Sono rimasti soltanto tre vetturini attivi a Napoli, ai nostri giorni.
Tra corse sempre più rare e costi di mantenimento dei cavalli, sono loro stessi a proporre di seguire il modello di Roma convertendo le autorizzazioni in licenze taxi.
Le carrozzelle di Napoli potrebbero essere arrivate al capolinea e a chiederlo, questa volta, non sono le associazioni animaliste ma gli stessi vetturini che ancora lavorano coi loro cavalli nel centro cittadino.
Giovanni e Rosario Amato, zio e nipote, sono due dei tre vetturini rimasti in servizio tra piazza del Plebiscito, il lungomare e il centro storico.
Dopo anni di polemiche sul benessere dei cavalli e un lavoro diventato sempre meno redditizio, lanciano una proposta al Comune: trasformare le autorizzazioni per le carrozzelle in licenze taxi.
«Non abbiamo garanzie, stiamo in mezzo alla strada da mattina a sera e spesso riusciamo a fare appena una o due corse», spiegano.
La richiesta guarda alla Capitale, dove negli ultimi anni è stato avviato un percorso di conversione delle licenze delle botticelle verso il servizio taxi, consentendo ai vetturini di proseguire l’attività lavorativa senza impiegare i cavalli.
Secondo quanto riferiscono i cocchieri napoletani, una soluzione analoga permetterebbe di tutelare sia gli animali sia chi svolge questo mestiere da decenni.
«Facciamo come propongono a Roma», dice Giovanni Amato, cocchiere dal 1978. «Così salvaguardiamo gli animali e garantiamo un’occupazione a chi ha dedicato la vita a questo lavoro.»
Il giro turistico in carrozza costa tra i 30 e i 40 euro e attraversa alcuni dei luoghi più rappresentativi della città, da piazza del Plebiscito a Spaccanapoli.
Ma la domanda è in costante diminuzione e ci sono giornate nelle quali non arriva neppure una richiesta.
I conducenti rispettano inoltre il divieto di circolazione nelle ore più calde della giornata, fermandosi tra le 12 e le 16, pur restando sul posto per gran parte della giornata lavorativa.
Secondo i vetturini, mantenere un cavallo comporta una spesa di circa 25 euro al giorno tra alimentazione, integratori, fieno e cure quotidiane, cui si aggiungono le normali spese di gestione.
Respingono quindi le accuse di maltrattamento e ribadiscono che la loro richiesta nasce proprio dalla volontà di trovare una soluzione definitiva per il futuro sia degli animali sia della categoria.
Qui la fonte della notizia, da Stylo24

























