In questi giorni sta girando sul web la notizia realtiva a una corsa clandestina a Palagonia di qualche mese fa. Per la precisione dell’8 maggio. L’evento ‘bucò’ la stampa perché nei numerosi video ripresi durante il suo svolgimento, si vedevano chiaramente diversi ragazzi sugli scooter, armati che sparavano in aria per spaventare/incitare i cavalli. Uno aveva perfino in mano una mitraglietta, che gli esperti si sono affrettati a riconoscere come un kalashnikov.
A distanza di mesi, la Polizia avrebbe riconosciuto e quindi arrestato colui che brandiva la micidiale arma. Gli agenti della Squadra Mobile di Catania hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un giovane accusato, con tutte le cautele del caso e fino a prova contraria, di porto abusivo di arma da guerra, con l’aggravante di aver agito per favorire il clan Cappello-Bonaccorsi. Il provvedimento è stato emesso dal gip del tribunale di Catania su disposizione della procura distrettuale della Repubblica.
Da tempo le forze dell’ordine ci spiegano che le corse clandestine, oltre l’abominio dello sfruttamento impietoso dei cavalli, sono la lavtrice sempre funzionante per i proventi del crimine organizzato. Con l’aggravante che lega il giovane arrestato a un clan, quelle che fino a oggi sono state fondate supposizioni prendono ancora maggiore sostanza. E indicanosempre più chiaramente quale rete ci sia dietro alle corse e alle stalle clandestine.






















