Al Real Sito di Carditello è nata Ionia, puledra di Persano

Lieto evento per l’allevamento nazionale: dopo più di un secolo nelle scuderie di Carditello è nata una puledra che discende dalla Razza Governativa di Persano

Caserta, 5 febbraio 2019 – Al Real Sito di Carditello è nata Ionia,  una puledra che discende dalla Razza Governativa di Persano: erano più di  100 anni che uno di questi cavalli non vedeva la luce qui, nei luoghi che li videro prosperare ai tempi in cui erano una delle preziosità ippologiche d’Italia.

Ionia è il primo prodotto nato grazie ad un progetto di collaborazione tra il principe Alduino di Ventimiglia di Monteforte, proprietario dell’ultimo consistente nucleo di cavalli con sangue Persano nelle vene, e il Real Sito di Carditello: quest’ultimo ha aperto le sue scuderie e i suoi pascoli agli eredi dei cavalli che furono selezionati proprio in casa Borbone, più di due secoli fa.

Approfittiamo dell’occasione per condividere con voi un breve racconto, che era stato ispirato da un’altra grigia di Persano che avevamo conosciuto qualche anno fa a Grosseto: non ce ne voglia Seonia, che domenica ha messo al mondo la piccola Ionia. Questa è comunque anche la sua storia.

Vi è mai capitato di stare appoggiati su uno steccato a   guardare un cavallo che pascola?

Si sta lì col mento appoggiato sulle braccia incrociate, il tempo passa senza fare rumore e noi intanto rimiriamo quella meraviglia di Dio che ogni tanto solleva la testa, ci guarda un poco e poi si rituffa col naso in mezzo all’erba come se fosse una questione di principio farne piazza pulita.

E lì nel prato   non c’è solo un cavallo ma una storia lunghissima, che si intreccia con la nostra e non la lascia mai.

Prendete la grigia  che abbiamo conosciuta a Grosseto nei pascoli del Centro Militare Veterinario: lei è una Persano, una delle ultime rappresentanti di quella che fu la splendida Razza Governativa nata tra Eboli ed Altavilla grazie a Carlo III di Borbone, attorno al 1760.

Come base della razza furono utlizzate cavalle indigene, per la maggior parte provenienti dal rinomato allevamento del principe Torella (in Basilicata) e tutte derivate da stalloni arabi, persiani e spagnoli.

Prospera fino al 1830, la Razza contava sempre  circa 180 fattrici e una decina di stalloni in funzione. Si disciplinavano le monte, venivano eliminati i soggetti meno pregevoli e si lasciavano i puledrini più belli sotto la madre per un periodo di tempo più lungo del solito lasciando vuota la fattrice l’anno successivo, di modo che usufruissero al massimo del latte materno.

Gli stalloni erano tenuti in scuderia, le fattrici coi puledri sempre al pascolo e d’estate per sfuggire la calura venivano portai sui monti di Aresta, Montenero e Lauropiano dove trovavano pascoli freschi e profumati.

Purtroppo un altro Borbone, Ferdinando II, introdusse in razza il Macklemburg dando il via al decadimento; nel 1868 il Ministero della Guerra del Regno d’Italia  prese per sé la tenuta con tutti i cavalli ma il terribile ministro Ricotti (detto Lesina) nel 1874 soppresse la Razza, i cavalli vennero dispersi e il nucleo più consistente – una cinquantina di fattrici tra le migliori – venne acquistato dal re Vittorio Emanuele II che le trasferì a San Rossore.

Nel 1900 il Ministero della Guerra ricostituì l’allevamento: serviva produrre un buon cavallo per la truppa e bisognava diffonderlo nelle razze private, quindi si misero a disposizione degli allevatori stalloni e fattrici ad ottime condizioni.

73 cavalle che per tipo ed omogeneità potevano formarne la nuova base vennero scelte dai vari Reggimenti, a loro (e qualche altra ritrovata in allevamenti privati) vennero dati gli stalloni Iubilee (PSI) e Giacomello (P.S.O.) da cui derivarono rispettivamente il gruppo Melton e Luati.

Il Persano doveva essere l’esempio da seguire, il modello ideale cui tendere per migliorare la produzione nazionale e dopo la Grande Guerra si fissò la tendenza “orientale” della razza –  erano tornati splendidi ma in pochi anni abbiamo disperso tutto.

O quasi: la cavalla grigia sta ancora pascolando, è di Mauro Crocini, un buttero che lavora da quando era ragazzo qui al Ce.MI.Vet.; gli chiediamo il perché di una scelta così poco maremmana, “Perché i Persano hanno testa e sangue” ci spiega.

Poi torniamo ad appoggiarci allo steccato e a guardare Paloma, che ha otto anni e secoli di storia passati insieme a noi ma sembra proprio non farci caso.

Qui la pagina web del Real Sito di Carditello