Western performance, escursioni sui Sibillini e una relazione costruita ogni giorno. L’allevatore e addestratore marchigiano racconta Nil Giasim, per gli amici Cosetto, e la passione per i Purosangue Arabi.
La parlata è quella di Fermo e dintorni, la carica è tipica delle persone che stanno parlando della propria passione: con Matteo Murani non si sbaglia, quello che abbiamo dall’altra parte del cellulare è qualcuno innamorato del proprio cavallo.
All’anagrafe si chiama Nil Giasim, ma per Matteo Murani è semplicemente Cosetto. Un soprannome nato quando era ancora un puledrino e rimasto anche adesso che, a sette anni, questo stallone Purosangue Arabo accompagna il suo cavaliere tra Western Performance ed escursioni in montagna.
Matteo lo descrive con un’espressione affettuosa: «Un cosetto tutto cuore».
Nel suo racconto tornano la disponibilità del cavallo, l’intelligenza e la fiducia maturata lavorando insieme. Qualità che lo hanno spinto a esplorare attività diverse, dedicando particolare attenzione alla precisione e alla serenità del lavoro.

Matteo, cominciamo dal soprannome: perché Cosetto?
«Quando l’ho portato a casa aveva un anno e mezzo ed era molto piccolo, sembrava un puledro di pochi mesi. È nato così il nome Cosetto, e gli è rimasto. Quando pubblico qualche sua fotografia lo scrivo spesso: è un cosetto tutto cuore».
Che cosa intende quando parla del suo cuore?
«Che ci mette del suo. Quando gli manca un po’ di forza, senti che prova comunque a impegnarsi per arrivare a fare quello che gli chiedi. È una delle cose che mi colpiscono di più di lui».
In quali attività siete impegnati insieme?
«Pratichiamo Western Performance, ma con lui faccio anche escursioni. A settembre eravamo sulla Cresta del Bove, sui Monti Sibillini, e a ottobre in gara. È un cavallo con il quale mi piace fare esperienze diverse».

Precisione e calma nelle western performance
Che cosa la appassiona di queste discipline?
«Mi piace lavorare sulla precisione, soprattutto alle andature lente. Con un Purosangue Arabo è un lavoro che trovo particolarmente interessante. Cosetto lavora rilassato, anche in campo insieme a un altro stallone».
È anche il contesto nel quale riuscite a sorprendere di più chi vi guarda?
«Sì, le performance sono quello che sorprende maggiormente. C’è ancora chi immagina l’Arabo come un cavallo pauroso, agitato, oppure pensa soltanto alla morfologia e alla sua bellezza esteriore. Vederlo affrontare queste prove e confrontarsi con cavalli selezionati per quelle discipline fa cambiare prospettiva».
Come si è avvicinato alla monta americana?
«Attraverso un cavallo che avevo prima di lui. Cercavo una strada adatta per lavorarlo e mi sono avvicinato a questo mondo. Da lì ho cominciato ad approfondire le western performance e a scoprire che cosa potessero fare i miei Arabi. Ne ho preparati diversi e ho trovato cavalli capaci di lavorare serenamente, da soli come in compagnia».

Una passione cominciata nel 2006
Quando è arrivato il primo Purosangue Arabo nella sua vita?
«Nel 2006. Ho comprato una cavalla usando i soldi che avevo messo da parte per la patente, con grande disperazione di mia madre perché era davvero pericolosa a causa delle esperienze che aveva subito. È cominciato tutto da lì».
E la passione è diventata un mestiere.
«Ho allevato e addestrato cavalli per lavoro, ma la base è sempre stata la passione. È quello che mi interessa e che mi ha fatto andare avanti in questi anni».
Che cosa l’ha conquistata dell’Arabo?
«La sua intelligenza. Capisce velocemente, nel bene e nel male: per questo bisogna fare attenzione a ciò che gli si insegna. Se lavori per farne un cavallo corretto, trovi un compagno straordinario».
Quindi la facilità di apprendimento richiede responsabilità anche a chi lo addestra.
«Certamente. Impara rapidamente anche quello che non vorresti insegnargli. La sua capacità di capire è una qualità bellissima, ma bisogna esserne consapevoli».

La fiducia costruita insieme
Nel suo racconto di Cosetto torna spesso l’affidabilità. Dove l’ha sperimentata?
«Nelle tante cose che abbiamo fatto insieme. Nel centro in cui lavoravamo prima Cosetto ha partecipato anche ad alcune attività con ragazzi con disabilità intellettive, mostrando una grande disponibilità. È un cavallo che conosco bene e nel quale ho molta fiducia».
C’è un’attività che preferisce fare con lui?
«Con Cosetto farei davvero di tutto, con lui andrei anche in guerra. È questo il bello del nostro rapporto: mi piace averlo accanto nelle esperienze più diverse».
Se un appassionato le chiedesse perché scegliere un Purosangue Arabo, che cosa risponderebbe?
«Per la sua empatia. Per me è il cavallo più empatico del mondo».
Se dovesse mandare una cartolina a Cosetto cosa gli scriverebbe?
«Mi manchi tanto».
Per Matteo, il racconto torna sempre alla relazione: alla capacità di imparare, alla disponibilità e al piacere di stare insieme, le e gare e le escursioni sono modi diversi di coltivarla.
E quel soprannome nato davanti a un puledro piccolo piccolo continua a raccontare il posto che Nil Giasim occupa nella vita di Matteo: Cosetto, che è tutto cuore.
Questo articolo, come questo e questo sul Purosangue Arabo è stato pubblicato in collaborazione con Anica
























