Avrebbe festeggiato i suoi 70 anni lunedì prossimo, il 5 ottobre. Tra fratelli e sorelle della grande famiglia Tiengo, sei in tutto. Un progetto a cui teneva molto.
Questo fine settimana avrebbe dovuto essere in concorso nel ruolo di giudice, come del resto quasi ogni weekend della sua vita recente. Ieri – mercoledì – in molti l’hanno cercata al telefono senza ottenere risposta: ma Daniela era rinomata per un rapporto con il cellulare non molto amichevole, così la cosa non aveva suscitato alcun allarme. Ma poi l’allarme è nato perché le mancate risposte si sono fatte non normali.
Daniela Tiengo ci ha lasciato così. Improvvisamente. Di colpo. Stando benissimo, fino a quel maledetto momento che l’ha colta da sola, in casa. Un evento tremendo, inconcepibile, perfino incredibile nonostante qui se ne stia ora scrivendo e domani sia già programmato il funerale.
Un dolore indicibile. Daniela era una donna adorabile. Una persona giusta, brava, sensibile ma forte, di buon senso, di capacità, di esperienza. Tutte qualità che lei ha dimostrato lungo una vita dedicata allo sport e ai cavalli, oltre che agli affetti più cari della sua famiglia, sia nel ruolo ricoperto per anni in seno al comitato regionale Fise del Piemonte sia nelle giurie in concorso.
Giurie di concorsi sia nazionali sia internazionali: non esiste luogo di gara in Italia che non abbia avuto Daniela nell’ambito del collegio giudicante. Proprio perché lei ricopriva il suo ruolo in modo ammirevole: discreta ma ferma, comprensiva ma inflessibile, elastica ma coerente. Dotata soprattutto di quella qualità che distingue il giudice normale dal giudice eccellente: il buon senso.























