La salute è globale. Anche i problemi della salute lo sono. In pratica, quello che accade a un animaletto a noi sconosciuto in termini di salute, può arrivare a ripercuotersi anche sulla nostra.
Secondo l’OMS, l’Organizzazione Mondale per la Salute, ancora oggi la tesi più probabile per la diffusione del Covid sarebbe imputabile a un salto di specie fatto da un virus: da animale a umano.
Sarebbe partito in Cina e in pochissimo tempo ha coinvolto tutto il mondo.
È a questo punto che si è iniziato a parlare di One Ealth, un’unica salute per tutto il pianeta. E sulla scorta di questo pensiero, la notizia dell’antibiotico resistenza nei cavalli non ci fa piacere. Per più di un motivo.
In primis perché se gli antibiotici non sono più efficaci, i nostri animali sono esposti a più rischi. In seconda battuta perché se i virus si modificano rapidamente per sopravvivere al dilagare di antibiotici, attrezzandosi a resistere, diventano molto pericolosi anche per noi.
È da tempo che la medicina indica che un uso spesso troppo leggero degli antibiotici può costituire un rischio importante per la salute di tutti e ora, di caso in caso, medici e veterinari ci mostrano evidenza di ciò.
Tante cose in comune… Anche alcune malattie
I cavalli sono tra gli animali più importanti nella storia dell’umanità. Sono stati impiegati nelle guerre, come mezzo di trasporto e hanno persino facilitato il lavoro nelle miniere e nelle campagne. Nel tempo, il livello di interazione tra i cavalli addomesticati e gli esseri umani è aumentato costantemente. Oggi i cavalli svolgono un ruolo importante come compagni di sport e nella terapia assistita con gli animali. Sono diventati per molti animali d’affezione…
In virtù di queste strette interazioni tra uomo e cavallo, è fondamentale individuare tempestivamente le malattie infettive e la resistenza agli antibiotici che possono colpire sia gli esseri umani sia i cavalli, specialmente nel caso di malattie altamente trasmissibili.
Tra gli agenti patogeni zoonotici resistenti agli antibiotici nei cavalli, la scienza segnala l’Escherichia coli produttore di beta-lattamasi a spettro esteso (ESBL), lo Staphylococcus aureus resistente alla meticillina (MRSA) e la Salmonella multiresistente (MDR).
Il Pseudomonas Aeruginosa sta cambiando. L’allarme dall’Australia
A questi si aggiunge, grazie a uno studio condotto in Australia, anche il Pseudomonas Aeruginosa, un batterio che colpisce soprattutto persone con difese immunitarie o barriere fisiche (pelle o mucose) compromesse. L’infezione avviene in tre fasi: attacco del patogeno e colonizzazione, infezione locale, passaggio nel sangue e malattia sistemica.
In pratica, può manifestarsi con tantissimi sintomi e non è affatto una passeggiata, né per l’uomo né per i cavalli.
Ad aggiungere tinte fosche alla situazione prospettata dalla scienza, la University of the Sunshine Coast ha recentemente pubblicato su Science Reports uno studio in cui è stata esaminata la prevalenza del batterio Pseudomonas aeruginosa negli uccelli selvatici australiani, nella fauna selvatica autoctona, nel bestiame e negli animali domestici.
Dichiarato patogeno prioritario dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, il batterio rappresenta una minaccia per le pratiche mediche, veterinarie e agricole a livello globale. Presente naturalmente nell’acqua e nel suolo, può causare molti tipi di infezioni ed è particolarmente rischioso per le persone con patologie polmonari o con un sistema immunitario compromesso.
«Comprendere la sua prevalenza negli animali selvatici e domestici è fondamentale per valutare i potenziali serbatoi di infezione», ha affermato l’autrice principale Kellie Strickland.
Il team dell’UniSC ha analizzato quasi 1700 campioni di DNA ottenuti tra il 2010 e il 2023 da uccelli, animali domestici, cavalli, bovini, canguri e koala sani e malati nel Queensland sud-orientale.
«Fortunatamente abbiamo riscontrato un basso tasso di infezione in quasi tutti gli animali testati. Tuttavia, i cavalli domestici si sono distinti con il tasso più alto, pari al sette per cento. Le infezioni da P. aeruginosa possono causare problemi di fertilità e di gravidanza nelle cavalle. Di particolare preoccupazione per il nostro team è stata la scoperta di una mutazione genetica nel batterio, rilevata in due dei campioni di cavallo», ha aggiunto Strickland. «È noto che questa mutazione causa resistenza a un antibiotico spesso utilizzato per trattare le infezioni da P. aeruginosa sia negli esseri umani che nei cavalli».
























