Muoversi lentamente attraverso territori ad alto valore ambientale, dove la natura è regina e la presenza dell’uomo si è espressa attraverso agricoltura e allevamento da secoli, lasciando testimonianze storiche, culturali, artigianali e artistiche tutte da scoprire.
Questo è il turismo del futuro.
Quello che può drenare l’esubero di presenze da città ormai sul punto di soffocare per overtourism e aiutare a spalmare su località al momento quasi ignorate un carico umano di persone che hanno tempo (e denari) da spendere per divertirsi, intrattenersi e magari anche scoprire qualcosa di nuovo.
Il cavallo, è evidente a tutti, si inserisce perfettamente in questo quadro progettuale.
Chi meglio di lui per accompagnarci al ritmo di un passo umano, che porta lontano dal mondo virtuale e vicino a tutto quello che non ha bisogno di una presa USB per esistere?
E non è soltanto una visione romantica e di parte, la nostra: Nomisma nel 2024 ha effettuato la ricerca “Il Mondo del Cavallo”, commissionata da Fieracavalli Verona.
I numeri di quella ricerca parlano chiaro: il 9% degli italiani aveva fatto almeno una passeggiata a cavallo nei precedenti 12 mesi, il 70% degli intervistati dichiarava che avrebbe voluto fare una escursione o una vacanza in sella nei successivi 2/3 anni.

Il bacino di ‘equituristi’ nazionali era stato quantificato in 21.000 praticanti, a loro disposizione 30 equivie certificate Engea e 7.000 km di ippovie segnalate – senza contare la marea di itinerari comunque praticabili in sella e le vie verdi condivisibili con altri viaggiatori lenti, a piedi o in bicicletta.
Detto in soldoni, ci sarebbe la possibilità di mettere in sella un sacco di gente in tante località italiane che aspettano a braccia aperte un aumento del flusso turistico sostenibile, lento e green.
Potenziali presenze che però incontrano grosse difficoltà a trovare il ‘prodotto’ giusto: non è semplice districarsi tra le offerte disponibili, siamo sinceri.
Che sono tante ma frammentate, diversissime tra loro per tipologia: negli ultimi tempi imperversano sui social pacchetti di passeggiate ‘tutto compreso’ di ogni genere ma del tutto prive di ogni accenno a qualifiche del personale addetto, o di riferimenti adeguati alle capacità minime indispensabili ad affrontare l’esperienza da parte del cliente.
E badate bene, lanciate non soltanto da paginette Facebook fatte in casa, ma anche da realtà molto ben strutturate dal punto di vista della comunicazione: eppure del tutto scollegate dalle buone pratiche equestri.
Sicurezza, professionalità, preparazione adeguata di operatori con solide radici nel mondo dell’equitazione e dei cavalli, consapevoli di quanto occorre al loro benessere: qualunque altro tipo di interfaccia operativa sul territorio non fa altro che allontanare molte persone da ogni ulteriore esperienza equestre.
E per ognuna di queste brutte esperienze una persona che aveva sincero interesse per il mondo equestre è stata respinta, sputata altrove per sempre dalla scriteriata faciloneria di qualche affitta-cavalli.
Sta proprio qui la differenza tra ‘passeggiata a cavallo’ e turismo equestre: competenza, consapevolezza e preparazione sono la base fondamentale da cui questo viaggio deve partire.
E che solo così potrà accompagnare sempre più persone a scoprire luoghi meravigliosi, paesaggi che ti tolgono il fiato da quanto sono belli e ricchi di storia e di storie da portarsi via, nella memoria per sempre.
Solo il cavallo è capace di farci viaggiare in questo modo così profondo: in sella siamo più liberi di guardare il mondo attorno a noi, i nostri occhi possono riempirsi di bellezza mentre i suoi pensano a dove mettere i piedi.
Solo un cavallo, un asino o un mulo è a casa sua su un sentiero di montagna come in un paese rinascimentale, in una baita alpina come nelle scuderie di qualche nobilissimo palazzo: per questo può portarci ancora dappertutto, ed essere il compagno giusto per darci il tempo di vivere davvero un territorio.
Senza contare che il nostro paese, così ricco di biodiversità, ha quasi tanti cavalli per quanti sono i paesaggi che lo caratterizzano: e chi è più adatto di un Bardigiano per addentrarsi nell’Appennino tra Emilia, Toscana e Liguria, chi meglio di un Murgese in Puglia o un Haflinger sulle Alpi per portarci nella sua terra?
E non finiamo l’elenco delle nostre razze equine autoctone solamente perché non vorremmo diventare banali.
Ma ogni regione italiana ha i suoi mediatori turistici ideali nei cavalli selezionati nei secoli da un ambiente naturale ed umano speciale, e diverso dagli altri.
I cavalli sono il prodotto di un allevamento specifico, legato alla propria terra da mille particolarità.

Esattamente quelle che poi caratterizzano anche l’agricoltura e i suoi prodotti: e cosa c’è di più ovvio e naturale dello smontare di sella, sistemare per bene il cavallo e poi mettere le gambe sotto una tavola imbandita con i prodotti enogastronomici della stessa terra su cui siamo appena passati?
Da lì a fermarsi un po’ e riposarsi è un attimo, e allora lasci il cavallo in scuderia e vai a vedere il castello sulla collina vicina, quella cattedrale che domina il paese e allora oltre al centro ippico lavorano l’azienda agrituristica, il ristorante tipico, il museo e il suo book-office.
E non lo compri qualcosa che ti faccia souvenir, che ti ricordi anche a casa le cose belle che hai visto?
Allora cerchi un negozio che vende prodotti artigianali, quelli che li trovi solo lì fatti così e un pensierino, piccolo magari ma che abbia il sapore di quel posto per condividere la gioia di esserci stato.
Tutto grazie ai cavalli, al loro passo lento e sicuro e logico: perché a volte ci dimentichiamo che i motori ci portano a spasso solo da poco più di 100 anni, e prima c’erano solo loro a regalarci la possibilità di viaggiare.
Oggi i cavalli sono una chiave di accesso che funziona bene anche per territori fragili: valorizzano aree interne rurali creando una economia non invasiva, legano in modo doppiamente naturale sport, cultura, paesaggio ed economia.
Il tutto senza necessità di infrastrutture invadenti, riportando alla loro funzione sentieri e tratturi: il turismo equestre può essere una filiera che unisce centri ippici, allevamenti, guide equestri e attività ricettive.
Ma occorre fare sistema, altrimenti non ci sarà vera risposta alla domanda turistica di settore.
Davvero dobbiamo ricordare quello che ci insegnano i cavalli ogni giorno: l’importanza del branco, dello stare insieme.
E che per andare lontano è più utile l’equilibrio della fretta, e che ogni passo richiede attenzione, competenza e rispetto: perché il turismo equestre non è una passeggiata, ma un viaggio.

Tutte le foto dell’articolo sono di Maria Cristina Magri
























