“Voglimi bene”: sono le ultime parole di un documento distribuito ai conducenti dei muli dell’Esercito italiano durante la Seconda Guerra Mondiale. E che il dottor Mario Gallotta, del Gruppo Alpini di Ferrara, ha recentemente condiviso online.
Un foglietto apparentemente semplice, probabilmente destinato a finire nella tasca di una giubba, che oggi sorprende per la sua straordinaria modernità.
Si finge che a parlare sia il mulo dell’artiglieria da montagna someggiata, uno di quelli degli Alpini, che in ventuno punti ricorda al proprio conducente come desidera essere trattato.
Con pazienza, senza strattoni alle redini, con ferri sempre in ordine, il basto ben adattato, acqua pulita, alimentazione corretta, riposo, pulizia e rispetto.
Più che un regolamento militare, sembra un piccolo manifesto del benessere animale scritto con decenni di anticipo sui tempi.
E la modalità di comunicazione era sicuramente ben pensata per coinvolgere i giovani soldati che si occupavano di loro.
Erano per la stragrande maggioranza pastori e contadini provenienti da valli e montagne di tutta Italia, o dalle regioni in cui l’uso del mulo era abituale: dal Veneto alla Sicilia, dal Piemonte alla Sardegna.
Si trattava di ragazzi che spesso già da civili vivevano e lavoravano con gli animali. Una asettica pagina di regolamento ufficiale li avrebbe itimiditi e annoiati, mentre una formulazione accattivante come questa era sicuramente più efficace e produttiva.

Vi riportiamo il testo di seguito il testo di questa ‘preghiera’.
Il mulo al suo conducente
“1 – Ti servirò fino al sacrificio in pace ed in guerra; dammi però ciò che mi necessita per servirti.
2 – Ricordati che nella guerra di montagna io solo passo dove appena passi tu, ed io solo ti porto armi, viveri e notizie dei tuoi cari.
3 – TRATTAMI CON DOLCEZZA E PAZIENZA, se non vuoi rendermi nervoso e costringermi a sferrare qualche calcio.
4 – Compatiscimi se talora – sulle strade deve tu mi conduci e dove passano tante macchine rumorose – io mi spavento e scappo. Che colpa ne ho? Non portarmi per le strade: sono fatto per i monti e per le mulattiere.
5 – Non darmi strapponi alle redini; così mi fai male alla bocca. Trattami bene, accarezzami e vedrai che farò quello che vorrai.
6 – SONO RUVIDO E BRUTTO con le mie lunghe orecchie; ma sotto la ruvidità è la mia forza, la mia resistenza, la mia sobrietà in pace ed in guerra.
7 – TIENIMI PULITO; e perciò adopera brusca e striglia tutti i giorni fino a che non mi vedi tutto lustro; in caso contrario intristirò e dimagrirò per la sporcizia.
Ricordati che un buon governo vale metà razione.
8 – Quando il pelo diventa lungo, fammi tosare; mi salverai così dalle malattie parassitarie, specie dalla rogna, che dovrai temere più della peste. Se vedi che, pur pulito, mi gratto, fammi visitare.
9 – FAMMI LAVORARE TUTTI I GIORNI, se mi vuoi docile e allenato.
10 – Toglimi il basto e i finimenti appena terminato il lavoro. Asciugami se sono bagnato o sudato, strofinami con paglia od altro e riparami dalle correnti d’aria; mi salverai così da reumatismi, tossi, polmoniti e coliche pericolose.
11 – In scuderia, specie di notte, desidero sdraiarmi per riposare bene e lavorare meglio il giorno dopo.
12 – SORVEGLIA I MIEI PASTI; dammi da bere e da mangiare possibilmente ad orario, guarda che l’acqua sia pulita e che il fieno e la biada siano di buona qualità e senza polvere; se li rifiuto è segno che sono ammalato e devi farmi visitare.
13 – Durante le marce fammi bere dove si offra l’occasione di una roggia, di una polla montana, ecc., specialmente nella stagione estiva.
14 – Se venisse a mancarmi la razione, dammi un po’ di pane o un po’ di galletta frantumata, un po’ di gramigna o altra roba leggera.
15 – SORVEGLIA LA MIA BARDATURA; fa che il basto sia adattato bene al mio dorso, che mai mi sia cambiato, che sia bene imbottito e che l’imbottitura sia periodicamente rinfrescata; se no mi si producono delle noiose lesioni, dette fiaccature, al dorso, al garrese, ecc., che mi rendono irrequieto pel dolore e che, se sono trascurate, si piagano in misura tale che non potrò servirti per molto tempo.
Ricordati che: basto inadatto, mulo disfatto.
16 – SORVEGLIAMI SULLE SALITE E DISCESE: accorciami la braca in discesa, perché il carico non mi scenda sul collo e mi spinga a cadere, allungami invece la braca quando vado in salita e, se la salita è forte, accorciami il pettorale, perché il carico non scenda sulle reni. In discesa tienimi a guinzaglio lento perché io possa vedere dove metto i piedi, ma sii pronto a sostenermi se inciampo. Nelle salite lascia lungo il guinzaglio; e non attaccarti alla mia coda, per farti trascinare vergognosamente.
Ricordati che: mulo ben condotto, mulo sano e salvo alla metà.
17 – SORVEGLIA I MIEI PIEDI TUTTI I GIORNI, affinché i ferri siano sempre in ordine, ben saldi agli zoccoli, rinnovati a tempo debito.
18 – Se perdo un ferro in marcia e se vuoi che io ti segua ovunque fammelo riattaccare subito, perché “ferro perduto, mulo perduto”. Mantieni puliti i miei zoccoli dalle immondizie che vi si accumulano, specialmente sotto, così mi salverai da varie malattie ai piedi.
19 – I buoni trattamenti varranno per me come gli encomi e le ricompense per te.
20 – Quando andrai in congedo non dimenticare che ti ho servito con tutte le forze e compensami nell’atto in cui mi dai in consegna al nuovo conducente. Spiegagli i miei difetti, digli che mi tratti bene e ne trarrà vantaggio.
21 – RICORDATI TUTTE LE MIE BENEMERENZE A FAVORE DELL’ESERCITO, IN PACE E IN GUERRA; e voglimi bene”.
Molti dei muli che hanno accompagnato gli Alpini e le altre truppe di montagna nelle campagne militari italiane erano infatti i celebri muli martinesi, ottenuti dall’incrocio fra le sobrie cavalle Murgesi e i grandi stalloni dell’Asino di Martina Franca.
Animali selezionati per forza, equilibrio, resistenza e sicurezza sui sentieri più difficili, tanto da diventare un punto di riferimento per l’allevamento militare italiano.
I muli che con gli Alpini hanno scritto pagine di storia sulle Alpi, sugli Appennini, nei Balcani, in Russia e in Grecia non erano “muli qualsiasi”: moltissimi erano i celebri muli martinesi, figli delle cavalle Murgesi e degli stalloni Asini di Martina Franca.
Erano considerati il meglio che si potesse ottenere: potenti ma sobri, instancabili, dal piede sicuro e l’Esercito li cercava proprio per queste qualità.
Ci piace ricordarli oggi, in cui comincia il nuovo mandato di Anamf.
























