In Molise, al Castello Di Capua, una mostra racconta due secoli di cavalli giocattolo. Oltre sessanta esemplari, dall’Ottocento a oggi, tra arte, memoria e infanzia.
Prima di salire in sella a un cavallo vero, molti di noi ne hanno montato uno di legno. Magari a dondolo, con la criniera di corda e le redini un po’ consumate. Oppure uno di latta, con le ruote, o un cavallino da giostra sul quale si poteva galoppare senza spostarsi di un centimetro.
Sono i cavalli della nostra infanzia, quelli che non avevano bisogno di fieno né di una scuderia, ma sapevano portarci lontanissimo.
A loro è dedicata «Il Cavallo-gioco tra storia ed arte dal 1800 ad oggi», la mostra inaugurata il 14 ottobre al Castello Di Capua di Gambatesa, in provincia di Campobasso, e visitabile fino al 15 dicembre 2026.
L’esposizione fa parte di Omaggio all’Infanzia, progetto ideato e curato da Michele Lanza, direttore artistico dell’associazione ART & ego APS, che mette al centro il gioco come linguaggio universale dei bambini e come elemento fondamentale della loro crescita.
Sessanta cavalli, infinite storie
Sono oltre sessanta i cavalli giocattolo raccolti per l’occasione, provenienti da diverse parti del mondo e realizzati nell’arco di più di due secoli.
Ci sono cavalli a dondolo, in cartapesta, in legno e in latta, cavalli a triciclo e da giostra. Alcuni mostrano orgogliosamente i segni del tempo, altri conservano decorazioni e finiture che raccontano la cura con cui venivano costruiti.
Oggetti che hanno attraversato generazioni, cambiando proprietari, case e abitudini, ma conservando intatta la loro funzione più importante: trasformare un bambino in un cavaliere, almeno per il tempo di un gioco.
Perché il cavallo giocattolo non è soltanto la riproduzione in miniatura di un animale. È stato, per generazioni, un compagno di avventure immaginarie, un mezzo di trasporto verso luoghi inventati, un protagonista di storie che non avevano bisogno di essere scritte.

Quando il cavallo diventa arte
Accanto ai giocattoli, la mostra propone una sezione dedicata all’interpretazione artistica del cavallo e dell’universo infantile.
Tra gli autori rappresentati figurano Fortunato Depero, Emanuele Luzzati, Gino Marotta, Sergio Gotti e Tano Pisano, in un percorso che mette in dialogo l’arte del Novecento e contemporanea con la fantasia e la creatività dei più piccoli.
Il cavallo diventa così un filo conduttore tra l’oggetto quotidiano e l’opera d’arte, tra il gioco e la rappresentazione, tra la memoria personale e quella collettiva.
Il gioco è una cosa seria
La mostra è uno dei tre momenti del progetto Omaggio all’Infanzia, promosso in collaborazione con la Direzione Regionale Musei Nazionali Molise e il Parco Archeologico di Sepino.
Il 16 ottobre, all’Auditorium Giovannitti di Campobasso, il progetto ha previsto anche un convegno dedicato al valore pedagogico, sociale, artistico e culturale del gioco, con la partecipazione di studiosi, artisti ed esperti del mondo dell’educazione.
A completare il programma sono i laboratori didattici e creativi, organizzati negli spazi attigui all’esposizione e pensati per coinvolgere bambini, famiglie e scolaresche del territorio durante il periodo della mostra.
L’iniziativa gode, tra gli altri, dei patrocini di UNICEF, Regione Molise, Comuni di Gambatesa e Campobasso, Università degli Studi del Molise e Camera di Commercio del Molise.

Un cavallo per cominciare a sognare
C’è qualcosa di particolarmente bello nell’idea di riunire tanti cavalli giocattolo dentro un castello.
Perché, prima ancora di imparare a distinguere un trotto da un galoppo, un bambino può già sapere che cosa significhi partire per un’avventura in groppa a un cavallo.
Anche quando quel cavallo è fatto di legno, ha quattro ruote oppure dondola senza andare da nessuna parte.
La mostra «Il Cavallo-gioco tra storia ed arte dal 1800 ad oggi» è visitabile al Castello Di Capua di Gambatesa (Campobasso) fino al 15 dicembre 2026.























