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    • Maria Concetta Tarantino: «In sella, la sordità non è un limite» image24 e1788792068507 Questa intervista è nata da un messaggio arrivato alla redazione di Cavallo Magazine. A scriverci è stata Maria Concetta “Tina” Tarantino, amazzone sorda, per richiamare l’attenzione sulle difficoltà che le persone con deficit uditivo possono incontrare praticando l’equitazione e, soprattutto, sulle soluzioni che permettono loro di montare e gareggiare in sicurezza.
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    • Maria Concetta Tarantino: «In sella, la sordità non è un limite» image24 e1788792068507 Questa intervista è nata da un messaggio arrivato alla redazione di Cavallo Magazine. A scriverci è stata Maria Concetta “Tina” Tarantino, amazzone sorda, per richiamare l’attenzione sulle difficoltà che le persone con deficit uditivo possono incontrare praticando l’equitazione e, soprattutto, sulle soluzioni che permettono loro di montare e gareggiare in sicurezza.
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Home | Etologia & Benessere | Coliche del cavallo: sintomi, prevenzione e falsi miti nel libro di Giovanni Biglietti

Coliche del cavallo: sintomi, prevenzione e falsi miti nel libro di Giovanni Biglietti

Il medico veterinario ippiatra Giovanni Biglietti presenta il suo libro dedicato alle coliche: prevenzione, falsi miti, sintomi da non sottovalutare e decisioni da prendere durante un’emergenza

8 Settembre 2026
di Maria Cristina Magri
Coliche del cavallo: sintomi, prevenzione e falsi miti nel libro di Giovanni Biglietti

La copertina del libro del dottor Giovanni BIglietti 'La colica del cavallo'

Il medico veterinario ippiatra Giovanni Biglietti da trent’anni si dedica alla salute del cavallo, con particolare competenza nella gestione delle coliche e delle emergenze mediche e chirurgiche.

Da tempo è uno dei professionisti di riferimento per questo tipo di problematiche, anche per noi di Cavallo Magazine.

Da pochi giorni ha pubblicato il libro ‘La colica del cavallo: un mal di pancia da morire‘, nato per aiutare proprietari e addetti ai lavori a comprendere uno dei problemi più temuti e complessi della medicina equina (lo trovate in vendita qui, su Amazon).

Dai primi segnali d’allarme ai falsi miti, dalla gestione quotidiana alla chirurgia: che cosa dobbiamo sapere per proteggere davvero i nostri cavalli.

Dottor Biglietti, perché ha sentito la necessità di dedicare un intero libro alle coliche del cavallo?

«Pensavo a questo progetto da parecchi anni, almeno una decina. Volevo scrivere qualcosa che aiutasse non tanto i veterinari quanto gli addetti ai lavori a comprendere meglio il mondo delle coliche.

Mi sono sempre reso conto che si tratta di un argomento piuttosto oscuro per molti. È difficile spiegare che cosa accada, quando e perché succeda; tutti si pongono moltissime domande, ma spesso non hanno ben chiari il funzionamento e la gestione dell’intestino del cavallo e, di conseguenza, le diverse patologie che possono interessarlo. Da qui è nata l’idea del libro».

Utilizziamo la parola “colica” per indicare problemi che possono essere molto diversi tra loro. Che cosa dovrebbe sapere prima di tutto un proprietario?

«Prima di tutto dovrebbe conoscere il proprio cavallo. Può non conoscerlo chi ne è proprietario da un giorno, ma talvolta non lo conosce davvero nemmeno chi risponde ‘Sono nei cavalli da cinquant’anni e non ho mai sentito questa cosa’.

Spesso si pensa di sapere perché si è sempre visto fare in un determinato modo e ci si costruiscono risposte che non hanno un fondamento reale. Conoscere il proprio cavallo è persino più importante che sapere come funziona il motore di un’automobile: soltanto da questa conoscenza può nascere una gestione corretta e consapevole, anche dell’emergenza».

Quali sono i primi segnali che devono metterci in allarme e quali, invece, rischiano maggiormente di essere sottovalutati?

«Il primo segnale può essere semplicemente un cavallo svogliato, che non mangia. Poi possono comparire sintomi progressivamente più chiari e importanti: raspa, suda, si guarda la pancia e così via.

Non dobbiamo però sottovalutare i segnali meno evidenti. Il cavallo può continuare a mangiare e a sporcare, ma apparire meno brillante, rimanere coricato più a lungo del solito, lavorare peggio o mostrare, nel breve periodo, un calo delle prestazioni.

Sono manifestazioni più subdole, che possono indicare un problema già in corso. Spesso vengono giustificate dicendo che fa caldo, che il cavallo ha viaggiato o che è semplicemente stanco: spiegazioni che tranquillizzano il proprietario, ma non risolvono il problema».

Esistono cavalli maggiormente predisposti alle coliche per età, razza, carattere, conformazione o precedenti clinici?

«In linea generale i cavalli sono più o meno tutti uguali e non esistono particolari predisposizioni legate alla razza. Esistono però condizioni specifiche: le fattrici durante e dopo la gravidanza, gli stalloni per la presenza degli anelli inguinali, oppure i cavalli ticchiatori, nei quali entrano in gioco la motilità intestinale e una pressione intra-addominale più elevata del normale.

