Poteva sembrare una carica a cavallo, se non fosse che non si trattava di cavalieri e fanti di epoche passate, ma di abitanti della Patagonia appartenenti alla popolazione Mapuche che hanno aggredito alcuni runner.
Erano alcuni dei partecipanti alla Doble Apolo Raid Adventure, che si sono trovati davanti un gruppo di residenti a cavallo decisi a impedire il passaggio lungo il percorso di gara.
Secondo gli organizzatori, la manifestazione disponeva di tutte le autorizzazioni rilasciate dalle autorità competenti per attraversare l’Área Natural Protegida Paso Córdoba, nei pressi di General Roca, in Patagonia.
Autorizzazioni che il Comune avrebbe successivamente confermato pubblicamente.
Le immagini, riprese dalla videocamera di uno dei partecipanti, hanno fatto rapidamente il giro dei social.
Ma raccontano soltanto l’ultimo atto di una vicenda che, secondo tutte le parti coinvolte, dura da molti anni.
Di tutt’altro avviso la comunità mapuche Lof Leufuche, i cui rappresentanti sostengono che quel tracciato attraversi il loro territorio ancestrale.
Nel comunicato diffuso dopo l’accaduto spiegano che il passaggio della gara disturba il bestiame, interferisce con la vita quotidiana della comunità e rappresenta un problema denunciato, senza successo, da circa diciotto anni.
Nulla di tutto questo può giustificare un’aggressione, che sarà eventualmente valutata dalla magistratura argentina. Ma ignorare il contesto significherebbe raccontare soltanto metà della storia.
Quella andata in scena sui sentieri della Patagonia, insomma, non è una “guerra tra cavalieri e runner”.
È piuttosto il punto di collisione fra sport, turismo, tutela ambientale, diritti delle comunità locali e gestione del territorio.
Un intreccio complesso, che difficilmente può essere ridotto a un video virale di pochi secondi.
Qui una pagina sui Mapuche, e qui una notizia sui parchi naturali della Patagonia, sotto pressione anche per gli aventi avversi naturali.























