Non sempre sono solo medici e infermieri a garantire la cura ai propri pazienti. Talvolta, se il legame è molto forte, anche la vicinanza con un animale può essere terapeutica.
Un assaggio si è avuto ieri mattina nel parcheggio della Fondazione Maugeri, dove è avvenuto lo struggente incontro tra una donna di 44 anni, ricoverata da un mese nella struttura, e la sua cavalla.
Felice e agitata come un neonato alla vista della mamma, la purosangue Uranie de Pouchet, dal momento in cui si è aperta la porta del box ed è comparsa Barbara Noto, non stava ferma un attimo. Forse avrebbe voluto scendere e correre, ma sull’asfalto non era possibile e la donna, ancora per alcuni mesi, non potrà cavalcare.
Ma se l’è coccolata un po’ e tanto è bastato per far rinascere l’animale, di 16 anni, e per far tornare nella struttura una paziente con un unico obiettivo: tornare a casa al più presto e proseguire la fisioterapia fuori dalla clinica.
«Da un mese sono ricoverata – racconta Barbara, piccola imprenditrice che vive a Lungavilla – ed è stato un mese lunghissimo. Durante una seduta di allenamento non ho dato retta al mio allenatore, che mi aveva detto di interrompere i salti perché Uranie si era innervosita».
«Ho perso l’equilibrio e sono caduta prima su una staccionata e poi sul terriccio, facendomi male a una gamba». Era l’11 dicembre quando Barbara è stata trasportata al San Matteo di Pavia e operata all’anca.
Dal policlinico è stata poi trasferita alla Maugeri per la riabilitazione, mentre Uranie è rimasta al maneggio, la Scuderia del Sole nella frazione Tornello di Campospinoso Albaredo.
«Durante tutta la degenza ho sempre chiesto come stesse Uranie – aggiunge Barbara –. Dal maneggio mi hanno mandato diversi video, ma non ho più potuto andare in scuderia come facevo prima, due o tre volte alla settimana».
E Uranie ha avvertito la sua mancanza. «Durante tutto questo mese la cavalla ha sempre fatto il suo lavoro – sottolinea Alberto Piacentini, istruttore con trent’anni di esperienza – ma era come spenta e disorientata».
«Le mancava il suo punto di riferimento. Mangiava poco e anche le carote, di cui è ghiottissima, avevano un sapore diverso perché non c’era Barbara a dargliele».
Dal canto suo, la 44enne aveva un pensiero fisso alla scuderia. «Ho iniziato a cavalcare perché soffrivo di ansia e attacchi di panico – ammette –. Da due anni, grazie a Uranie, quando cavalcavo avevo la testa sgombra».
«In questo mese di ricovero, invece, non mi sono tornati gli attacchi di panico, ma un po’ di ansia sì. Ho avuto moltissimi pensieri».
Così è nata l’idea di far incontrare la piccola imprenditrice con la sua “amica speciale”. Il box è arrivato nel parcheggio della Fondazione Maugeri e Barbara, con le stampelle, è scesa dal reparto per Uranie.
«Dammi un bacio», ha ripetuto alla cavalla felice, tornata finalmente a mangiare le sue carote.
«Ho visto Uranie rinata – conclude Piacentini –. Negli occhi della cavalla c’era una luce diversa, una felicità palpabile. È stata una buona idea».
Alla chiusura del box, Barbara è tornata in reparto con un proposito chiaro:
«Da oggi chiederò ai medici di dimettermi. Ho fatto dei progressi e devo tornare da Uranie».
Dal maneggio alla Maugeri: «Una buona idea»
«Ho visto Uranie rinata quando ha incontrato Barbara. Negli occhi della cavalla c’era una luce diversa», spiega Alberto Piacentini, 50 anni, istruttore con un’esperienza trentennale.
«Durante tutto questo mese la cavalla era come spenta e disorientata. Mangiava poco, anche le carote di cui è ghiottissima».

