Un altro elemento che può trarre in inganno è la differente manifestazione del dolore. Alcuni soggetti, come i cavalli comunemente definiti “linfatici”, possono presentare una sintomatologia meno evidente anche in presenza di lesioni importanti. Sono proprio quelli che rischiano di ingannarci maggiormente».

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Il dottor BIglietti durante un intervento in standing laparoscopy

Quanto incidono l’alimentazione e la gestione quotidiana? Quali errori commettiamo, anche in buona fede?

«Oggi le gestioni di scuderia sono generalmente abbastanza accurate ed è difficile incontrare errori macroscopici, fatta eccezione per eventuali sovraccarichi di cereali, altri sbagli alimentari o una distribuzione non corretta degli alimenti nell’arco della giornata.

Il cavallo, per la sua anatomia e fisiologia, è fatto per mangiare quasi continuamente. Nella maggior parte delle scuderie, però, questo è difficile da garantire. I lunghi periodi di digiuno, alternati alla somministrazione di pasti a orari prestabiliti, possono rappresentare di per sé un fattore predisponente».

Se in una scuderia la frequenza delle coliche appare superiore alla media, che cosa controllerebbe?

«Prima di tutto valuterei ciò che è accaduto in un periodo abbastanza lungo. Anche in una scuderia gestita perfettamente, con alimentazione, profilassi antiparassitaria e condizioni sanitarie corrette, ci si può attendere che in un anno circa il 10% dei soggetti presenti un episodio di colica.

Se per cinque anni non se ne è verificata nessuna, può capitare che in un determinato anno gli episodi siano più numerosi e che successivamente la situazione torni alla normalità.

Se invece la percentuale rimane elevata nel lungo periodo, bisogna riesaminare attentamente tutto: alimentazione, gestione dei cavalli, profilassi e organizzazione complessiva della scuderia».

Acqua, movimento e qualità del foraggio: qual è il vero cardine della prevenzione?

«L’elemento fondamentale è un’alimentazione distribuita nella maniera più fisiologica possibile per il cavallo. A questo devono accompagnarsi la disponibilità costante di acqua e una corretta gestione del movimento».

Nel mondo delle scuderie circolano molte convinzioni sulle coliche. Quali sono i falsi miti più diffusi e pericolosi?

«Il primo in assoluto è pensare che il cavallo sia in colica perché non riesce a urinare e, di conseguenza, somministrargli un diuretico. È uno degli errori più gravi che si possano commettere.

Qualsiasi cavallo in colica tende a disidratarsi e il diuretico peggiora ulteriormente la situazione. Inoltre, anche se ci trovassimo realmente davanti a una colica renale, il diuretico sarebbe comunque l’ultima cosa da somministrare senza una precisa indicazione veterinaria.

Un’altra convinzione è che il cavallo debba essere necessariamente fatto camminare o addirittura trottare. Farlo passeggiare può avere senso se, rimanendo nel box, rischia di procurarsi dei traumi, oppure in determinate situazioni indicate dal veterinario. Ma non deve diventare un automatismo, soprattutto se l’unica cosa che il cavallo desidera fare è rimanere tranquillamente coricato.

Poi si sente spesso dire: “Ha sporcato, quindi non può essere una colica”. Non è vero. Un cavallo tenuto a digiuno può continuare a espellere feci per 36 o 48 ore. Se il problema interessa la parte iniziale dell’intestino continuerà comunque a sporcare, e proprio queste possono essere alcune delle coliche più pericolose.

Talvolta può produrre persino feci molli: in presenza di un’ostruzione o di una costipazione l’intestino cerca di difendersi aumentando la motilità e può espellere materiale dal quale non ha ancora avuto il tempo di assorbire normalmente i liquidi».

Si sente spesso affermare che i cambiamenti atmosferici e della pressione barometrica aumentino il rischio di colica. Esiste davvero una correlazione?

«Sì, una correlazione esiste. È una possibilità sostenuta da tempo soprattutto dalla veterinaria nord-europea.

Noi abbiamo condotto uno studio statistico in collaborazione con l’Università e con l’Osservatorio Astronomico di Brera, perché avevamo bisogno di dati meteorologici oggettivi. È emerso che nei giorni precedenti una variazione significativa, e in particolare un innalzamento della pressione atmosferica, il numero delle coliche aumenta».

Che cosa deve fare il proprietario mentre attende l’arrivo del veterinario e, soprattutto, che cosa non deve fare?

«La prima cosa da fare è chiamare il veterinario, descrivergli la situazione nella maniera più precisa possibile e chiedere direttamente a lui come comportarsi nell’attesa.

Non bisogna improvvisare né somministrare farmaci di propria iniziativa. E soprattutto non si deve rimandare la telefonata nella speranza che la situazione si risolva da sola».

Quando viene prospettato un intervento chirurgico, il proprietario deve affrontare rapidamente valutazioni cliniche, emotive ed economiche molto difficili. Quanto conta la tempestività della decisione?

