Emilio Bicocchi: a casa non salto

Il cavaliere azzurro avrebbe dovuto partecipare in aprile alla prima finale di Coppa del Mondo della sua vita: invece il programma è cambiato, così come è cambiata la vita di milioni di italiani…

Emilio Bicocchi, qui in sella a Flinton (ph. Marta Fusetti)

Bologna, mercoledì 18 marzo 2020 – La pandemia di Coronavirus ci sta insegnando a ridefinire le priorità tra le cose della nostra vita. Lo sport quindi passa decisamente in secondo piano rispetto alla salute e all’incolumità degli esseri umani, cioè di tutti noi: questo è certo. Ma se la vita di un essere umano è lo sport… beh, la forzata rinuncia alle gare diventa uno dei tanti gravi problemi di questo periodo terribile. Emilio Bicocchi – così come Emanuele Gaudiano: domani leggeremo un’intervista anche con lui – tra le varie gare ‘normali’ cui ha dovuto rinunciare ne ha vista sfumare una che tanto normale non è: la finale di Coppa del Mondo. Per giunta la sua prima…

«La finale della Coppa del Mondo era un obiettivo che ci eravamo prefissati. Quindi essere riuscito a raggiungerlo per poi perderlo perché cancellato… non so, quante probabilità potevano esistere perché accadesse una cosa del genere… forse una su un miliardo! Però è successo, e bisogna farsene una ragione, ovviamente».

Coppa del Mondo a parte, l’arresto forzato dello sport cambia radicalmente i programmi di tutti voi cavalieri professionisti. Come organizza in questo periodo l’attività della sua scuderia?

«Beh, per fortuna il mio groom abita in scuderia, come pure tutto il resto del personale, cosa che rende tutto più semplice dal punto di vista organizzativo e logistico. Io vado in scuderia la mattina molto presto e mi dedico al lavoro dei cavalli».

Quanti ne ha in scuderia attualmente?

«Ne ho nove in lavoro. Tra me e il mio groom riusciamo a farli uscire tutti quotidianamente. Lui li gira alla corda e io li monto».

Che tipo di lavoro svolge in questo periodo con i suoi cavalli?

«Lavoro in piano e di condizione. Non salto, per motivi di sicurezza. Ovviamente non c’è nessuno che mi controlla, ma ci è stato chiesto di non correre rischi per una questione di responsabilità, quindi il buon senso mi dice di non saltare. E quindi non salto».

Non saltare potrebbe costituire un problema nel lungo periodo?

«Mah, i miei sono tutti cavalli in lavoro che hanno sempre saltato… Bisogna vedere quanto durerà questa pausa di tutto, ma se per ipotesi dovesse trattarsi di un mese non sarebbe un problema considerando che anche nei periodi invernali accade: sono interruzioni a cui sottopongo abitualmente i cavalli a turno, quindi non dovrebbe essere un problema».

Ovviamente impossibile fare un programma…

«Sì, non possiamo pianificare nulla: non abbiamo una data di riferimento, quindi è praticamente impossibile fare qualunque tipo di piano. Per questo dobbiamo mantenere i cavalli nella forma migliore possibile, per poi aver bisogno di non più di dieci giorni per riprendere il ritmo quando sarà il momento di ripartire».

Non deve essere facile rimanere in questa condizione di incertezza…

«Sinceramente la cosa più difficile è un discorso di motivazioni. Perché venire in scuderia senza avere obiettivi… sì, lo si deve fare per la responsabilità che abbiamo nei confronti dei nostri compagni cavalli in modo che loro stiano il meglio possibile, questo è fuori discussione… però dobbiamo dirlo con realismo e senza essere ipocriti: alla fine il lavoro quotidiano è finalizzato al concorso, e adesso il concorso non c’è».

Ci sarà più tempo da dedicare alla vita familiare…

«I miei cavalli stanno in scuderia alle Sementarecce (lo ‘storico’ allevamento della famiglia Mencarelli, n.d.r.) che si trova a circa dieci chilometri da dove abitiamo. Noi stiamo in una fattoria che apparteneva alla famiglia di mia nonna, proprio alle porte di Grosseto: io esco di casa la mattina molto presto, alle 6.30 vado in scuderia, mentre il pomeriggio mi dedico a fare dei lavori a casa».

Quindi sua moglie Nadia sarà felice di averla sempre intorno adesso…

«Sì, ma la situazione non è cambiata più di tanto rispetto a prima: io fermo non ci so stare, quindi anche quando sono a casa rientro che fa buio… !».