Il fatto che Vittorio Orlandi sia uno dei grandissimi protagonisti della vita dello sport equestre italiano non rappresenta certo un mistero. Non c’è ambito, ambiente, ruolo e compito che non lo abbiano visto impegnato in prima persona: cavaliere ai massimi livelli internazionali (la medaglia di bronzo a squadre dell’Italia alle Olimpiadi di Monaco 1972 la si deve in grandissima parte a lui), organizzatore (il Pony Club Fiorello è una sua invenzione), dirigente tecnico (più volte selezionatore della squadra nazionale di salto ostacoli), dirigente politico (consigliere federale, presidente della Fise, presidente del comitato regionale Fise della Lombardia), e certamente qualche altra ‘configurazione’ che ora dimentichiamo.
Tra quelle che non vanno dimenticate, però, c’è anche il ruolo di proprietario di cavalli sportivi di alto livello. Si potrebbe pensare che tale funzione Vittorio Orlandi l’abbia esercitata soprattutto nella seconda parte della sua vita di uomo di sport e di cavalli, il che è certamente vero. Ma il primo segnale di quale peso avrebbe potuto avere la sua figura anche in tale prospettiva in realtà si è avuto molto presto, quando cioè la sua parabola di campione in azzurro era in piena ascesa.
Csio di Roma 1969, in calendario dal 26 aprile al 4 maggio. La squadra italiana di Coppa delle Nazioni è annunciata con una formazione che comprende Giulia Serventi su Gay Monarch, Graziano Mancinelli su Doneraile, Vittorio Orlandi su Fulmer Feather Duster e Raimondo d’Inzeo su Bellevue. Alternative a questi quattro binomi non ce ne sono proprio.
Accade però il classico imprevisto… quando si dice che se una cosa può andar male, ebbene, andrà male. Gay Monarch si infortuna proprio alla vigilia della gara, in modo tale da non poter essere assolutamente presentato in campo ostacoli. Come se non bastasse anche Doneraile dimostra un repentino calo di forma, al punto da indurre Graziano Mancinelli a non volerlo montare. La situazione è quindi difficile: cosa fare?
Una soluzione prospettata è quella di schierare una squadra di soli tre binomi con Graziano Mancinelli in sella al suo secondo cavallo, Water Surfer. Ma le controindicazioni sono evidenti: non potersi permettere di scartare il peggior risultato e avere Mancinelli in sella a un cavallo capace di fare tutto ma non certamente competitivo in una Coppa delle Nazioni di livello massimo come quella di Roma.
Il problema viene risolto per l’appunto da Vittorio Orlandi: il quale propone di far montare a Giulia Serventi e a Graziano Mancinelli gli altri suoi due cavalli con i quali partecipa al concorso. Sono due cavalli di grande qualità, già sperimentati ai massimi livelli internazionali sia dallo stesso Orlandi sia dai cavalieri precedenti: Killane (ex dell’irlandese Tommy Brennan) e Palabras Majores (proveniente dalle scuderie dell’argentino Hugo Arrambide). La proposta viene accettata. Certo: Giulia Serventi e Graziano Mancinelli devono improvvisare cavalli del tutto sconosciuti.
L’Italia quindi si presenta nel 1969 in Coppa delle Nazioni a Roma con tre cavalli di proprietà di Vittorio Orlandi – Fulmer Feather Duster, Killane e Palabras Majores – e uno dello Stato, Bellevue. Il risultato della gara non è certo di quelli memorabili: le squadre in campo sono solo quattro e l’Italia si classifica al 3° posto. Ma la vittoria è mancata solo a causa di un ennesimo problema del tutto imprevedibile ‘offerto’ da Bellevue al suo cavaliere, ultimi a entrare in campo dei quattro azzurri… Dopo un meraviglioso percorso netto nella prima manche, nella seconda (percorso identico, ovviamente) Bellevue dopo essere passato davanti al cancello di entrata e dirigendosi verso la doppia gabbia fa una cosa mai fatta in tutta la sua vita, mai: si ferma di colpo, si alza in piedi e oppone a Raimondo d’Inzeo una difesa prolungata e perentoria…
Se d’Inzeo e Bellevue nella seconda manche avessero ripetuto lo zero (come sembrava probabilissimo, fino al momento di quell’incidente, accaduto verso la fine del percorso) l’Italia avrebbe vinto la Coppa delle Nazioni. Graziano Mancinelli su Palabras Majores infatti aveva chiuso con 4/0, Vittorio Orlandi su Fulmer Feather Duster con 8/4.25, Giulia Serventi su Killane con 8/16: ma le 17 penalità di Bellevue rimettevano nel conto le 16 di Serventi/Killane e quindi addio vittoria…
Resta il fatto che quella Coppa delle Nazioni ha visto stabilirsi un record: mai nella storia della prestigiosa gara dello Csio di Roma un concorrente vi ha partecipato con… tre cavalli di sua proprietà!