«La rapidità è indispensabile. Nel momento in cui viene diagnosticata una patologia chirurgica, prima si interviene e minori saranno, con ogni probabilità, le complicazioni: la situazione generale del cavallo sarà meno compromessa e aumenteranno le possibilità di affrontare l’operazione nelle condizioni migliori.

Dal punto di vista economico è corretto chiedere un preventivo, che normalmente viene fornito, e avere ben chiaro che cosa si possa o non si possa affrontare.

Bisogna considerare anche il valore del cavallo, che non coincide necessariamente con quello economico o sportivo. Oggi ci sono molti cavalli anziani che non hanno più un valore agonistico, ma possiedono per il proprietario un valore affettivo enorme. La decisione dipende quindi dalle possibilità e dalla volontà della persona di affrontare la chirurgia, ma è importante sapere in anticipo che un’emergenza di questo tipo può presentarsi e comportare costi elevati.

Anche le cliniche sostengono spese molto alte per garantire strutture, personale e assistenza adeguati. Non esiste una mutua per i cavalli e quelli assicurati sono ancora relativamente pochi».

Esistono assicurazioni che coprono le spese veterinarie in caso di colica?

«Sì, esistono polizze che prevedono una copertura delle spese veterinarie in caso di intervento per colica e normalmente comprendono anche un valore vita del cavallo.

Nella maggior parte dei casi non coprono integralmente il costo dell’intervento, ma possono comunque rappresentare un aiuto importante. Condizioni, limiti e importi sono naturalmente stabiliti nel contratto.

La copertura comporta anche l’impegno a curare il cavallo quando esista una concreta possibilità di farlo. Se la situazione è irrimediabile si può essere costretti a prendere una decisione diversa; ma se il caso è trattabile, per accedere al rimborso è necessario affrontare le cure previste».

Se dovesse lasciare ai lettori tre regole fondamentali per ridurre il rischio di colica e affrontare correttamente un’emergenza, quali sceglierebbe?

«La prima è conoscere davvero il proprio cavallo: non soltanto conoscere i cavalli in generale, ma proprio quel singolo soggetto, perché esistono differenze individuali importanti.

La seconda è mantenere il fieno a disposizione il più possibile, idealmente nell’arco delle 24 ore.

La terza è assicurarsi che il cavallo abbia sempre abbondante acqua pulita e che beva regolarmente. Può sembrare banale, ma non lo è. In estate l’acqua delle tubazioni può diventare troppo calda e in inverno troppo fredda, inducendo alcuni cavalli a bere meno. A volte il flusso dei beverini viene ridotto perché il cavallo gioca con l’acqua, vi immerge il fieno o bagna il box: è una pratica assolutamente sbagliata.

Anche non lasciare il fieno a disposizione perché il cavallo lo spreca o rende più difficile rifare il box significa anteporre le esigenze organizzative alle sue necessità. Le soluzioni esistono: si può utilizzare, per esempio, una grande rete portafieno fissata alla parete e mantenerla sempre rifornita. Naturalmente entrano in gioco anche le caratteristiche e i costi della scuderia, aspetti sui quali il singolo proprietario non sempre ha pieno controll».

Il suo è un lavoro fatto di emergenze e decisioni dalle quali può dipendere la vita di un cavallo. Quanto è difficile sopportarne il peso e riuscire a scaricare lo stress?

«È un lavoro logorante, più dal punto di vista mentale che da quello fisico. Bisogna prendere continuamente decisioni dalle quali può dipendere la vita o la morte di un animale, cercando sempre di agire nell’interesse del cavallo.

A volte ci si trova davanti a problemi che, con un intervento, avrebbero ottime possibilità di essere risolti, ma il proprietario può decidere di non procedere e chiedere l’eutanasia. Dal punto di vista emotivo non è semplice.

C’è poi l’impossibilità di programmare davvero il proprio tempo. Se non si parte e non ci si allontana, qualsiasi cena con gli amici, impegno o momento libero rimane sotto la spada di Damocle di una telefonata: sta arrivando un cavallo che ha bisogno di assistenza e bisogna lasciare tutto.

Le soddisfazioni, naturalmente, possono ripagare questi sacrifici. Oggi però si tende talvolta a dare il successo per scontato: invece di essere felici perché il cavallo è stato salvato, ci si lamenta per una complicazione, per i costi o per il tempo agonistico perduto. Quando accade, il peso del lavoro si sente ancora di più».

Nella prossima vita farà l’ortopedico?

«No, nella prossima vita farò il gastroenterologo umano! Se svolgessi a quel livello la gastroenterologia umana, probabilmente girerei in elicottero, avrei una villa in Costa Smeralda e tutti i sabati e le domeniche liberi…

Scherzi a parte, questo lavoro si fa per passione. Qualche volta riescono anche a farcela passare, ma alla fine teniamo duro».

giovanni biglietti durante un convegno veerinario in Turchia

Giovanni Biglietti

Tags: alimentazione benessere del cavallo cavalli da leggere cavallo chirurgia veterinaria coliche emergenze veterinarie giovanni biglietti prevenzione recensione salute del cavallo veterinaria
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