Con l’evoluzione tecnologica biomedicale, anche in veterinaria si sono potuti compiere passi da gigante. Si sono potute rilevare reazioni del fisico del cavallo che ci spiegano come e perché funziona il suo organismo. Il tutto naturalmente con lo scopo di valutare meglio la sua condizione fisica, il suo benessere e non ultime le sue performance sportive.
Quante volte ci sarà capitato di pensare: “il cavallo non ha galoppato come mi aspettavo o come so che può fare”… Bene, una spiegazione potrebbe fornircela uno studio che è stato condotto, su un arco temporale di due anni, in ippodromo con l’aiuto dell’Hong Kong Jockey Club. Lo studio, recentemente pubblicato sul Journal of Veterinary Internal Medicine, ha registrato elettrocardiogrammi (ECG) continui in oltre 70 Purosangue durante 405 sessioni di allenamento utilizzando un dispositivo fissato al sottopancia (Equimetre di Arioneo).
Oltre 28mila elettrocardiogrammi per capire
La mole di dati raccolti è la più ampia finora utilizzata per verificare se le aritmie cardiache durante l’esercizio siano collegate alle successive prestazioni in gara.
Va specificato che le aritmie durante allenamenti intensi sono piuttosto comuni nei Purosangue, perfino più di quanto non si pensasse.
In tutte le registrazioni, il 73% degli ECG precedenti a un piazzamento in corsa tra i primi tre conteneva almeno un battito ectopico, ovvero un battito cardiaco extra o saltato causato da un’interruzione temporanea del sistema elettrico del cuore. Lo stesso parametro valutato tra gli ultimi tre all’arrivo, saliva all’81%.
Sintetizzando, lo studio ha dimostrato che i battiti ectopici sono inversamente proporzionali alle performance: più ce ne sono, peggiore sarà la resa sportiva.
Una delle rilevazioni più interessanti emerse dallo studio riguarda il monitoraggio cardiaco nei cavalli da corsa. I battiti ectopici si concentravano in modo preponderante durante la fase di esercizio massimale, non durante il riscaldamento o il recupero. Quindi gli ECG a riposo e i controlli post-esercizio, ovvero i punti di screening convenzionali, non rileverebbero sistematicamente le aritmie più rilevanti per la prestazione il giorno della gara.
Un impegno doveroso
Se è vero che l’impiego del cavallo nello sport desidera muoversi su binari più etici e se il cavallo è veramente considerato al pari dell’atleta umano, oggi la tecnologia mette a disposizione – a prezzi affrontabilissimi – gli strumenti che ci possono indicare per tempo se l’organismo del cavallo non sta ‘funzionando’ come dovrebbe.
Monitorare il ritmo cardiaco nel momento di massimo sforzo, in qualsiasi routine di scuderia giornaliera è uno strumento che può fornire dati importanti. Le informazioni che ne derivano, se da un lato non sono la panacea per sconfiggere l’imponderabile, permetteranno di identificare il momento esatto in cui il cuore del cavallo sotto sforzo indica una anomalia. Offrendo al team veterinario la possibilità di intervenire su questi segnali prima di dover spiegare, dopo, cosa è andato storto.
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