La foto è una di quelle che ti struggono il cuore: un incidente, un cavallo che soffre, un uomo che lo conforta, la compassione di chi è attorno e l’empatia che ti raggiunge ancora guardandola, dopo tanti anni, quell afoto.
Ritrae un cavallo della Polizia di Boston, Fritz, in un momento di grande difficoltà che gli era capitato nel 1989 insieme al suo compagno abituale di pattuglia da tre anni, l’agente Frank Pomodoro.
Però quella foto è coperta da copyright, e noi non possiamo condividerla: la trovate qui, è davvero un pugno nello stomaco e vale la pena guardarla con attenzione perché racconta tutto.
Abbiamo usato una ricostruzione fatta con l’Intelligenza Artificiale per la copertina di questo articolo: mal’originale è ancora più sconvolgente e coinvolgente allo stesso tempo, perché la realtà supera sempre l’artificio.
Ma cosa era successo a Fritz?
Il 3 ottobre del 1989 era caduto nella buca di un cantiere stradale sul marciapiede, coperta da una lastra d’acciaio che però cedette al suo passaggio poco lontano dalle scuderie.
Pomodoro era all’interno della stazione di polizia, qualcuno entrò di corsa e gli disse che il suo cavallo aveva avuto un incidente.
Frank lo raggiunse in un attimo, lo vide e temette subito il peggio: il cavallo era sprofondato con tutta la parte posteriore del corpo, una situazione spaventosa.
A distanza di anni i ricordi dell’agente Pomodoro (noi ci rifacciamo a una interviste del 2014) erano ancora molto vivi: “Ricordo che era Halloween perché ho dovuto chiamare mia moglie e dirle che non sarei tornato a casa in tempo per distribuire le caramelle”.
Una cosa in particolare è rimasta impressa nella sua mente per sempre: “La compassione e l’empatia delle persone quel giorno è una delle cose che non dimenticherò mai. È stata davvero incredibile. Perfetti sconosciuti e persino un uomo che avevo arrestato sono corsi ad aiutare Fritz”.
In quei momenti concitati e pieni di paura, l’atteggiamento di chi si trovava a passare di lì è stato quello che ha aiutato Fritz ad uscire da quella buca, e Franck a conservarlo come un ricordo positivo.
“Pomodoro racconta che l’aiuto fornito da perfetti sconosciuti è stato particolarmente evidente “Quando sono arrivati i vigili del fuoco e hanno imbragato Fritz perché c’era il timore che il cavallo potesse scivolare o sprofondare ulteriormente nella buca, la corda si estendeva per tutta la strada e ricordo che c’erano dalle 15 alle 20 persone che la tenevano per assicurarsi che Fritz rimanesse fermo. La compassione di perfetti sconosciuti è stata incredibile”.
Ma per tirare fuori da lì un cavallo di quasi 700 chili ci voleva qualcosa di più forte ancora: “Avevamo bisogno di una gru e per fortuna, la Shaugnessy & Ahearn, un’azienda locale specializzata in lavori di sollevamento, aveva un lavoro in corso con una delle sue gru proprio dietro l’angolo. Siamo andati in fondo alla strada, abbiamo spiegato la situazione e la gru è arrivata e ha tirato fuori Fritz. Mia madre era così grata che ha mandato un cesto di frutta al signor Shaugnessy, il proprietario dell’azienda, ringraziandolo per quello che avevano fatto per Fritz”.
E con l’aiuto di tutti Fritz, che da perfetto cavallo poliziotto non si era scomposto in quella difficile situazione, dopo tre settimane ha potuto riprendere il suo lavoro: non si era rotto nulla, solo un taglio superficiale che non ha lasciato conseguenza alcuna.
In questo caso, l’incidente che sembrava spaventoso ha avuto un lieto fine: magari fosse sempre così, sappiamo bene che a volte le cose vanno male.
Ma quando succede qualcosa di spaventoso, l’unica cosa a cui possiamo aggrapparci e che può toccarci il cuore e aiutarci ad andare avanti è la compassione, l’empatia di chi ci è vicino.
Se anche sembra che il mondo ti sia caduto addosso, quando le persone vicine a te si fermano, partecipano al tuo dolore, fanno qualcosa di materiale per darti conforto e mostrano di essere con te nella preocucpazione e nella tristezza, puoi superarlo.
Perché non ti senti solo, se gli altri sospendono le loro cose di sempre per starti vicino e darti conforto, in qualsiasi modo: tenendo una corda, portando una gru, rimanendo silenziosi e attenti e partecipi di fianco a te.
Perché non sono le parole che fanno la differenza, non sono gli aggettivi, né le etichette e nemmeno le dediche sui social.
Sono i fatti, i gesti, il tempo vero che viene dedicato al tuo dolore a darti conforto: anche quando sei uno scafatissimo agente di Polizia di Boston.
Figuriamoci quando sei una persona qualsiasi, non addestrata alle difficoltà. Magari un bambino.

























