È la magia del cavallo nella natura. È la meraviglia di un movimento in cui ogni singola parte del corpo del cavallo risponde a una metrica perfetta. Fatta per correre e per essere liberi.
Tra i tantissimi simboli incarnati da una semplice criniera o coda al vento, da un galoppo su qualsiasi sfondo il senso di libertà che circonda l’immagine del cavallo è spesso l’esatto opposto di quello che ‘ci tocca’ come predatori evoluti… E proprio per questo ci fa sognare.
Ma poter vedere dal vivo il ‘riscatto’ emotivo che ci viene offerto dai cavalli liberi in natura, non è sempre facile. Non sono tanti i luoghi in cui l’antropizzazione si è mostrata rispettosa. E neanche quelli che, proprio in virtù della nostra ingombrante presenza, riescono ad ospitare la meraviglia del cavallo in natura senza imporgli i ‘nostri’ limiti.
Non sono tanti ma… qualcuno ancora c’è. E vale la pena di scoprire dove sono.
Va detto che di cavalli veramente selvaggi ce ne sono veramente pochissimi. Probabilmente il cavallo che non abbia mai avuto contatto con l’uomo si è estinto tempo fa. La maggior parte di quelli che oggi vengono comunemente definiti wild hanno incrociato in qualche momento della storia la presenza dell’uomo. E hanno fatto parte della sua evoluzione. Tuttavia, molti degli attuali (re)wild vivono da moltissimo tempo un’esistenza oramai lontana da noi.
Per la maggior parte di loro si tratta di un’esistenza libera e proprio per questo non favorita dalla presenza umana. Il che si traduce spesso in periodi difficili per fattori climatici, alimentari, per malattie… Niente coperte, niente fieno e niente medicine…
È, come in ogni cosa, il rovescio della medaglia. Però, siccome nessun cavallo è mai venuto a dirci cosa preferisce, è opportuno mantenere una posizione di sano equilibrio in merito.
Dove vederli
Tra i posti dove si può ancora godere della meraviglia dei cavalli ‘senza briglie nella natura’ ci sono sicuramente la Steppe della Mongolia. Luoghi estremi dove i cavalli sono un retaggio della tradizione dei nomadi e hanno giocato un ruolo fondamentale nella sopravvivenza delle genti.
Dal lato opposto del pianeta, ci sono i wild degli States. Mandrie enormi su un territorio altrettanto grande. Cavalli coriacei, spesso anche bruttini, che si ‘arrangiano’ tra la penuria dei pascoli, la neve degli inverni e i round-up che spesso hanno il compito di spezzare la loro libertà e – concetto molto umano – contenerne il numero affinché stiano ‘meglio’.

Lo stesso accade per i Brumbies australiani, liberi nei bush del Nuovo Galles del Sud e tuttavia sottoposti a un rigorosissimo controllo del numero che ne ha visti cadere oltre 10mila in pochissimi anni.
Sorte diversa, per fortuna alle Assateague Island, di fronte al Maryland, una lingua di terra in faccia all’Oceano (Atlantico) che ospita piccole mandrie di pony che vivono là da moltissimo tempo, liberi, e sono di fatto diventati una vera attrattiva per i turisti.
Così come i grigi della Camargue, cavalli ruvidi almeno quanto i loro espertissimi cavalieri. Liberi nelle paludi del delta del Rodano ma pronti a dare un fondamentale contributo per il governo e la conduzione delle mandrie.

Un altro caso di ‘selvaggi’ molto particolare è quello dei cavalli della Namibia, dei veri abitanti del deserto, che hanno trovato nella resilienza la loro natura più vera. La loro è una vita durissima, con il deserto sullo sfondo. La loro mortalità è alta, tanto da far temere per la loro sopravvivenza.
Anche da noi ci sono realtà di cavalli senza briglie nella natura… Quasi tutti rinselvatichiti (tecnicamente re-wild) sono sparsi in piccole mandrie in diversi luoghi un po’ in tutta la Penisola. Dagli amici dell’Aveto a quelli del Bisbino, da quelli del Pantano della Zittola a quelli della Cona e della Calvana.
Ovunque si trovino e qualsiasi sia il loro grado di rinselvatichimento, queste presenze sono una gioia per gli occhi e per il cuore.
Ci ricordano la magnifica sensazione che non ci siamo ancora smessi di rincorrere: la libertà.























