L’equitazione internazionale guarda già ad Aachen 2026, dove dall’11 al 23 agosto si svolgeranno i FEI World Championships: l’evento che ogni quattro anni riunisce in un’unica sede le principali discipline equestri e assegna i titoli iridati più ambiti.
Le sei discipline: dressage, salto ostacoli, concorso completo, volteggio, driving e para-dressage, vedranno confrontarsi le migliori squadre nazionali del mondo in quello che è considerato uno degli appuntamenti più prestigiosi dell’intero panorama sportivo equestre; offrendo agli atleti, umani e cavalli, un palcoscenico globale in alternanza agli anni olimpici, rappresentando quindi una tappa globale fondamentale per misurare il livello delle squadre nazionali.
Non in tutti i Paesi lo sport equestre riceve un supporto federale consistente (con fondi pubblici per allenamenti, coaching e trasferte), nei paesi più “anglosassoni”, infatti, il finanziamento privato è quasi indispensabile.
In America, Canada, Australia, Gran Bretagna, per citarne alcuni, dove lo sport equestre non beneficia di finanziamenti pubblici diretti, le donazioni private permettono ai binomi di competere ad armi pari con nazioni che godono di un forte sostegno istituzionale.
A questo scopo la United States Equestrian Team Foundation rappresenta da decenni un pilastro dello sport equestre americano. La sua missione è sostenere atleti e cavalli degli Stati Uniti nelle competizioni internazionali di massimo livello, fornendo risorse economiche essenziali per allenamenti, trasferte, coaching, programmi di sviluppo e preparazione a lungo termine.
In questo percorso di avvicinamento a uno degli eventi simbolo della storia FEI, la Fondazione ha organizzato il 16 gennaio scorso, un Gala dedicato proprio alla preparazione verso Aachen, raccogliendo 1,2 milioni di dollari.
Il Gala, noto come “Aachen” Benefit, si è svolto a Wellington in Florida, riunendo atleti, sostenitori, professionisti del settore e appassionati.
Come ha sottolineato la presidente e CEO della USET Foundation, Kristi Mitchem, sostenere l’eccellenza ai massimi livelli richiede risorse importanti, soprattutto in un sistema che si fonda quasi esclusivamente sul supporto dei privati.
Al confronto la situazione italiana può definirsi come un modello ibrido: il sostegno principale alle squadre nazionali arriva dallo Stato tramite il CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano), che, con particolare attenzione alle discipline olimpiche, assegna i fondi alle diverse federazioni sportive. C’è poi Sport e Salute, una società pubblica che dal 2021 ha sostituito CONI Servizi, gestendo in modo centralizzato una parte dei finanziamenti pubblici per lo sport in Italia, soprattutto per progetti di promozione, impianti, attività giovanili e programmi non olimpici.
Lo Stato dunque fornisce una base di supporto, ma club, sponsor e iniziative private integrano risorse per allenamenti e trasferte.
Rispetto agli USA, dove il finanziamento privato è quasi indispensabile, l’Italia riceve un sostegno pubblico più forte, ma non raggiunge i livelli di copertura totale di Germania, Francia e Paesi Bassi, dove federazioni e club si fanno carico di quasi tutti i costi.
























