rifornimento dell’esercito svizzero, cavalli e scrittura finirono per intrecciarsi sempre più strettamente.
Negli anni Trenta si fece conoscere grazie a una serie di lunghi percorsi attraverso l’Europa.
Non erano soltanto viaggi: erano veri e propri manifesti in movimento, pensati anche per dimostrare le qualità del Freiberger, o Franches-Montagnes, il robusto e versatile cavallo svizzero.
Con i suoi compagni attraversò Francia, Italia ed Europa centrale.
Nella sua impresa più nota guidò un gruppo fino a Istanbul, passando per Austria, Ungheria e Romania, per poi rientrare in Svizzera attraverso la Grecia.
Le esperienze in sella, gli incontri e le osservazioni sulla vita dei Paesi attraversati diventavano materia per i suoi libri. Il viaggio, per Schwarz, non finiva quando si tornava a casa.
For Ever, alla vigilia della guerra
Nel 1938 acquistò a Dublino una cavalla da caccia, For Ever. La montò per settimane attraverso l’Irlanda, poi proseguì dalla Scozia fino a Londra.
Letto oggi, quel percorso ha il sapore di un addio a un’Europa ancora attraversabile a cavallo.
La guerra si avvicinava e Schwarz riuscì a portare For Ever in Svizzera soltanto nella primavera del 1939, pochi mesi prima dell’inizio del conflitto.
Ma la passione per i lunghi viaggi sopravvisse anche alla guerra.
Nel 1947, superati i cinquant’anni, raggiunse Waterloo in sella: un’altra meta, un’altra storia da raccontare.
Una penna contro i totalitarismi
Schwarz non fu soltanto un cavaliere capace di affrontare grandi distanze. Giornalista e scrittore, prese pubblicamente posizione contro il fascismo e il nazismo sulle pagine delle testate con cui collaborava e che contribuì a fondare.
Il suo libro Der Schimmel von Perbal, «Il cavallo grigio di Perbal», pubblicato nel 1938, venne proibito nella Germania nazista nello stesso anno.
Figura fuori dagli schemi, spesso controcorrente, fu definito dalla Neue Zürcher Zeitung un enfant terrible del giornalismo svizzero. La stessa determinazione che lo sosteneva nei viaggi accompagnava le sue battaglie sulla carta.

Un rifugio per chi aveva già dato tanto
Nel dopoguerra, la condizione e il benessere dei cavalli occuparono uno spazio sempre maggiore nel suo impegno.
Schwarz criticava certi eccessi dello sport e contestava il trattamento riservato agli animali, prendendo posizione anche contro l’esercito svizzero quando dismetteva i propri cavalli.
Nel 1958 diede una forma concreta a quelle convinzioni: fondò nel Giura bernese la Fondation pour le cheval, un rifugio per cavalli anziani o provati da una vita difficile.
La fondazione è ancora attiva e offre a cavalli, pony e asini un ricovero e una vecchiaia dignitosa, in compagnia dei propri simili. Un’eredità che continua a vivere ben oltre le pagine dei suoi libri.
Hans Schwarz rappresenta così una delle possibili evoluzioni del viaggio a cavallo nel Novecento: impresa ed esplorazione, certo, ma anche racconto, presa di posizione e responsabilità.
Molto bello il sito dedicato alla sua vita e al suo amore per i cavalli.
Non possiamo fare altro che amarlo, fosse anche soltanto per la brevissima e chiarissima descrizione che accompagna il suo nome: cavaliere e giornalista, esattamente in questo ordine.
























