È davvero tanto tempo che il cavallo è al nostro fianco. Che è diventato un animale domestico e condivide con l’uomo lavoro, guerre, ricchezza e miserie. Eppure, la sua vera natura è ancora ben radicata nella sua natura, nel suo Dna. Il cavallo è nato come animale predato e nonostante la lunghissima storia della sua domesticazione, il suo istinto identifica ancora con chiarezza i nemici atavici.
Lo ha dimostrato un recente studio condotto dalla studiosa dell’evoluzione Zeynep Benderlioglu per la Ohio State University e pubblicato su PLOS One.
Il test
Alla base dello studio c’è un esperimento che è stato condotto presso le scuderie dell’ateneo statunitense. 18 cavalli sono stati portati uno per volta in un box a loro famigliare muniti di un misuratore del ritmo cardiaco dove, senza alcun audio, sono state proiettate delle immagini per 20 secondi. Le prime riguardavano alcuni grossi ruminanti che brucavano. Poi sono state mostrate ai cavalli le immagini di un branco di lupi in situazione di tranquillità e quindi durante un combattimento.

Se a riposo il ritmo cardiaco era mediamente di 51 battiti al minuto, i ruminanti l’hanno portato al massimo a 56. La vista dei lupi invece ha fatto salire il ritmo a oltre 60.
Se si considera che i cavalli non avevano mai incontrato nella loro esistenza tanto i ruminanti quanto i lupi, emerge ancora con maggiore forza l’ipotesi che l’innalzamento del ritmo cardiaco sia stato determinato proprio dalla vista di quello che atavicamente è stato da sempre un suo predatore.
Che i lupi stessero lottando o fossero tranquilli non ha fatto differenza quindi è stato valutato che l’innalzamento del ritmo non dipendesse neppure dai movimenti ma proprio dalla specie che i cavalli stavano guardando in video.
Un dato straordinario
Le rilevazioni che hanno portato alle valutazioni di questo studio si sono basate esclusivamente sulla registrazione del ritmo cardiaco. Di fatto i cavalli non hanno dato segni esteriori di paura o nervosismo. Sono rimasti apparentemente impassibili davanti alle immagini anche se il loro ritmo cardiaco diceva qualcosa di molto diverso. Un dato rilevante che ci insegna che non sempre un cavallo stressato ce lo fa capire…
A seconda di quello che sarebbe stato il ruolo di ciascuno dei 18 cavalli impiegati nello studio – maschio dominante, femmina alfa, gregario… – il grado di stress registrato alla vista dei lui è stato significativamente diverso. I maschi hanno mostrato reazioni più alte (fino a 77 battiti al minuto), laddove le femmine sono rimaste intorno ai 55. I cavalli più alti nel ruolo gerarchico del branco hanno mostrato reazioni più accese rispetto ai gregari che sono rimasti più tranquilli.
Lo studio di Zeynep Benderlioglu è davvero molto articolato e interessante, con le moltissime sfumature che contraddistinguono il carattere e la natura di un animale che ha una mente organizzata e complessa.
Per chi desidera approfondire… https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0349298

























