Tre anni fa Oxbow non conosceva ancora la carrozza. Ad Ászár-Kisbér, con Mirko Cassotti alle redini e Justine Balini al suo fianco, è diventato vicecampione del mondo tra i cavalli di sette anni. La sua storia suggerisce una domanda anche per l’allevamento italiano.
Tre anni fa Oxbow viveva al paddock con il fratello più giovane.
Conosceva il lavoro alla corda, ma la carrozza e la sella erano ancora tutte da scoprire.
Oggi ha una medaglia d’argento mondiale da attaccare alla briglia se volesse farlo.
Tra il paddock condiviso con il fratello e questo argento ci sono il lavoro di Mirko Cassotti, la presenza di Justine Balini e, soprattutto, il tempo dato a un cavallo per imparare.
Il risultato è arrivato ad Ászár-Kisbér, in Ungheria, al Campionato del Mondo FEI di attacchi per giovani cavalli disputato dal 17 al 20 settembre.
Nella categoria dei sette anni Oxbow, con Cassotti alle redini e Justine nel ruolo di groom, ha chiuso con 24,79 punti.
Davanti a loro la tedesca Kathrin Karosser e DSP Daria OT, oro con 25,94; alle loro spalle il polacco Bartłomiej Kwiatek ed Eldin, bronzo con 24,54.
Una finale da costruire prova dopo prova
Oxbow e Mirko si erano già fatti notare nella qualificazione, vinta con 17,33 punti e un percorso senza errori ai coni. Ma per assegnare le medaglie quella prova non contava più: la finale aveva una propria classifica.
Nella prova A è arrivato un 7,10. Poi, nella prova B, Cassotti e Oxbow hanno ottenuto 17,69 punti, il miglior risultato della categoria in quella prova. La somma li ha portati sul secondo gradino del podio. Vale la pena tenere distinti i due momenti: il 17,33 racconta l’ottimo avvio nella qualificazione; il 24,79 è il punteggio con cui hanno conquistato l’argento.
Eppure, prima ancora che la classifica fosse definitiva, Mirko aveva già detto quale fosse per lui la soddisfazione più grande: «Vedere la continua crescita di Oxbow». Il feeling che si stava creando, i miglioramenti costanti, le possibilità che il cavallo cominciava a mostrare. La medaglia è arrivata dopo, a dare un numero e un colore a quel percorso.

Il cavallo dietro la medaglia
Oxbow è un castrone KWPN nato nel 2019, figlio di Governor.
Quando Cassotti lo ha acquistato, racconta il giovane driver, la preparazione sportiva era ancora agli inizi.
Sono seguiti l’avviamento alla carrozza in Olanda e il lavoro alla sella con Norma e Italo Cirocchi, al Dressage Life.
Dallo scorso inverno il percorso del binomio è seguito anche da Claudio Fumagalli, che Mirko ha voluto ringraziare dopo il risultato mondiale.
Sono nomi e passaggi che spiegano meglio dei soli punteggi che cosa significhi preparare un giovane cavallo.
Si osservano le sue risposte, si costruiscono forza e fiducia, si prova in gara ciò che è pronto a fare.
Cassotti racconta di aver cercato, nel dressage e nei coni, di valorizzare Oxbow per il cavallo che è oggi.
È forse il dettaglio più bello di questa medaglia: l’argento celebra ciò che hanno raggiunto, mentre Oxbow sta ancora crescendo.

E i giovani cavalli delle razze italiane?
Il podio ungherese offre anche uno spunto che guarda oltre Oxbow.
La vincitrice DSP Daria OT è una Edelbluthaflinger (cioè una Haflinger ‘a sangue blu’, con una percentuale di sangue arabo che deve essere compresa tra l’1,57% e il 25%, calcolata su un minimo di sei generazioni) allevata in Baviera, con una carriera già costruita nelle manifestazioni dedicate ai giovani soggetti.
La sua vittoria mostra quanto possano contare le qualità individuali di un cavallo e un progetto di preparazione seguito negli anni.
Viene allora voglia di porre una domanda: potremmo costruire un percorso simile per alcuni giovani cavalli delle razze autoctone italiane?
Non basterebbe scegliere un soggetto promettente e iscriverlo a una gara.
Servirebbe mettere allo stesso tavolo allevatori, associazioni di razza, tecnici e guidatori; individuare i cavalli con le attitudini adatte, accompagnarli nell’addestramento e dare loro il tempo di fare esperienza.
Tra Bardigiani, Monterufolini , Haflinger, Pony di Esperia ma anche Caitpr, Murgesi e Lipizzani (non dimentichiamo l’allevamento del Crea) ci sono soggetti che mostrano buone attitudini: che però vanno sviluppate e valorizzate con un lavoro corretto.
Il confronto internazionale potrebbe offrire visibilità agli allevamenti, ma anche informazioni preziose su movimento, carattere e capacità di apprendimento dei singoli cavalli.
È una prospettiva da costruire, non una conclusione da trarre da un solo podio.
Intanto Oxbow, Mirko e Justine hanno mostrato dove può arrivare un cammino iniziato con calma, tre anni fa, in un paddock come tanti.
Oggi c’è un argento da festeggiare: e per domani c’è ancora un cavallo come Oxbow, che ha tanto da dare.
Da una nota di Roland Morat, che ringraziamo per il contributo























