A Città della Pieve, poco prima del Corteo storico del Palio dei Terzieri, l’incontro con Giuliano Girotti e i cavalli di Tuscia Attacchi. Quattro pesanti italiani arrivati da Viterbo per portare nel cuore della festa due carri allegorici.
Li abbiamo trovati quasi per caso.
Fuori dalle mura di Città della Pieve, in una delle piccole piazze dove nel pomeriggio arriva ancora un po’ d’ombra, c’erano quattro grandi cavalli sauri, tranquilli, accuditi da persone con maglietta e cappellini blu tutti uguali, tutti in ordine.
A poche centinaia di metri da lì il paese stava cambiando faccia.
Bandiere alle finestre, figuranti che raggiungevano i propri Terzieri, costumi, tamburi che provavano le rullate, pubblico che cominciava ad assieparsi lungo le vie principali: mancava poco alla partenza del Corteo storico del Palio dei Terzieri.
Loro, invece, aspettavano.
Per noi era impossibile passare davanti a loro senza fermarsi per due chiacchiere con le persone, e una carezza ai cavalli.
Quattro Caitpr, Cavalli Agricoli Italiani da Tiro Pesante Rapido, arrivati da Viterbo con Tuscia Attacchi. Mary, Aurora, Piccola e Test: cavalli esperti, intorno ai dieci anni di età, abituati a lavorare in attacco e soprattutto abituati a stare in mezzo alla gente.
A raccontarcelo è stato Giuliano Girotti, mentre intorno a lui fervevano gli ultimi preparativi.
Poco dopo quelle quattro masse tranquille di muscoli, criniere e pazienza sarebbero state divise in due pariglie e avrebbero preso posto davanti ai carri allegorici del corteo.
E l’incontro casuale diventa interessante anche per chi di cavalli si occupa tutti i giorni.

Foto dalla pagina Facebook del Palio dei Terzieri di Città della Pieve
Cavalli pesanti, ma tutt’altro che soltanto “da lavoro”
Perché davanti a noi c’era una di quelle razze che rischiamo ancora troppo spesso di guardare attraverso un’immagine vecchia: il cavallo pesante associato esclusivamente al lavoro agricolo, alla fatica e alla trazione.
I cavalli di Girotti raccontano qualcosa di diverso.
«Sono cavalli che utilizziamo normalmente per fare giri, per divertirci», ci spiega. Il lavoro agricolo fa certamente parte delle possibilità della razza, ma non ne esaurisce affatto l’impiego.
Il Caitpr è un cavallo versatile e, soprattutto, Girotti insiste su una caratteristica che in quel momento possiamo verificare senza bisogno di molte spiegazioni: la tranquillità.
Attorno passano persone, aumentano i rumori, qualcuno si avvicina per guardarli. Poco dopo ci saranno folla, bandiere, costumi, musica e le strade strette di un centro storico da attraversare trainando un carro: loro aspettano, pazienti.
Una passione che comincia dall’allevamento
Dietro quei quattro cavalli non c’è soltanto l’appuntamento di Città della Pieve.
Girotti alleva personalmente Caitpr e i suoi soggetti hanno genealogia documentata e marchio di razza; molti sono passati anche dalle rassegne morfologiche di Verona.
In allevamento quest’anno c’è lo stallone Tornado, acquistato a trenta mesi proprio pensando al futuro e alla necessità di introdurre sangue nuovo nelle linee di famiglia, e questo è un dettaglio che cambia la prospettiva.
Perché i quattro cavalli che vediamo pronti a entrare in corteo non sono semplicemente animali “presi per tirare un carro”: dietro ci sono selezione, allevamento, addestramento e soprattutto una frequentazione quotidiana.
Ed è probabilmente proprio questa la parte meno visibile di giornate spettacolari come quella del Palio.
Dietro una pariglia ci sono anche gli uomini
Portare quattro cavalli da Viterbo a Città della Pieve non significa caricarli sul van, attaccarli al carro e partire: Girotti fa rapidamente i conti, ogni due cavalli servono almeno tre persone.
Prima vengono il viaggio, lo scarico, la sistemazione, l’acqua, il controllo dei cavalli e dei finimenti.
Poi l’attacco e quindi il lavoro vero, in mezzo a un corteo nel quale tutto ciò che per il pubblico è spettacolo — rumori, folla, movimenti, soste, bandiere — per chi conduce cavalli diventa qualcosa da prevedere e gestire.
Quando li incontriamo, tutto questo deve ancora cominciare.
Qualche ora dopo vedremo Mary, Aurora, Piccola e Test entrare nel cuore di Città della Pieve, due a due, davanti ai carri allegorici.
Uno di questi è “Speranza”, il carro del Terziere Castello: davanti la Speranza vestita di verde, salda alla propria ancora, l’angelo che le pone una corona sul capo e la fenice, simbolo della rinascita; sul lato opposto, la disperazione e l’oscurità.
Un’allegoria complessa, ispirata anche all’Iconologia di Cesare Ripa: ma davanti a tutta quella costruzione simbolica ci sono otto gambe che camminano allo stesso ritmo, alla stezza cadenza.
E forse è questo il particolare che ci piace di più: perché carri allegorici, cortei e rievocazioni possono raccontare il passato in mille modi.
Ma quando davanti al carro viene attaccata una pariglia di cavalli, qualcosa di quel passato non viene soltanto rappresentato: torna realmente a muoversi al loro passo.
E ripensando a quell’angolo ombroso davanti alla chiesa del Beato Giacomo, poco prima che cominciasse il Palio, viene quasi da credere che Mary, Aurora, Piccola e Test lo sapessero bene che avrebbero mosso non solo un carro, ma anche lo stesso Tempo.























