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Home | Sport | Equitazione paralimpica | Paradressage: l’agonismo per gli atleti con disabilità

Paradressage: l’agonismo per gli atleti con disabilità

Alessandro Benedetti, tecnico federale e selezionatore, ci spiega come questa disciplina si fondi su un sistema rigoroso che garantisce equità sportiva e reale competizione

29 Dicembre 2025
di Serena Scatolini Modigliani
Paradressage: l’agonismo per gli atleti con disabilità

Il Paradressage è a tutti gli effetti, l’agonismo equestre del dressage riservato agli atleti con disabilità: con regole precise, criteri di giudizio identici alla disciplina olimpica e un percorso strutturato che conduce, se il binomio è talentoso, fino ai Campionati Europei, Mondiali e ai Giochi Paralimpici. 

Alessandro Benedetti, tecnico federale e selezionatore, Responsabile dell’attività sportiva e tecnica del Paradressage (con ruolo di coordinamento del percorso agonistico, delle selezioni e della preparazione nazionale), da anni figura di riferimento, ci spiega come questa disciplina si fondi su un sistema estremamente rigoroso, costruito per garantire equità sportiva e reale competizione.

Il cuore del Paradressage è il sistema di classificazione funzionale, effettuato tramite visite ufficiali che stabiliscono il grado di appartenenza dell’atleta. È da qui che prende forma l’intero percorso agonistico: una volta assegnato il grado, l’atleta avrà chiari quali riprese potrà affrontare, quali difficoltà tecniche incontrerà e quale sarà la sua progressione nel tempo. 

I gradi sono cinque, partendo dal Grado I al Grado V, e non rappresentano un livello di bravura, ma il livello funzionale legato alla disabilità. 

Nel Grado I, rientrano gli atleti con la maggiore compromissione motoria, le riprese si svolgono esclusivamente al passo; è il grado in cui rientra Sara Morganti, atleta simbolo del movimento italiano e neo nominata Referente delle attività di promozione e sviluppo del Paradressage per l’anno 2026. 

Nei Gradi II e III vengono introdotti passo e trotto, con esercizi che nel Grado III presentano una maggiore complessità tecnica e precisione richiesta. Nei Gradi IV e V si l’esecuzione prevede passo, trotto e galoppo; il Grado V rappresenta il livello con minore impatto funzionale e, di conseguenza, la ripresa differisce di poco da quella degli atleti normo dotati.

Un aspetto spesso poco conosciuto, e che Benedetti sottolinea, è che ogni grado è a sua volta articolato in livelli di difficoltà. 

All’interno di ciascun grado esistono infatti le categorie Novice, Intermediate e Grand Prix, che rappresentano una progressione tecnica e agonistica. 

Le Novice sono le riprese di accesso, pensate per gli atleti che iniziano il percorso competitivo; seguono le Intermediate, che richiedono maggiore precisione, equilibrio e qualità delle andature; infine il Grand Prix, che costituisce la massima espressione tecnica del Paradressage.

Accanto a queste prove esiste anche il Freestyle, presente in tutti e cinque i gradi: una ripresa libera su musica che lascia all’atleta la possibilità di scegliere la sequenza delle figure (richieste all’interno del proprio grado di appartenenza) su cui riceverà una valutazione sia tecnica che artistica.

ivello su cui si gareggia nelle grandi competizioni internazionali. 

Ogni categoria è ulteriormente suddivisa in test A e B, con variazioni nella costruzione della ripresa e nel grado di difficoltà delle figure. 

Anche le dimensioni del rettangolo riflettono questa progressione. Nei Gradi I, II e III le riprese si svolgono nel rettangolo da 20×40 metri, mentre nei Gradi IV e V si utilizza il campo regolamentare da 20×60 metri, lo stesso del dressage olimpico. 

Nei gradi più bassi è prevista una particolarità fondamentale per la sicurezza e la qualità sportiva: nel campo prova l’istruttore può montare il cavallo (fino a un massimo di trenta minuti) sotto il controllo di uno steward che scandisce il tempo, per preparare il cavallo al lavoro e garantire condizioni ottimali all’atleta. Questo avviene perché, anche quando l’atleta gareggia solo al passo, il cavallo deve essere lavorato comunque al passo, trotto e galoppo per migliorare la qualità dell’andatura e garantire la sicurezza del binomio. 

Nei Gradi IV e V, invece, il cavallo è montato esclusivamente dall’atleta anche nel campo prova, a conferma del livello di autonomia richiesto.

Un altro elemento centrale del sistema è quello degli aiuti compensatori, regolamentati con grande precisione. Ogni atleta dispone di una master list personale, dove sono indicati gli aiuti autorizzati. Esistono aiuti standard, come determinate tipologie di staffe, guanti, modalità di saluto o speroni adattati, e aiuti non standard, che devono essere richiesti e approvati singolarmente dalla FEI attraverso il classificatore.

Nulla è lasciato al caso: ogni ausilio è pensato per compensare una limitazione funzionale, non per offrire un vantaggio sportivo.

La presenza dell’istruttore durante la gara è anch’essa regolata. Nei Gradi I, II e III l’istruttore può accompagnare l’atleta nel giro di presentazione attorno al rettangolo di gara, poi si posiziona all’esterno; nei Gradi IV e V l’atleta è completamente indipendente. 

Per gli atleti ipovedenti o non vedenti è prevista la figura dei “caller”, che chiamano le lettere del rettangolo: anche in questo caso il numero e le modalità sono rigidamente normate e soggette a frequenti aggiornamenti regolamentari.

Quando Benedetti parla di Paradressage, insiste sul fatto che il giudizio in gara è identico a quello del dressage tradizionale. 

I giudici non valutano la disabilità del cavaliere, ma l’esecuzione della ripresa, la precisione nell’esecuzione degli esercizi, la qualità delle andature e l’armonia del binomio. 

Un atleta può muoversi molto in sella e vincere comunque, se la ripresa è corretta; al contrario, un’esecuzione imprecisa viene penalizzata senza sconti. Questo rende il Paradressage uno sport estremamente esigente, dove la preparazione tecnica è imprescindibile.

In questo contesto, il ruolo dell’istruttore e del preparatore del cavallo diventa cruciale. Il cavallo da Paradressage è un cavallo di dressage a tutti gli effetti, con richieste altissime in termini di qualità delle andature, indole, affidabilità e capacità di adattarsi all’atleta. Benedetti spiega come, anche per atleti che gareggiano esclusivamente al passo, la difficoltà tecnica sia enorme: un passo sbagliato, una falcata irregolare, e la ripresa è compromessa. Per questo la ricerca del cavallo giusto, soprattutto ai livelli più alti, è complessa e spesso lunga.

Il percorso agonistico, infine, è strutturato ma accompagnato. Dopo la prima classificazione nazionale e l’ingresso nelle gare nazionali, gli atleti vengono seguiti attraverso stage, appuntamenti tecnici e programmi federali. L’obiettivo può essere il Campionato Italiano, la Coppa delle Regioni (rilanciata negli ultimi anni proprio per ampliare la base) e, per chi dimostra qualità e continuità, la classificazione internazionale, che rappresenta il secondo grande step. Da lì si apre il mondo delle competizioni FEI internazionali, articolate in eventi a una, due o tre stelle, sempre nel proprio grado e con la stessa progressione di categorie.

Tags: equità sportiva federazione italiana sport equestri paradressage
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