Il tema è così complesso, divisivo e strumentale (anche politicamente) che l’Unione europea rispedisce il ‘pacco’ al mittente. Sul divieto o meno di consumare carne di cavallo tutto è rimandato al potere nazionale. A patto che, le regole tecniche che dovessero essere adottate dai singoli stati in merito, vengano notificate alla Commissione di Bruxelles prima della loro entrata in vigore.
Per chi si aspettava una spallata, in una direzione o nell’altra, quindi niente di fatto. La Commissione non si è pronunciata sulle proposte di legge italiane sul divieto di produzione, macellazione, commercializzazione, importazione e consumo di carne equina, sospendendo il giudizio comunitario in merito ai lavori parlamentari in corso.
Botta e risposta
L’interrogazione sul tema presentata la scorsa settimana era stata avanzata dall’eurodeputato di Conservatori e Riformisti Europei Michele Picaro (FdI) e la risposta è giunta dal Commissario europeo all’agricoltura Christophe Hansen.
Alla domanda di Picaro se “La riclassificazione unilaterale di una specie animale ammessa alla produzione alimentare è compatibile con l’unità del mercato interno e con la politica agricola comune?” che significa se sia o meno possibile riclassificare il cavallo come animale da affezione e proseguire poi il consumo della sua carne che è presente tra i prodotti agricoli comunitari, la risposta comunitaria si è basata su un tecnicismo più che nel merito.
La compatibilità con il diritto dell’Unione di un eventuale divieto delle carni equine – ha spiegato Hansen – è valutabile solo su un testo di legge emanato. Se la proposta di legge contenesse “regole tecniche” quali definite dalla direttiva 2015/1535, fra cui un divieto produttivo e commerciale in questo caso della carne equina – allora è necessario informare la Commissione, di un tale progetto.
Il tema rimane lì ma con riserva
In soldoni, le leggi nazionali – anche quelle sulla riclassificazione del cavallo che verrebbe così escluso dalla filiera alimentare – non possono ostare al buon funzionamento del mercato in un determinato settore.
Inoltre, dal momento che allo stato attuale dei fatti le proposte sono ancora in discussione al Parlamento italiano, “la Commissione si astiene dal formulare ulteriori osservazioni in questa fase”.























