Se non ci fossero in mezzo moltissime famiglie, i cavalli, la passione e una montagna di soldi veri, si potrebbe sorridere e affidare il caso alla nomenclatura dei fratelli Vanzina, primi osservatori senza eguali della commedia all’italiota.
Purtroppo però… quello che a oggi può essere definito ‘il caso Capannelle’ fa tutt’altro che sorridere. E pur nel suo rapido divenire (a oggi la situazione è complessa e in continua evoluzione) presenta già i contorni di una storia fatta apposta per far salire la pressione dei cittadini comuni.
Proviamo a riassumere per linee generali.
La cronistoria
Tutto origina dal fatto che Hippogroup Roma, società storica che ha in gestione Capannelle, lo storico ippodromo di galoppo della Capitale con annesse pertinenze, impianti e società, dopo anni molto complessi ‘restituisce’ l’ippodromo al Comune di Roma che ne detiene la proprietà.
L’11 dicembre, sul portale ‘Tuttogare’ del Comune di Roma, appare l’avviso dell’inizio della procedura negoziata per l’affidamento del servizio di custodia, gestione e conduzione dell’ippodromo di Capannelle. Il bando ha un valore complessivo di 5 milioni di euro, con costi per la mano d’opera fissati in 2 milioni.
Al bando si presentano in due: la Marsicana srl e la Caroli Global Service. Ma non si tratta della prima volta che Capannelle è oggetto di un bando per l’affidamento. Ce ne sono stati alcuni andati deserti (per esempio quello per il 2025) e altri scaduti, in attesa della gara europea per la nuova gestione a lungo termine. Alla fine, il bando 2026 va alla Marsicana, che presenta un’offerta migliorativa rispetto al concorrente, con un canone annuo di 41.000 euro più Iva
Nel frattempo, e siamo nei giorni precedenti all’uscita in Gazzetta Ufficiale della Legge di Bilancio, si attende certezza sullo stanziamento di un milione di euro per Capannelle chiesto da un ordine del giorno presentato da Fratelli d’Italia in seno all’esame della manovra di bilancio per il 2026. Con l’approvazione definitiva che arriva il 30 dicembre pare tutto risolto: lo stanziamento c’è, anche se poi deve diventare effettivo entro i 90 giorni successivi.
Il 5 gennaio 2026 Hippogroup Roma riconsegna al Comune ‘le chiavi’ e cessa la propria attività.
A casa i 29 dipendenti che protestano. Al Comune una morosità che, da fonti dell’Assessorato allo Sport, si aggira intorno ai 20 milioni di euro. Un’eredità sicuramente pesantissima, che si compone anche dei 150.000 euro annui in bollette degli occupanti abusivi e dei 100.000 euro annui di Imu (richiesta dal Comune al gestore su Capannelle, nonostante l’impianto sia di proprietà comunale…).
Così il 9 gennaio, la Marsicana ha il bando ‘alla firma’ e un milione di euro supplementare all’orizzonte per ‘riaprire’ la stagione ponte 2026 di Capannelle e anche nel caso quella 2027 in attesa dell’assegnazione della gara europea, ma… La firma non arriva. Nei 30 giorni previsti per la stipula formale di un contratto che sembrava già fatto, tutto frana. L’8 febbraio sarebbe stato l’ultimo giorno utile per formalizzare il contratto ma di fatto tutto rimane sospeso.
Un futuro molto incerto
«Con il prossimo bando europeo vogliamo rilanciare Capannelle, il più antico ippodromo d’Italia», aveva spiegato Alessandro Onorato, assessore allo sport. «L’obiettivo è sfruttarne appieno le potenzialità e proiettarlo nel futuro, rendendolo finalmente sostenibile dal punto di vista economico».
Al momento in cui scriviamo, ciò non è stato.
Secondo voci informate dal Campidoglio, a causa della mancata firma nei termini dei 30 giorni previsti, alla Marsicana sarebbe stata notificata la decadenza dalla concessionema da quel momento la società avrebbe dieci giorni per fare opposizione e rientrare eventualmente in gioco. E comunque non sembrerebbe certo interessata a questa opzione, anche perché uno degli ostacoli per la firma della società che già gestisce l’ippodromo di Tagliacozzo è costituito dalla agibilità di Capannelle che va obbligatoriamente rinnovata con l’affidamento della struttura a un diverso gestore.
La vicenda si è fatta davvero intricata. Ogni suo passaggio ha motivazioni precise non tutte però adeguatamente spiegate o illustrate dai diretti protagonisti. E le domande che sorgono sono ovviamente molte. Forse tutte premature visto che, come si diceva all’inizio, siamo di fronte a una storia in costante evoluzione, per la quale Roma rischia di restare a lungo senza il suo ippodromo, sicuramente come fantastico scenario delle corse, forse anche come semplice centro di allenamento.






















